
Francia, sì definitivo alla legge sul fine vita: ora il vaglio del Consiglio costituzionale
Con 291 voti a favore e 241 contrari, l’Assemblea nazionale ha adottato il testo che legalizza l’aiuto a morire per adulti con patologie incurabili, superando i tre veti del Senato e rinviando l’ultima parola ai giudici costituzionali.
La camera bassa del Parlamento francese ha approvato in via definitiva la proposta di legge che introduce il diritto all’«aide à mourir», chiudendo un iter legislativo durato oltre tre anni e segnato da tre bocciature da parte del Senato. Il testo, che ha ottenuto 291 voti favorevoli e 241 contrari, consente a pazienti maggiorenni, cittadini o residenti stabili in Francia, affetti da una malattia grave e incurabile in fase avanzata o terminale, di richiedere la somministrazione di una sostanza letale. Il premier Sébastien Lecornu ha già annunciato il ricorso al Consiglio costituzionale, che dovrà pronunciarsi entro un mese sulla compatibilità di alcune clausole con i principi di libertà individuale e dignità umana, in particolare sul periodo di riflessione di due giorni concesso al paziente dopo il via libera medico.
La riforma, voluta dal presidente Emmanuel Macron come uno dei pilastri sociali del suo secondo mandato, ha spaccato il fronte politico e la società francese. La gauche e i macronisti hanno in maggioranza sostenuto il provvedimento, mentre la destra gollista e l’estrema destra si sono opposte, denunciando il rischio di derive e di pressioni sui soggetti più fragili. La Conferenza episcopale francese e numerose associazioni di persone con disabilità hanno espresso una netta contrarietà, paventando una «banalizzazione» dell’atto. Secondo i sondaggi, tuttavia, oltre l’80 per cento dei francesi è favorevole a riconoscere ai malati terminali la possibilità di scegliere tra cure palliative e morte assistita. Il testo evita volutamente i termini «eutanasia» e «suicidio assistito», sostituiti dalla formula «aiuto a morire» per prendere le distanze sia dalle connotazioni storiche del primo vocabolo, sia dalla confusione con la prevenzione del suicidio.
La legge disegna un percorso a tutele graduate. Il paziente deve formulare la richiesta in modo libero e informato; un medico verifica i requisiti e consulta un’équipe multidisciplinare, decidendo entro quindici giorni. Dopo l’assenso, trascorrono almeno due giorni di riflessione prima che la persona confermi la volontà e assuma personalmente il farmaco letale, salvo impedimenti fisici che rendano necessario l’intervento di un sanitario. È garantita l’obiezione di coscienza per i professionisti, ma non per le strutture nel loro complesso, e l’intero costo resta a carico del sistema sanitario nazionale. Restano esclusi i minori, i pazienti affetti da patologie psichiatriche o neurodegenerative come l’Alzheimer e coloro che soffrono esclusivamente di dolore psicologico.
Con questa decisione, la Francia si aggiunge al ristretto gruppo di paesi europei che hanno legalizzato forme di morte medicalmente assistita – Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Spagna e, con modalità diverse, la Svizzera – mentre in Italia il disegno di legge Bazoli sul fine vita continua a essere oggetto di rimpalli parlamentari. Il percorso francese era stato avviato nel 2022 con una Convenzione cittadina sorteggiata, le cui conclusioni favorevoli avevano spinto Macron a promettere una legge; lo scioglimento dell’Assemblea nazionale nel 2024 aveva bloccato il primo progetto governativo, poi ripreso dal deputato Olivier Falorni. Ora l’ultima parola spetta ai Sages del Consiglio costituzionale: se il vaglio sarà positivo, il presidente potrà promulgare il testo e il governo dovrà emanare i decreti attuativi, chiudendo una delle riforme sociali più dibattute della Francia contemporanea.
| Stampa latinoamericana | +0.10 | neutral |
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