
FIFA respinge il ricorso francese, Olise resta in diffida: il caso Balogun divide
La conferma del giallo contrasta con la sospensione concessa all'attaccante USA dopo l'intervento di Trump, alimentando accuse di doppio standard.
La FIFA ha respinto il ricorso della Federcalcio francese e ha confermato l’ammonizione comminata a Michael Olise nei minuti finali dell’ottavo di finale contro il Paraguay. L’esterno del Bayern, miglior assist-man del torneo, era stato sanzionato dall’arbitro uzbeko Ilgiz Tantashev al 97’ per un alterco con Matías Galarza: il paraguaiano si era accasciato a terra tenendosi il volto, ma le replay mostravano soltanto una trattenuta per la maglia, senza contatto al viso. Didier Deschamps ha comunicato la decisione in conferenza stampa alla vigilia del quarto di finale con il Marocco: «Nessun cambiamento, la FIFA ci ha notificato il mantenimento del cartellino». Olise scenderà dunque in campo al Gillette Stadium di Boston con la spada di Damocle di una seconda ammonizione, che gli farebbe saltare l’eventuale semifinale.
La rigidità verso il ricorso francese stride con il precedente che aveva infiammato la settimana precedente. L’attaccante statunitense Folarin Balogun, espulso per gioco pericoloso contro la Bosnia, aveva visto la propria squalifica automatica sospesa in applicazione dell’articolo 27 del Codice Disciplinare FIFA – una sospensione con periodo di prova di un anno – potendo così scendere in campo contro il Belgio. La decisione aveva assunto una dimensione politica dopo che il presidente Donald Trump aveva telefonato a Gianni Infantino per perorare la causa del giocatore, celebrando poi sui social che la FIFA avesse «fatto la cosa giusta». Il Belgio aveva presentato un ricorso d’urgenza, respinto poche ore prima della partita, poi vinta 4-1 con conseguente eliminazione degli Stati Uniti.
Il diverso trattamento ha innescato un dibattito transcontinentale. In Europa, fonti vicine alla Federcalcio francese sottolineano come il contatto tra Olise e Galarza fosse inesistente, a differenza dell’intervento di Balogun, e parlano di «due pesi e due misure». Negli Stati Uniti, alcuni commentatori difendono la sospensione della squalifica come applicazione legittima di una norma esistente, pur riconoscendo che l’interferenza presidenziale ha minato la percezione di indipendenza dell’organo disciplinare. In Africa, dove il Marocco si prepara ad affrontare i Bleus in una riedizione della semifinale del 2022, l’attenzione resta concentrata sull’aspetto sportivo: la possibile assenza di Olise in semifinale potrebbe avvantaggiare la squadra di Walid Regragui, ma dallo staff marocchino non sono filtrati commenti sul caso.
La Francia affronta il Marocco giovedì 9 luglio, con l’obiettivo di centrare la terza semifinale consecutiva, impresa riuscita in passato solo a Germania e Brasile. Oltre a Olise, anche Bradley Barcola e Manu Koné sono in diffida. Deschamps, all’ultimo torneo sulla panchina dei transalpini, ha minimizzato le polemiche arbitrali, persino di fronte alla designazione dell’argentino Facundo Tello, in un clima di rivalità accesa dopo la finale di Qatar 2022. «Il nostro avversario è il Marocco, non l’arbitro», ha dichiarato. Ma la gestione disciplinare resta una variabile decisiva: un cartellino di troppo potrebbe privare la Francia di uno dei suoi talenti più creativi proprio nella fase calda del Mondiale.
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.80 | critical |
| Stampa russa e CSI | −0.20 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
Il giocatore paraguaiano ha simulato, e la FIFA ha giustamente mantenuto il cartellino.
Spostando l'attenzione sulla simulazione, si legittima la decisione della FIFA e si deresponsabilizza il giocatore francese.
Non viene menzionato il caso Balogun, che avrebbe potuto sollevare dubbi sulla coerenza della FIFA.
La FIFA ha un doppio standard: perdona gli Stati Uniti ma punisce la Francia.
Confrontando i due casi, si costruisce una narrazione di parzialità politica, dove la FIFA cede alle pressioni americane ma non a quelle francesi.
Non vengono considerate le differenze tra i due episodi (cartellino rosso vs giallo, simulazione), che potrebbero giustificare decisioni diverse.
La FIFA ha respinto il ricorso, ma ha già mostrato flessibilità con gli Stati Uniti.
Accostando i due episodi senza commento esplicito, si lascia al lettore trarre la conclusione di un trattamento diseguale.
Non viene approfondito il contesto del caso Balogun, che potrebbe essere diverso.
La decisione della FIFA è in netto contrasto con il caso Balogun, sollevando dubbi sulla coerenza.
Evidenziando il contrasto senza accusare direttamente, si invita il lettore a giudicare l'incongruenza.
Non viene menzionata la simulazione del giocatore paraguaiano, che potrebbe giustificare il cartellino giallo.
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