
Hormuz e Cina affondano le vendite dei giganti giapponesi dell’auto
A maggio Toyota, Honda e Nissan hanno registrato crolli in Medio Oriente e Cina, mentre i costruttori elettrici cinesi guadagnano quote in Europa.
Le vendite globali degli otto maggiori costruttori giapponesi sono scese del 2,6% a maggio, toccando 1,96 milioni di unità, con Toyota in calo per il quarto mese consecutivo. Il dato modifica lo scenario perché la contrazione non è più confinata al mercato cinese ma si estende al Medio Oriente, dove le vendite Toyota sono precipitate del 38,6% e quelle Honda del 52%, trasformando la crisi dello Stretto di Hormuz in uno shock industriale diretto per le catene di fornitura asiatiche.
Il meccanismo che collega la geografia alla produzione è duplice. Da un lato, il conflitto in corso rallenta la riapertura della via marittima e mantiene elevati i costi delle materie prime e della logistica energetica: Toyota, che esporta annualmente tra 500 e 600 mila veicoli nella regione, stima che quasi metà di quel volume sia esposto alle interruzioni. Dall’altro, in Cina la combinazione di prezzi elevati dei carburanti e dell’aggressiva concorrenza dei marchi elettrici locali – BYD in testa – ha compresso le vendite Toyota del 31,7%, segnalando una perdita di trazione strutturale per i modelli a combustione e ibridi tradizionali.
L’impatto divide il settore. Mentre Suzuki cresce del 23,2% grazie alla domanda indiana e il mercato interno giapponese sale del 3,1% spinto da nuovi modelli, i grandi nomi nipponici rivedono al ribasso le previsioni di utile: Toyota ha già annunciato per l’esercizio fino a marzo 2027 un calo dell’utile operativo a 3 trilioni di yen, inferiore alle attese. In Europa, secondo gli analisti del settore, la crisi energetica sta accelerando la domanda di veicoli elettrici e ibridi plug-in, avvantaggiando Tesla e i costruttori cinesi come Chery e Leapmotor, che guadagnano spazio a scapito dei marchi tradizionali. Per l’Italia, questo riassetto potrebbe tradursi in una pressione competitiva aggiuntiva sui produttori europei, già impegnati nella transizione.
Il prossimo riscontro fattuale sarà l’evoluzione della sicurezza nello Stretto di Hormuz e il suo effetto sui noli marittimi, insieme ai dati di vendita mensili di giugno, che chiariranno se il declino dei costruttori giapponesi stia accelerando o stabilizzandosi. Un ulteriore deterioramento potrebbe innescare revisioni al ribasso più ampie delle stime di profitto per l’intero comparto asiatico.
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A maggio le vendite globali degli otto maggiori costruttori giapponesi sono scese del 2,6% su base annua, toccando 1,97 milioni di unità. Toyota ha registrato il quarto calo consecutivo, con un crollo del 40% in Medio Oriente, mentre Honda ha dimezzato le vendite in Cina, Medio Oriente e Africa. Suzuki ha invece invertito la tendenza grazie a una domanda robusta.
Le vendite globali di Toyota sono crollate del 7,4% a maggio, mentre il conflitto con l'Iran ha interrotto la produzione e la logistica attraverso lo Stretto di Hormuz. Nonostante un accordo tra Stati Uniti e Iran, lo stretto si sta riaprendo solo gradualmente e gli attacchi alle navi continuano, evidenziando la dipendenza dell'industria automobilistica dalle catene di approvvigionamento regionali. La concorrenza aggressiva dei veicoli elettrici locali in Cina ha aggiunto ulteriore pressione.
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