
I colloqui Iran-Usa riportano la calma sui mercati valutari e dell’oro in Medio Oriente
A Teheran il dollaro scende a 158 mila toman, l’oro a 18 carati sotto i 16 milioni, mentre al Cairo la sterlina egiziana si rafforza e il metallo giallo arretra.
Nella giornata di lunedì 31 Khordad (22 giugno 2026), il mercato iraniano ha registrato un arretramento simultaneo di valute e metalli preziosi: il dollaro statunitense è sceso a 158.200 toman, con un calo di circa 3.000 toman rispetto alla chiusura precedente, mentre il prezzo del grammo d’oro a 18 carati ha abbandonato la soglia dei 16 milioni di toman, attestandosi attorno a 15,99 milioni. La moneta d’oro Emami è arretrata a 162,5 milioni di toman, secondo i dati diffusi dagli operatori. La causa immediata è l’avvio a Ginevra del primo round di colloqui diretti tra delegazioni iraniane e statunitensi, con la mediazione di Pakistan e Qatar, incentrato sulla definizione di un meccanismo di garanzia per l’attuazione dell’intesa raggiunta a Islamabad.
Il meccanismo di trasmissione è duplice. Da un lato, la prospettiva di una de-escalation delle tensioni regionali – favorita anche dal cessate il fuoco in Libano, considerato uno dei capitoli dell’accordo – riduce la domanda precauzionale di valuta forte e di beni rifugio. Dall’altro, l’aumento dell’offerta da parte di detentori che cercano di alleggerire le posizioni in attesa di novità, ha ulteriormente spinto al ribasso i prezzi. A Teheran, gli operatori descrivono un mercato dominato dalla cautela, con volumi di scambio contenuti e un atteggiamento difensivo che privilegia la liquidità. In parallelo, il quadro internazionale contribuisce a contenere le quotazioni dell’oro: il dollaro statunitense resta forte grazie alle prospettive di politica monetaria restrittiva della Federal Reserve, che secondo le proiezioni di giugno vede ancora possibile un rialzo dei tassi entro fine anno, riducendo l’attrattiva del metallo non fruttifero.
L’impatto si estende oltre l’Iran. Al Cairo, secondo gli analisti locali, il dollaro è sceso sotto le 50 sterline egiziane e il prezzo dell’oro a 21 carati ha rotto al ribasso la barriera delle 6.000 sterline per grammo, per la prima volta dall’inizio della crisi, grazie al riafflusso di investimenti esteri nei titoli di debito governativi e all’avvicinarsi della stagione turistica estiva. A Giacarta, gli osservatori stimano per la prossima settimana un intervallo di oscillazione tra 2,55 e 2,79 milioni di rupie al grammo, con il supporto tecnico a 3.859 dollari l’oncia e la resistenza a 4.465 dollari, in un contesto di perdurante volatilità legata ai dati macroeconomici statunitensi.
Il prossimo appuntamento per valutare la tenuta di queste dinamiche è rappresentato dall’esito dei colloqui di Ginevra – attesi senza un orizzonte temporale definito – e dalla pubblicazione dell’indice PCE, indicatore d’inflazione seguito con attenzione dalla Fed, che potrà confermare o modificare le attese sui tassi e con esse la direzione del dollaro e dell’oro a livello globale.
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La stampa iraniana riporta che i colloqui diretti tra Iran e Stati Uniti in Svizzera hanno raffreddato i mercati valutari e dell'oro, portando a cali del dollaro e dell'oro. C'è un cauto ottimismo per il progresso diplomatico, ma alcuni articoli notano volatilità e movimenti contrastanti, suggerendo un'incertezza di fondo.
La stampa del Golfo arabo, in particolare egiziana, sottolinea l'effetto calmante della distensione geopolitica sui mercati locali, con dollaro e oro in calo. L'attenzione è sul ritorno dei flussi di valuta estera e sul miglioramento dell'appetito degli investitori per il debito locale. La stabilità dei mercati è collegata direttamente ai colloqui Iran-USA e alla de-escalation regionale.
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