
Gerusalemme, Washington firma l’accordo per l’ambasciata permanente mentre riprendono i colloqui con l’Iran
L’intesa sulla sede diplomatica rafforza il riconoscimento della capitale israeliana; a Doha ripartono i negoziati tecnici indiretti su Hormuz e nucleare.
Gli Stati Uniti hanno firmato mercoledì l’accordo per la costruzione del complesso permanente della propria ambasciata a Gerusalemme, nel quartiere di Allenby, a sud della città. L’intesa, siglata dal capo della diplomazia israeliana Gideon Sa’ar e dall’ambasciatore Mike Huckabee, consolida sul piano materiale la decisione del 2017 con cui il presidente Donald Trump riconobbe Gerusalemme come capitale di Israele e ordinò il trasferimento della missione da Tel Aviv. Secondo fonti governative israeliane, l’operazione sancisce «l’alleanza indissolubile» fra i due Paesi, mentre per l’amministrazione americana, come dichiarato da Huckabee, si tratta di piantare la bandiera a stelle e strisce su un suolo che «Dio ha destinato 3.800 anni fa» al popolo ebraico.
La firma giunge in un momento di tensione diplomatica e militare. Nelle stesse ore, fonti vicine ai negoziati hanno confermato che rappresentanti statunitensi e iraniani hanno avviato a Doha colloqui tecnici indiretti, con la mediazione del Qatar e del Pakistan. L’obiettivo immediato, secondo quanto ricostruito da analisti mediorientali, è stabilizzare la navigazione nello Stretto di Hormuz e consolidare il cessate il fuoco seguito agli attacchi incrociati delle scorse settimane. Teheran, attraverso un funzionario citato dalle agenzie, rivendica il diritto a imporre pedaggi alle navi in transito nel Golfo Persico e punta a ottenere lo sblocco di sei miliardi di dollari di asset congelati. Washington, da parte sua, considera prioritaria la rimozione dell’uranio altamente arricchito iraniano, come ribadito dallo stesso Trump, che ha definito «in corso e molto positivi» i colloqui, pur avvertendo che un Iran dotato di arma nucleare minaccerebbe l’economia globale e i mercati, con il petrolio già sceso a 68 dollari al barile.
La cornice giuridica di questi negoziati è il memorandum d’intesa in 14 punti siglato il 27 Khordad (18 giugno), pensato per interrompere le ostilità scoppiate a marzo e aprire una finestra di sessanta giorni verso un accordo di pace permanente. Tuttavia, osservatori europei e diplomatici a Bruxelles segnalano che le divergenze pubbliche fra le parti sull’interpretazione del memorandum hanno già prodotto ritorsioni militari e gettato ombre sulla possibilità di affrontare i dossier più complessi, a cominciare dal programma nucleare. La portavoce della diplomazia iraniana, Esmaeil Baghaei, aveva peraltro smentito qualsiasi incontro in programma, salvo poi essere smentita dai fatti, circostanza che secondo fonti dell’intelligence occidentale riflette la consueta dialettica interna al regime.
Per l’Europa e per l’Italia, la partita si gioca su più tavoli. La decisione di edificare l’ambasciata permanente a Gerusalemme contraddice la posizione comune dell’Unione, che insieme alla maggioranza dei membri ONU considera lo status della città materia di negoziato fra israeliani e palestinesi, in base al diritto internazionale. Al tempo stesso, la stabilizzazione di Hormuz – via d’acqua da cui transita una quota rilevante degli approvvigionamenti energetici del Mediterraneo – è interesse diretto di Roma e dei partner europei. I prossimi passi concreti sono attesi sul fronte diplomatico: i colloqui tecnici di Doha dovrebbero proseguire nei prossimi giorni, mentre la costruzione del nuovo compound americano a Gerusalemme, una volta avviata, richiederà anni, segnando in modo irreversibile il panorama fisico e politico della città contesa.
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Gli Stati Uniti hanno firmato un accordo per costruire un complesso permanente per l'ambasciata a Gerusalemme sud, un passo che Israele definisce segno di un'alleanza indissolubile. Parallelamente, rappresentanti americani e iraniani hanno ripreso colloqui tecnici indiretti a Doha, con mediatori pakistani e qatarioti, nonostante le smentite ufficiali di Teheran.
Israele e Stati Uniti portano avanti i piani per un complesso diplomatico permanente su un terreno che, secondo famiglie palestinesi, fu loro espropriato illegalmente decenni fa. La cerimonia della firma ha celebrato un'alleanza indissolubile, ma la scelta del sito riaccende vecchie rivendicazioni sugli espropri a Gerusalemme.
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