
Vance rinvia la missione in Svizzera: intoppo nei negoziati Usa-Iran
Rinvio per «questioni logistiche» e per il ritardo della delegazione iraniana, che accusa Israele di violare il cessate il fuoco in Libano.
La notte tra giovedì e venerdì il vicepresidente americano JD Vance non è salito sull’Air Force Two diretto in Svizzera. La Casa Bianca ha annunciato il rinvio della partenza, prevista per una cerimonia formale di firma del memorandum d’intesa con l’Iran, adducendo «questioni logistiche mai semplici o prevedibili». In realtà, secondo media vicini a Hezbollah, Teheran ha sospeso l’invio dei propri negoziatori a causa dei continui raid israeliani nel sud del Libano, giudicati una violazione palese dell’accordo quadro appena sottoscritto. Vance, che in giornata aveva confermato l’intenzione di guidare la delegazione statunitense, ha ammesso: «Penso che sarà questo fine settimana, ma non ne sono sicuro. Dipende da quando arriveranno gli iraniani».
Il memorandum, firmato in via elettronica dai presidenti Donald Trump e Masoud Pezeshkian, ha già fatto scattare un periodo di sessanta giorni per negoziare un’intesa complessiva sul programma nucleare di Teheran. La Guida suprema Mojtaba Khamenei ha autorizzato l’intesa pur nutrendo «una visione diversa», dopo aver ricevuto rassicurazioni dal governo. Sul terreno, gli Stati Uniti hanno iniziato a onorare la parte iniziale dell’accordo: il Comando centrale ha revocato il blocco navale contro i porti iraniani, consentendo il transito di oltre una dozzina di petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz. Vance ha difeso l’impianto dell’intesa, fondato sulla verifica e non sulla fiducia: l’Iran potrà accedere a un fondo di ricostruzione da trecento miliardi di dollari e all’export petrolifero solo se diluirà le scorte di uranio arricchito e accetterà ispezioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che secondo l’inviato Witkoff sarà invitata a visitare i siti nucleari.
L’intesa ha scatenato critiche aspre nel Partito repubblicano, dove si parla di «peggior errore di politica estera da decenni», e in Israele. Il governo Netanyahu ha ribadito che le truppe resteranno nella fascia cuscinetto in Libano «finché le esigenze di sicurezza lo richiederanno». Vance ha replicato con durezza: «Chi nel gabinetto israeliano attacca l’unico alleato potente che gli resta nel mondo dovrebbe svegliarsi e annusare la realtà». Trump, da parte sua, ha messo in guardia dal rischio di una «depressione mondiale» se i bombardamenti dovessero continuare e chiudere lo Stretto di Hormuz, bloccando i flussi di greggio.
Per l’Italia e l’Europa, la stabilizzazione dello Stretto è vitale: oltre dodici milioni di barili di petrolio al giorno transitano da quel collo di bottiglia, e la riapertura ha già calmierato i prezzi sui mercati energetici. Tuttavia, il rinvio della missione svizzera mostra quanto il processo resti fragile, sospeso tra la tregua formale e le tensioni reali sul terreno libanese. I colloqui tecnici, che dovrebbero definire limiti all’arricchimento, meccanismi di verifica e lo status delle sanzioni, non sono ancora cominciati. Se il cessate il fuoco reggerà e l’Iran manterrà gli impegni, l’intesa potrebbe rappresentare un primo passo verso un riassetto regionale; in caso contrario, l’intero castello rischia di sgretolarsi prima ancora di essere costruito.
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Il rinvio del viaggio di Vance in Svizzera sottolinea l'imprevedibilità dei negoziati con l'Iran; fonti indicano che la delegazione iraniana avrebbe frapposto ostacoli, alimentando scetticismo sulla solidità dell'intesa e preoccupazioni per la sicurezza.
Il vicepresidente Vance ha difeso l'accordo con l'Iran, avvertendo che Teheran deve rispettare gli impegni per ottenere vantaggi; intende ancora recarsi in Svizzera per trasformare l'intesa in un patto a lungo termine, mentre il rinvio è attribuito a questioni logistiche.
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