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Società e Culturadomenica 19 luglio 2026

Da Abu Dhabi a Dacca, l’estate in cui la cultura diventa cantiere d’identità

Laboratori di caffè, scrittura e IA: iniziative pubbliche e private coinvolgono migliaia di giovani per intrecciare tradizione e innovazione, dalla diaspora algerina ai circoli di lettura bengalesi.

Il profumo amaro del caffè si diffonde nell’aria di una sala di Abu Dhabi, dove alcune mani giovani imparano a versare il qahwa arabo secondo il rito del ‘san’ al-qahwa’. Siamo all’interno del Centro culturale Mohammed bin Khalid Al Nahyan, che anche quest’estate ha aperto i battenti a centinaia di bambini e ragazzi per un ricco programma di laboratori. Non solo caffè: si impara l’arte del ‘yowla’, la danza tradizionale con il bastone, si siede nei ‘majlis’ per discutere dei valori della comunità, si lavora la fibra di palma del ‘talli’. È uno dei tanti cantieri di identità che, in queste settimane, stanno fiorendo in diverse latitudini, da Abu Dhabi ad Algeri, passando per Dacca.

Il Centro non è solo. In questi stessi giorni, il Fondo nazionale degli Emirati (Sandooq Al Watan) ha organizzato oltre 1350 attività in più di cinquanta sedi, coinvolgendo famiglie, scuole e università. I bambini costruiscono robot e scrivono lettere ai genitori, i teenager discutono di tolleranza e coesione sociale, gli adulti partecipano a giornate dedicate al dialogo intergenerazionale. Il ministro della Tolleranza emiratino, Nahyan bin Mubarak, ha seguito da vicino i programmi, sottolineando come essi rappresentino un modello per formare una personalità nazionale consapevole e padrona delle tecnologie, intelligenza artificiale inclusa. Lo stesso Centro ha siglato 34 accordi con istituzioni educative internazionali – da Montessori a piattaforme di public speaking – per portare l’educazione all’espressione e al dibattito dentro i propri programmi.

A migliaia di chilometri, in Algeria, il Ministero degli Esteri ha lanciato la prima edizione dei corsi estivi per i figli della diaspora, attivi in quattordici wilaya. L’obiettivo è chiaro: rinsaldare il legame con la patria attraverso la storia, il patrimonio e la lingua, approfittando del periodo di vacanza che molte famiglie trascorrono nel Paese d’origine. Secondo il segretario di Stato Sofiane Chaib, l’iniziativa ha riscosso un entusiasmo immediato, segno di un bisogno diffuso di appartenenza. Intanto, a Dacca, nella prestigiosa Bangla Academy, il circolo letterario Srijan ha riunito scrittori e pubblico per discutere del rapporto tra cultura e sviluppo sostenibile. Durante l’incontro è stato presentato il libro “Cultura: conflitto e armonia” di Rajib Sarker, e un poeta ha letto sette sue liriche. I relatori hanno insistito: senza pratica culturale non c’è sviluppo vero, solo infrastrutture vuote.

Emerge un filo comune. In un’epoca di connessioni globali e smarrimento identitario, queste iniziative non sono semplici passatempi vacanzieri. Sono investimenti a lungo termine sul capitale umano e sulla coesione sociale. Secondo intellettuali e scrittori arabi, il Programma internazionale di scrittura di Dubai – sostenuto dalla Fondazione Mohammed bin Rashid Al Maktoum – rappresenta addirittura un “progetto di civiltà”, capace di scoprire talenti, offrire pubblicazioni e costruire una generazione di autori consapevoli. Non diversamente, la presidente del Centro Mohammed bin Khalid, Sheikha Shamma bint Mohammed bin Khalid Al Nahyan, ha ricordato che la capacità di esprimersi non è solo abilità linguistica, ma parte della coscienza di sé e della propria responsabilità verso la comunità.

Nelle aule di una scuola emiratina, un bambino maneggia un rudimentale codice di intelligenza artificiale dopo aver imparato a intrecciare le foglie di palma. Poco lontano, un gruppo di coetanei algerini, nati in Francia, disegna il profilo della Casbah su un quaderno. A Dacca, una ragazza stringe tra le mani il suo racconto sulla madre, premiato in un concorso. Sono istantanee di un’estate in cui la domanda su chi siamo si è fatta laboratorio, e in cui il futuro non appare come un abbandono delle radici, ma come un loro intreccio con fili nuovi.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Approccio all'identità culturale
36%Media
3 blocchi · posizioni da +0.20 a +1.00
Società civile e analisiStato e celebrazione
GLFINDALM
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa del Golfo arabo+1.00aligned
Stampa indiana e sudasiatica+0.20neutral
Stampa arabo levante-Maghreb+0.30aligned
Stampa del Golfo arabo+1.00
Voce

Costruiamo l'identità nazionale attraverso l'estate: ogni programma è un mattone per una patria forte e coesa.

Meccanismopersonificazione dello stato

L'enumerazione di accordi e iniziative governative crea un'impressione di totalità e controllo, rendendo l'identità un progetto gestibile e misurabile.

Omissione

Non menziona il ruolo della società civile indipendente o eventuali critiche alla standardizzazione culturale.

TrionfoPaternalismo
Stampa indiana e sudasiatica+0.20
Voce

La cultura è il fondamento di ogni sviluppo reale; senza di essa, il progresso è vuoto.

Meccanismouniversalizzazione

L'uso di un assioma filosofico (cultura come prerequisito) rende la tesi indiscutibile e universalmente valida.

PragmatismoDistacco
Stampa arabo levante-Maghreb+0.30
Voce

Riaccogliamo i nostri figli a casa, risaldando il legame con la patria attraverso l'istruzione e la cultura.

Meccanismoriproiezione

Il linguaggio della diaspora come 'figli' crea una relazione familiare e affettiva, rendendo il programma un dovere nazionale.

PaternalismoTrionfo

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domenica 19 luglio 2026

Da Abu Dhabi a Dacca, l’estate in cui la cultura diventa cantiere d’identità

Laboratori di caffè, scrittura e IA: iniziative pubbliche e private coinvolgono migliaia di giovani per intrecciare tradizione e innovazione, dalla diaspora algerina ai circoli di lettura bengalesi.

Il profumo amaro del caffè si diffonde nell’aria di una sala di Abu Dhabi, dove alcune mani giovani imparano a versare il qahwa arabo secondo il rito del ‘san’ al-qahwa’. Siamo all’interno del Centro culturale Mohammed bin Khalid Al Nahyan, che anche quest’estate ha aperto i battenti a centinaia di bambini e ragazzi per un ricco programma di laboratori. Non solo caffè: si impara l’arte del ‘yowla’, la danza tradizionale con il bastone, si siede nei ‘majlis’ per discutere dei valori della comunità, si lavora la fibra di palma del ‘talli’. È uno dei tanti cantieri di identità che, in queste settimane, stanno fiorendo in diverse latitudini, da Abu Dhabi ad Algeri, passando per Dacca.\n\nIl Centro non è solo. In questi stessi giorni, il Fondo nazionale degli Emirati (Sandooq Al Watan) ha organizzato oltre 1350 attività in più di cinquanta sedi, coinvolgendo famiglie, scuole e università. I bambini costruiscono robot e scrivono lettere ai genitori, i teenager discutono di tolleranza e coesione sociale, gli adulti partecipano a giornate dedicate al dialogo intergenerazionale. Il ministro della Tolleranza emiratino, Nahyan bin Mubarak, ha seguito da vicino i programmi, sottolineando come essi rappresentino un modello per formare una personalità nazionale consapevole e padrona delle tecnologie, intelligenza artificiale inclusa. Lo stesso Centro ha siglato 34 accordi con istituzioni educative internazionali – da Montessori a piattaforme di public speaking – per portare l’educazione all’espressione e al dibattito dentro i propri programmi.\n\nA migliaia di chilometri, in Algeria, il Ministero degli Esteri ha lanciato la prima edizione dei corsi estivi per i figli della diaspora, attivi in quattordici wilaya. L’obiettivo è chiaro: rinsaldare il legame con la patria attraverso la storia, il patrimonio e la lingua, approfittando del periodo di vacanza che molte famiglie trascorrono nel Paese d’origine. Secondo il segretario di Stato Sofiane Chaib, l’iniziativa ha riscosso un entusiasmo immediato, segno di un bisogno diffuso di appartenenza. Intanto, a Dacca, nella prestigiosa Bangla Academy, il circolo letterario Srijan ha riunito scrittori e pubblico per discutere del rapporto tra cultura e sviluppo sostenibile. Durante l’incontro è stato presentato il libro “Cultura: conflitto e armonia” di Rajib Sarker, e un poeta ha letto sette sue liriche. I relatori hanno insistito: senza pratica culturale non c’è sviluppo vero, solo infrastrutture vuote.\n\nEmerge un filo comune. In un’epoca di connessioni globali e smarrimento identitario, queste iniziative non sono semplici passatempi vacanzieri. Sono investimenti a lungo termine sul capitale umano e sulla coesione sociale. Secondo intellettuali e scrittori arabi, il Programma internazionale di scrittura di Dubai – sostenuto dalla Fondazione Mohammed bin Rashid Al Maktoum – rappresenta addirittura un “progetto di civiltà”, capace di scoprire talenti, offrire pubblicazioni e costruire una generazione di autori consapevoli. Non diversamente, la presidente del Centro Mohammed bin Khalid, Sheikha Shamma bint Mohammed bin Khalid Al Nahyan, ha ricordato che la capacità di esprimersi non è solo abilità linguistica, ma parte della coscienza di sé e della propria responsabilità verso la comunità.\n\nNelle aule di una scuola emiratina, un bambino maneggia un rudimentale codice di intelligenza artificiale dopo aver imparato a intrecciare le foglie di palma. Poco lontano, un gruppo di coetanei algerini, nati in Francia, disegna il profilo della Casbah su un quaderno. A Dacca, una ragazza stringe tra le mani il suo racconto sulla madre, premiato in un concorso. Sono istantanee di un’estate in cui la domanda su chi siamo si è fatta laboratorio, e in cui il futuro non appare come un abbandono delle radici, ma come un loro intreccio con fili nuovi.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Approccio all'identità culturale
36%Media
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Stampa indiana e sudasiatica+0.20neutral
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Costruiamo l'identità nazionale attraverso l'estate: ogni programma è un mattone per una patria forte e coesa.

Meccanismopersonificazione dello stato

L'enumerazione di accordi e iniziative governative crea un'impressione di totalità e controllo, rendendo l'identità un progetto gestibile e misurabile.

Omissione

Non menziona il ruolo della società civile indipendente o eventuali critiche alla standardizzazione culturale.

TrionfoPaternalismo
Stampa indiana e sudasiatica+0.20
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La cultura è il fondamento di ogni sviluppo reale; senza di essa, il progresso è vuoto.

Meccanismouniversalizzazione

L'uso di un assioma filosofico (cultura come prerequisito) rende la tesi indiscutibile e universalmente valida.

PragmatismoDistacco
Stampa arabo levante-Maghreb+0.30
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Riaccogliamo i nostri figli a casa, risaldando il legame con la patria attraverso l'istruzione e la cultura.

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Il linguaggio della diaspora come 'figli' crea una relazione familiare e affettiva, rendendo il programma un dovere nazionale.

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