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Sportvenerdì 26 giugno 2026

Iran-Egitto 1-1: al 93' il VAR gela Teheran, i Faraoni scrivono la storia

L'Egitto conquista per la prima volta gli ottavi di finale di un Mondiale, l'Iran resta appeso ai verdetti degli altri gironi dopo un finale rocambolesco.

Il boato dei tifosi iraniani si è spento sotto lo sguardo gelido del video-assistente. Al terzo minuto di recupero di Iran-Egitto, Shojae Khalilzadeh aveva infilato il pallone del 2-1 che avrebbe significato qualificazione diretta, ma la revisione al VAR ha congelato l’esultanza: il difensore era in fuorigioco di pochi centimetri al momento del tiro precedente, come hanno poi spiegato gli analisti arbitrali mediorientali. Pochi istanti prima, un colpo di testa di Mehdi Taremi si era stampato sulla traversa. Il pareggio per 1-1, maturato al Lumen Field di Seattle, consegna così all’Egitto un traguardo storico – il primo accesso alla fase a eliminazione diretta in quattro partecipazioni mondiali – e costringe l’Iran a un’attesa snervante.

La partita era esplosa subito. Dopo appena cinque minuti, un tiro di Mohamed Salah deviato aveva generato una respinta incerta del portiere Alireza Beiranvand; Mahmoud Saber, all’esordio iridato, ha infilato la sfera tra le gambe del numero uno iraniano. La reazione della squadra di Amir Ghalenoei è stata immediata: al nono minuto l’arbitro Marciniak ha concesso un rigore per fallo di Abdelmonem su Taremi, ma l’attaccante si è fatto ipnotizzare da Mostafa Shobeir, che ha intuito l’angolo e neutralizzato. Il gol del pari è arrivato comunque quattro minuti dopo, quando Ramin Rezaeian ha raccolto una corta respinta dello stesso Shobeir su conclusione di Milad Mohammadi e da posizione defilata ha fulminato il portiere egiziano. Da quel momento, il ritmo si è fatto più contratto, con l’Egitto consapevole che il pari bastava per blindare il secondo posto nel Gruppo G e l’Iran a caccia di un successo che non è mai arrivato.

Secondo gli osservatori africani, la qualificazione egiziana rappresenta il coronamento di un percorso di crescita mentale prima ancora che tecnica. Il ct Hossam Hassan, subito dopo il fischio finale, ha elogiato «la voglia di vincere» dei suoi giocatori, sottolineando come la tenuta psicologica sotto pressione sia stata la chiave per superare un girone complicato. I Faraoni chiudono a quota cinque punti, gli stessi del Belgio – vittorioso 5-1 sulla Nuova Zelanda – ma con una differenza reti inferiore, e ora si preparano ad affrontare l’Australia a Dallas il 3 luglio. Per il calcio egiziano, che aveva già festeggiato la prima vittoria in assoluto ai Mondiali contro la Nuova Zelanda, si tratta di un salto di qualità atteso da decenni.

L’Iran, invece, resta in bilico. Con tre pareggi in altrettante partite (2-2 con la Nuova Zelanda, 0-0 con il Belgio e l’1-1 odierno), la nazionale di Ghalenoei è terza con tre punti e deve sperare in una combinazione favorevole dagli altri gironi per rientrare tra le otto migliori terze. Negli ambienti calcistici asiatici si fa notare che il destino di Taremi e compagni dipende in larga misura dalle sfide di Croazia-Ghana, Austria-Algeria e RD Congo-Uzbekistan: se una sola di queste squadre dovesse superare i tre punti, l’Iran sarebbe eliminato. La stampa di Teheran ha già ribattezzato l’attesa «la notte dei calcoli», mentre i giocatori, sottoposti per tutto il torneo a restrizioni nei visti statunitensi, sono rientrati in Messico in attesa del verdetto.

Al di là del pathos, il verdetto del campo consegna un’immagine nitida: l’Egitto si è preso ciò che la storia gli aveva sempre negato, l’Iran ha accarezzato l’impresa per poi vedersela sfuggire sul filo del fuorigioco. Se i Faraoni guardano con fiducia all’Australia, per la nazionale persiana la Coppa del Mondo 2026 è sospesa tra la speranza e l’aritmetica.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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La partita è stata uno scontro diretto per un posto nei trentaduesimi. L'Egitto, a cui bastava un pareggio, è passato in vantaggio con Saber, mentre l'Iran ha sprecato un rigore con Taremi. L'1-1 ha qualificato i Faraoni, lasciando l'Iran in attesa del risultato dell'altro incontro.

Stampa latinoamericana/ Mercato
UrgenzaIronia

In una partita segnata dalla decisione delle autorità locali di designarla come giornata dell'orgoglio LGBTI+, Egitto e Iran hanno pareggiato tra le polemiche. Il rigore fallito da Taremi è stato il momento chiave, mentre le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran hanno fatto da sfondo. L'Egitto è avanzato, ma le controversie fuori dal campo hanno dominato il dibattito.

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venerdì 26 giugno 2026

Iran-Egitto 1-1: al 93' il VAR gela Teheran, i Faraoni scrivono la storia

L'Egitto conquista per la prima volta gli ottavi di finale di un Mondiale, l'Iran resta appeso ai verdetti degli altri gironi dopo un finale rocambolesco.

Il boato dei tifosi iraniani si è spento sotto lo sguardo gelido del video-assistente. Al terzo minuto di recupero di Iran-Egitto, Shojae Khalilzadeh aveva infilato il pallone del 2-1 che avrebbe significato qualificazione diretta, ma la revisione al VAR ha congelato l’esultanza: il difensore era in fuorigioco di pochi centimetri al momento del tiro precedente, come hanno poi spiegato gli analisti arbitrali mediorientali. Pochi istanti prima, un colpo di testa di Mehdi Taremi si era stampato sulla traversa. Il pareggio per 1-1, maturato al Lumen Field di Seattle, consegna così all’Egitto un traguardo storico – il primo accesso alla fase a eliminazione diretta in quattro partecipazioni mondiali – e costringe l’Iran a un’attesa snervante.

La partita era esplosa subito. Dopo appena cinque minuti, un tiro di Mohamed Salah deviato aveva generato una respinta incerta del portiere Alireza Beiranvand; Mahmoud Saber, all’esordio iridato, ha infilato la sfera tra le gambe del numero uno iraniano. La reazione della squadra di Amir Ghalenoei è stata immediata: al nono minuto l’arbitro Marciniak ha concesso un rigore per fallo di Abdelmonem su Taremi, ma l’attaccante si è fatto ipnotizzare da Mostafa Shobeir, che ha intuito l’angolo e neutralizzato. Il gol del pari è arrivato comunque quattro minuti dopo, quando Ramin Rezaeian ha raccolto una corta respinta dello stesso Shobeir su conclusione di Milad Mohammadi e da posizione defilata ha fulminato il portiere egiziano. Da quel momento, il ritmo si è fatto più contratto, con l’Egitto consapevole che il pari bastava per blindare il secondo posto nel Gruppo G e l’Iran a caccia di un successo che non è mai arrivato.

Secondo gli osservatori africani, la qualificazione egiziana rappresenta il coronamento di un percorso di crescita mentale prima ancora che tecnica. Il ct Hossam Hassan, subito dopo il fischio finale, ha elogiato «la voglia di vincere» dei suoi giocatori, sottolineando come la tenuta psicologica sotto pressione sia stata la chiave per superare un girone complicato. I Faraoni chiudono a quota cinque punti, gli stessi del Belgio – vittorioso 5-1 sulla Nuova Zelanda – ma con una differenza reti inferiore, e ora si preparano ad affrontare l’Australia a Dallas il 3 luglio. Per il calcio egiziano, che aveva già festeggiato la prima vittoria in assoluto ai Mondiali contro la Nuova Zelanda, si tratta di un salto di qualità atteso da decenni.

L’Iran, invece, resta in bilico. Con tre pareggi in altrettante partite (2-2 con la Nuova Zelanda, 0-0 con il Belgio e l’1-1 odierno), la nazionale di Ghalenoei è terza con tre punti e deve sperare in una combinazione favorevole dagli altri gironi per rientrare tra le otto migliori terze. Negli ambienti calcistici asiatici si fa notare che il destino di Taremi e compagni dipende in larga misura dalle sfide di Croazia-Ghana, Austria-Algeria e RD Congo-Uzbekistan: se una sola di queste squadre dovesse superare i tre punti, l’Iran sarebbe eliminato. La stampa di Teheran ha già ribattezzato l’attesa «la notte dei calcoli», mentre i giocatori, sottoposti per tutto il torneo a restrizioni nei visti statunitensi, sono rientrati in Messico in attesa del verdetto.

Al di là del pathos, il verdetto del campo consegna un’immagine nitida: l’Egitto si è preso ciò che la storia gli aveva sempre negato, l’Iran ha accarezzato l’impresa per poi vedersela sfuggire sul filo del fuorigioco. Se i Faraoni guardano con fiducia all’Australia, per la nazionale persiana la Coppa del Mondo 2026 è sospesa tra la speranza e l’aritmetica.

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In una partita segnata dalla decisione delle autorità locali di designarla come giornata dell'orgoglio LGBTI+, Egitto e Iran hanno pareggiato tra le polemiche. Il rigore fallito da Taremi è stato il momento chiave, mentre le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran hanno fatto da sfondo. L'Egitto è avanzato, ma le controversie fuori dal campo hanno dominato il dibattito.

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