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Haaland all’86’ piega la Costa d’Avorio: Norvegia storica, ora il Brasile

Un tap-in del centravanti del Manchester City regala ai vichinghi la prima vittoria in una partita a eliminazione diretta ai Mondiali e l’ottavo di finale contro i cinque volte campioni del mondo.

Quando il cronometro del Dallas Stadium segnava l’86’, Erling Haaland ha trasformato in oro un cross radente di Patrick Berg, spingendo il pallone in rete con un tocco sporco ma sufficiente a scrivere la pagina più luminosa del calcio norvegese. Il 2-1 sulla Costa d’Avorio, maturato al termine di una partita intensa e a lungo in bilico, ha infatti consegnato alla Norvegia la prima vittoria di sempre in una fase a eliminazione diretta della Coppa del Mondo, dopo i tentativi falliti nel 1938 e nel 1998. Al fischio finale, i giocatori si sono seduti in fila davanti ai propri tifosi mimando il gesto del remo vichingo, coreografia che ha conquistato l’America e che restituisce il senso di un’impresa collettiva.

La cronaca del match aveva preso una piega diversa. La Costa d’Avorio, alla sua prima apparizione oltre i gironi, aveva iniziato con maggiore intraprendenza, sfiorando il vantaggio con Konan e Pepe. Al 39’, però, un lampo di Antonio Nusa – destro a giro sotto l’incrocio su invito di Ødegaard – aveva gelato gli africani. Nella ripresa, l’ingresso di Amad Diallo ha ridisegnato l’equilibrio: prima un salvataggio sulla linea su Heggem, poi, al 74’, una serpentina ubriacante conclusa con un sinistro potente che ha illuso la panchina ivoriana. La Norvegia sembrava destinata ai supplementari, ma Haaland, fino a quel momento imbrigliato dalla marcatura di Sangaré, ha scelto l’unico istante in cui la difesa avversaria lo ha perso di vista per firmare il suo quinto gol del torneo.

Secondo gli osservatori europei, il successo norvegese certifica la maturità di una generazione attesa da ventotto anni, quella di Haaland e Ødegaard, capace di superare le fragilità mostrate nel rovescio per 4-1 contro la Francia nella fase a gironi. L’analisi africana, invece, sottolinea il rammarico per un’eliminazione che il ct Emerse Faé ha attribuito a una «mancanza di maturità» nei minuti successivi al pareggio, quando la sua squadra avrebbe potuto gestire le energie in vista dei supplementari. Resta il dato di un’uscita onorevole per gli Elefanti, la cui giovane rosa – Diomandé, Diallo, lo stesso Pepe – ha mostrato sprazzi di talento che lasciano intravedere margini di crescita.

Adesso la Norvegia si prepara ad affrontare il Brasile domenica 5 luglio al MetLife Stadium di New York, in un ottavo di finale che riporta alla mente il 2-1 con cui i vichinghi beffarono i verdeoro nella fase a gironi di Francia ’98. Nonostante un ruolino storico favorevole (due vittorie e due pareggi in quattro precedenti), lo stesso Haaland ha smorzato gli entusiasmi con un realismo quasi scandinavo: «Le possibilità sono piccole», ha dichiarato a caldo, definendo «una follia» l’idea di giocare contro il Brasile. Parole che, lette da Brasilia, suonano come un tentativo di scaricare la pressione su una Seleção che, dopo il sofferto 2-1 al Giappone, non ha ancora convinto del tutto.

Per la Norvegia, la sfida con i pentacampeones rappresenta già un bonus, come ha ammesso lo stesso Haaland: «Ora è tutto in più, possiamo giocare tranquilli e godercela». L’Europa calcistica osserva con curiosità questa nazionale che, dopo aver interrotto un digiuno lungo quasi tre decenni, potrebbe trasformarsi nella mina vagante del tabellone. Intanto, la Costa d’Avorio torna ad Abidjan con la consapevolezza di aver scritto la miglior pagina della propria storia mondiale, ma anche con la sensazione che, con un pizzico di scaltrezza in più, la favola sarebbe potuta continuare.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa indiana e sudasiaticaStampa europea continentale
Stampa indiana e sudasiatica
IroniaTrionfo

La partita viene raccontata come un duello drammatico in cui lo splendido cameo di Amad Diallo ha quasi rubato la scena, ma Erling Haaland ha avuto l'ultima parola, rovinando la rimonta della Costa d'Avorio e mandando la Norvegia ad affrontare il Brasile. La narrazione sottolinea l'ingiustizia del risultato per Diallo e lo sforzo ivoriano, pur riconoscendo la qualità decisiva di Haaland.

Stampa europea continentale/ DACH+
DistaccoPragmatismo

Un resoconto conciso della vittoria per 2-1 della Norvegia sulla Costa d'Avorio, decisa da un gol tardivo di Haaland dopo il pareggio di Diallo. L'attenzione è esclusivamente sul risultato e sul prossimo incontro degli ottavi di finale contro il Brasile, senza alcun abbellimento.

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martedì 30 giugno 2026

Haaland all’86’ piega la Costa d’Avorio: Norvegia storica, ora il Brasile

Un tap-in del centravanti del Manchester City regala ai vichinghi la prima vittoria in una partita a eliminazione diretta ai Mondiali e l’ottavo di finale contro i cinque volte campioni del mondo.

Quando il cronometro del Dallas Stadium segnava l’86’, Erling Haaland ha trasformato in oro un cross radente di Patrick Berg, spingendo il pallone in rete con un tocco sporco ma sufficiente a scrivere la pagina più luminosa del calcio norvegese. Il 2-1 sulla Costa d’Avorio, maturato al termine di una partita intensa e a lungo in bilico, ha infatti consegnato alla Norvegia la prima vittoria di sempre in una fase a eliminazione diretta della Coppa del Mondo, dopo i tentativi falliti nel 1938 e nel 1998. Al fischio finale, i giocatori si sono seduti in fila davanti ai propri tifosi mimando il gesto del remo vichingo, coreografia che ha conquistato l’America e che restituisce il senso di un’impresa collettiva.

La cronaca del match aveva preso una piega diversa. La Costa d’Avorio, alla sua prima apparizione oltre i gironi, aveva iniziato con maggiore intraprendenza, sfiorando il vantaggio con Konan e Pepe. Al 39’, però, un lampo di Antonio Nusa – destro a giro sotto l’incrocio su invito di Ødegaard – aveva gelato gli africani. Nella ripresa, l’ingresso di Amad Diallo ha ridisegnato l’equilibrio: prima un salvataggio sulla linea su Heggem, poi, al 74’, una serpentina ubriacante conclusa con un sinistro potente che ha illuso la panchina ivoriana. La Norvegia sembrava destinata ai supplementari, ma Haaland, fino a quel momento imbrigliato dalla marcatura di Sangaré, ha scelto l’unico istante in cui la difesa avversaria lo ha perso di vista per firmare il suo quinto gol del torneo.

Secondo gli osservatori europei, il successo norvegese certifica la maturità di una generazione attesa da ventotto anni, quella di Haaland e Ødegaard, capace di superare le fragilità mostrate nel rovescio per 4-1 contro la Francia nella fase a gironi. L’analisi africana, invece, sottolinea il rammarico per un’eliminazione che il ct Emerse Faé ha attribuito a una «mancanza di maturità» nei minuti successivi al pareggio, quando la sua squadra avrebbe potuto gestire le energie in vista dei supplementari. Resta il dato di un’uscita onorevole per gli Elefanti, la cui giovane rosa – Diomandé, Diallo, lo stesso Pepe – ha mostrato sprazzi di talento che lasciano intravedere margini di crescita.

Adesso la Norvegia si prepara ad affrontare il Brasile domenica 5 luglio al MetLife Stadium di New York, in un ottavo di finale che riporta alla mente il 2-1 con cui i vichinghi beffarono i verdeoro nella fase a gironi di Francia ’98. Nonostante un ruolino storico favorevole (due vittorie e due pareggi in quattro precedenti), lo stesso Haaland ha smorzato gli entusiasmi con un realismo quasi scandinavo: «Le possibilità sono piccole», ha dichiarato a caldo, definendo «una follia» l’idea di giocare contro il Brasile. Parole che, lette da Brasilia, suonano come un tentativo di scaricare la pressione su una Seleção che, dopo il sofferto 2-1 al Giappone, non ha ancora convinto del tutto.

Per la Norvegia, la sfida con i pentacampeones rappresenta già un bonus, come ha ammesso lo stesso Haaland: «Ora è tutto in più, possiamo giocare tranquilli e godercela». L’Europa calcistica osserva con curiosità questa nazionale che, dopo aver interrotto un digiuno lungo quasi tre decenni, potrebbe trasformarsi nella mina vagante del tabellone. Intanto, la Costa d’Avorio torna ad Abidjan con la consapevolezza di aver scritto la miglior pagina della propria storia mondiale, ma anche con la sensazione che, con un pizzico di scaltrezza in più, la favola sarebbe potuta continuare.

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La partita viene raccontata come un duello drammatico in cui lo splendido cameo di Amad Diallo ha quasi rubato la scena, ma Erling Haaland ha avuto l'ultima parola, rovinando la rimonta della Costa d'Avorio e mandando la Norvegia ad affrontare il Brasile. La narrazione sottolinea l'ingiustizia del risultato per Diallo e lo sforzo ivoriano, pur riconoscendo la qualità decisiva di Haaland.

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Un resoconto conciso della vittoria per 2-1 della Norvegia sulla Costa d'Avorio, decisa da un gol tardivo di Haaland dopo il pareggio di Diallo. L'attenzione è esclusivamente sul risultato e sul prossimo incontro degli ottavi di finale contro il Brasile, senza alcun abbellimento.

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