
Greer: accordi provvisori sul T-MEC entro fine anno, ma le regole d’origine slittano al 2027
Il rappresentante commerciale USA annuncia un percorso a tappe per la revisione del trattato nordamericano, mentre restano le tensioni sui dazi con il Canada.
Davanti alla commissione Finanze del Senato, il rappresentante commerciale statunitense Jamieson Greer ha delineato un calendario in due fasi per la revisione del T-MEC, il patto che lega Stati Uniti, Messico e Canada. Entro la fine del 2026 Washington punta a chiudere accordi provvisori con ciascuno dei due partner, lasciando al 2027 i capitoli più spinosi: regole di origine per il settore automobilistico, standard lavorativi e vincoli ambientali. La dichiarazione arriva mentre Greer si prepara a incontrare a Città del Messico la presidente Claudia Sheinbaum e il segretario all’Economia Marcelo Ebrard, nel quadro della terza tornata negoziale bilaterale.
La scansione temporale è figlia della decisione, maturata il 1° luglio, di non rinnovare subito l’intesa per un nuovo periodo di sedici anni. Da allora è scattato un meccanismo di revisione annuale che, in assenza di un’intesa unanime, porterebbe il trattato a estinguersi nel 2036. L’amministrazione Trump, scettica verso un rinnovo integrale, ha accompagnato il negoziato con una pressione tariffaria asimmetrica: lunedì ha annunciato dazi del 50% su un’ampia gamma di prodotti canadesi, in risposta alle ritorsioni di Ottawa e ai contingentamenti nel settore lattiero-caseario. Greer ha difeso la mossa come un riequilibrio commerciale, non come una volontà di interrompere l’accesso al mercato nordamericano.
Da Città del Messico si registra un atteggiamento pragmatico: il governo Sheinbaum conferma l’incontro con Greer e, tramite il nuovo ambasciatore a Washington, auspica un accordo complessivo entro l’anno. Il Messico, che destina la grande maggioranza delle proprie esportazioni agli Stati Uniti, teme l’instabilità generata dalle revisioni annuali e cerca un orizzonte di maggiore certezza. Sul fronte canadese, il ministro Dominic LeBlanc ha presentato proposte dettagliate per modernizzare l’intesa, mentre il premier Mark Carney valuta «tutte le opzioni» di risposta qualora i nuovi dazi entrassero in vigore il 19 agosto. L’incertezza che avvolge un’area di libero scambio da 1.600 miliardi di dollari si riverbera anche sulle catene globali di fornitura, con possibili ripercussioni per gli esportatori europei.
Al cuore della posizione statunitense c’è la volontà di irrobustire le regole di origine per incentivare la produzione regionale e impedire che componenti cinesi o vietnamite beneficino delle agevolazioni tariffarie. Greer ha riconosciuto che su questi temi servirà più tempo, anche per coinvolgere il Congresso. La prossima tappa concreta è l’incontro di giovedì a Palazzo Nazionale, mentre i team tecnici proseguono il lavoro su acciaio, alluminio, agricoltura e servizi di pagamento elettronici.
| Stampa latinoamericana | −0.10 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.05 | neutral |
Washington subordina i progressi del T-MEC alla piena collaborazione del Messico nelle relazioni bilaterali, mentre i nodi più complessi slittano al 2027.
Presentando le dichiarazioni di Greer come una minaccia implicita, il blocco legittima l’idea che il Messico debba cedere su sicurezza e acqua per evitare sanzioni commerciali, normalizzando così la condizionalità.
Viene omessa la minaccia specifica di nuovi dazi al 50% contro il Canada, elemento centrale nella copertura atlantica, che avrebbe mostrato una pressione statunitense simmetrica su entrambi i partner.
Gli Stati Uniti difendono i dazi contro il Canada come strumento per migliorare il commercio e prevedono opzioni provvisorie sul CUSMA già quest’anno, rimandando le regole d’origine al 2027.
Mettendo in risalto la difesa di Greer, il blocco presenta la posizione statunitense come ragionevole e necessaria, normalizzando la minaccia tariffaria e spostando l’attenzione sui possibili accordi provvisori.
Non menziona l’avvertimento di Greer sulla necessità di collaborazione del Messico in materia di sicurezza e acqua, che nella copertura latinoamericana appare come condizione esplicita per il rinnovo del T-MEC.
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