
Da Mumbai a Lipari, l’Odissea di Nolan tra chai, mito e polemiche identitarie
Il regista e gli attori fanno tappa a Mumbai per un tè, mentre la pellicola riaccende in Europa il dibattito sulla rappresentazione del patrimonio classico.
Un sabato sera di luglio al Caffè Olympia di Mumbai, locale centenario di Colaba, il personale serve tè al cardamomo e bun maska a tre clienti senza riconoscerli. Solo dopo, cercando su Google, scoprono che l’uomo che ha ordinato con gentilezza è Tom Holland, accanto a lui Matt Damon e Christopher Nolan. La scena, immortalata in fretta prima che la folla e la polizia li travolgano, dura appena un quarto d’ora. È l’anteprima indiana di The Odyssey, nuovo colossal del regista britannico, e il mito omerico approda in un caffè di Mumbai con il sapore del tè speziato.
Il film è un adattamento monumentale: 250 milioni di dollari di budget, riprese tra Sicilia, Grecia, Marocco, Scozia e Islanda, con l’isola di Lipari a fare da scenario all’incontro con le Sirene e Favignana lodata da Damon. Nolan, intervistato da Alberto Angela per la trasmissione Noos, racconta la fatica di un set durato mesi “in condizioni non facili” e la volontà di rendere accessibile un testo di tremila anni fa, proprio come Angela ha fatto con il De Bello Gallico. La pellicola, girata interamente in IMAX, ambisce a diventare la prima narrazione filmata senza compromessi tecnici. Per la traversata di Ulisse è stata usata la Draken Harald Hårfagre, la più grande nave vichinga moderna.
L’uscita nelle sale riaccende però una polemica sull’identità culturale europea. La scelta di Lupita Nyong’o per il ruolo di Elena – descritta da Omero «dalle bianche braccia» e da Saffo «dai capelli dorati» – ha scatenato la reazione di ambienti conservatori e identitari negli Stati Uniti e in Grecia, rimbalzata con vigore in Italia. Da noi Libero Quotidiano ha citato l’attivista greco Nick Fassolas, che lega la difesa dell’eredità classica al declino demografico ellenico, accusando Hollywood di «decostruire» le radici occidentali. Sul fronte opposto, il caso di Elliot Page, dato per certo nei panni di Achille e poi rivelatosi interprete del cugino Sinone, ha mostrato la paradossale furia transfobica di parte del pubblico: la stampa svedese ricorda che Achille, nella critica letteraria contemporanea, è figura queer, il cui legame con Patroclo fu censurato da adattamenti come Troy. Il dibattito si arena così tra la difesa di una presunta purezza etnica del canone e una lettura che ne riconosce la fluidità originaria.
In Italia l’interesse va oltre la pellicola: Alberto Angela prepara una serata evento al Colosseo, trasformando l’anfiteatro in palcoscenico per un racconto della classicità che dialoga con l’immaginario di Nolan. Intanto la sosta al Caffè Olympia, rilanciata sui social, mostra come un poema nato nell’Egeo possa diventare un evento pop globale, dalle coste siciliane ai vicoli di Mumbai. I camerieri hanno scoperto solo più tardi chi fosse il ragazzo di Spider-Man, e forse è proprio questo il segreto: i miti viaggiano, perdono l’aureola e si posano su un tavolino di formica, tra una tazza di chai e uno scatto rubato.
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa sud-est asiatica | 0.00 | neutral |
| Stampa latinoamericana | −0.30 | critical |
| Stampa indiana e sudasiatica | +0.50 | aligned |
Il regista parla della sua ansia, e l'articolo amplifica la tensione come parte del processo creativo.
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