
La Colombia al ballottaggio tra l’eredità di Petro e la destra radicale sostenuta da Trump
Domenica 21 giugno il paese sceglie il successore di Gustavo Petro in un voto che oppone il candidato ufficiale Cepeda all’outsider De la Espriella, tra tensioni diplomatiche e allarme per la tenuta democratica.
La Colombia torna alle urne domenica 21 giugno per il ballottaggio presidenziale che deciderà se il progetto progressista avviato da Gustavo Petro nel 2022 avrà continuità o se il paese imboccherà una rotta di destra radicale. A contendersi la Casa de Nariño sono il senatore Iván Cepeda, erede politico del Pacto Histórico sostenuto personalmente da Petro, e l’avvocato penalista Abelardo de la Espriella, leader del movimento Defensores de la Patria, privo di esperienza elettiva ma favorito nei sondaggi con un margine che oscilla tra tre e otto punti. Il voto arriva dopo una prima tornata che ha visto de la Espriella imporsi con il 43,7% dei suffragi contro il 40,9% di Cepeda, e si svolge in un clima di altissima polarizzazione, con la campagna ufficiale segnata da accuse incrociate di brogli, video deepfake e un interventismo straniero che Bogotá ha denunciato come una violazione del diritto internazionale.
Sul piano diplomatico, l’ingerenza più rumorosa è giunta da Washington e dalle capitali di Argentina e Regno Unito. Il presidente Donald Trump ha più volte espresso un endorsement totalizzante per de la Espriella, definendolo un leader “forte e tenace” e legando la qualità delle future relazioni bilaterali all’esito del voto; il suo omologo argentino Javier Milei ha telefonato al candidato promettendo sostegno contro “il comunismo empobrecedor”, mentre l’ex premier britannico Boris Johnson ha invitato a “mettere un tigre al potere”. Bogotá ha reagito con una nota di protesta formale a Buenos Aires e ha ricordato a tutti gli attori internazionali il principio di non intervento sancito dalla Carta dell’Osa e dalla Costituzione colombiana. Secondo gli osservatori di Bruxelles, la schiera di appoggi conservatori rischia di approfondire la frattura ideologica nel continente, che vede già una decina di governi sudamericani allineati su posizioni di destra o centrodestra.
La sicurezza resta il nervo scoperto del voto. Il ministero della Difesa ha mappato 94 municipi a rischio, 24 in più rispetto al primo turno, e dispiegato oltre 120mila agenti. Si temono disordini nel post-elettorale, alimentati da una massiccia disinformazione sui social e dalle dichiarazioni del presidente Petro, che ancora oggi non ha riconosciuto ufficialmente la vittoria di de la Espriella al primo turno e ha ventilato ipotesi di frode, pur senza prove. Mentre un tribunale di Medellín gli ha ordinato di astenersi dall’utilizzare risorse pubbliche per favorire il delfino, la Magistratura colombiana e le missioni di osservazione dell’Unione europea e dell’Oea hanno certificato la trasparenza delle operazioni elettorali. Nelle cancellerie europee si segue con apprensione il possibile innesco di una spirale di contestazioni che potrebbe minare la già fragile transizione pacifica.
Sul fronte economico, chiunque vinca erediterà un deficit fiscale superiore al 6% del Pil, un’inflazione ostinata sopra il 5% e un sistema sanitario in crisi. Cepeda propone un aggiustamento graduale con accento sulla giustizia sociale, il rafforzamento della presenza statale nelle periferie e la transizione energetica; de la Espriella promette una cura da shock: riduzione della spesa pubblica, semplificazione tributaria, ritorno al fracking e all’aspersione aerea dei cocaleros. Per le cancellerie latinoamericane, il risultato avrà ripercussioni immediate sull’integrazione regionale: una vittoria della sinistra rafforzerebbe l’asse con il Brasile di Lula e il Messico, mentre un successo della destra consoliderebbe il blocco atlantista che va da San Salvador a Buenos Aires, isolando ulteriormente il Venezuela. In questo quadro, le imprese italiane con interessi nel settore energetico e delle infrastrutture guardano con attenzione a un possibile riassetto degli equilibri regolatori.
Con oltre 41 milioni di elettori chiamati alle urne, la Colombia si avvia a una delle prove più delicate della sua storia democratica recente. Le operazioni di voto inizieranno alle 8 del mattino ora locale e si concluderanno alle 16; i primi risultati del conteggio rapido sono attesi nella serata di domenica. La comunità internazionale, attraverso inviati dell’Unione europea e dell’Organizzazione degli Stati Americani, ha già schierato centinaia di osservatori in tutto il paese, mentre la Missione di Osservazione Elettorale colombiana presidierà oltre 400 municipalità. Il grande interrogativo resta la riconoscibilità del verdetto da parte di tutti gli attori politici, in un clima in cui la tenuta delle istituzioni è messa alla prova tanto dalla violenza discorsiva quanto da quella armata.
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Il ballottaggio è presentato come uno scontro di stili e alleanze internazionali. L'appoggio di Milei a De la Espriella e le accuse di compravendita di voti dominano il racconto, mentre i due candidati offrono visioni opposte su programmi sociali e sicurezza. La copertura sottolinea le implicazioni regionali e il peso di figure straniere.
Il voto è inquadrato principalmente come un referendum sulla sicurezza. Il candidato di destra promette un'offensiva militare contro gruppi armati e narcotraffico, mentre il candidato di sinistra vuole proseguire i negoziati di pace. Il resoconto sottolinea il lungo conflitto interno e la scelta netta che attende il Paese.
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