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Giustizia e Dirittomartedì 14 luglio 2026

Carroll incassa i 5,6 milioni di dollari che Trump le doveva per abusi e diffamazione

Dopo anni di ricorsi fino alla Corte Suprema, la scrittrice E. Jean Carroll ha incassato i 5,6 milioni di dollari del risarcimento per abusi sessuali e diffamazione, mentre Trump contesta ancora una seconda condanna da 83 milioni.

La giornalista e scrittrice E. Jean Carroll ha ricevuto lunedì il pagamento di oltre 5,6 milioni di dollari – la somma liquidata da una giuria di New York nel 2023, maggiorata degli interessi – a conclusione della causa civile in cui Donald Trump era stato riconosciuto responsabile di averla aggredita sessualmente in un camerino di un grande magazzino di Manhattan nel 1996 e di averla poi diffamata. Lo confermano i documenti del tribunale federale e l’avvocata di Carroll, Roberta Kaplan. I fondi erano depositati in un conto vincolato dal verdetto di due anni fa e sono stati sbloccati dopo che la Corte Suprema, a fine giugno, ha rifiutato di esaminare l’appello dell’ex presidente, rendendo definitiva la sentenza.

Secondo i legali di Carroll, la somma sarà destinata a un fondo pensione. La difesa di Trump, che ha sempre negato ogni addebito definendo la vicenda una «montatura» e una «caccia alle streghe» finanziata dai democratici, ha presentato un’ulteriore istanza d’emergenza per bloccare l’esborso, respinta dal giudice Lewis Kaplan con una secca ordinanza. I rappresentanti del presidente hanno inoltre annunciato l’intenzione di chiedere alla Corte Suprema di riconsiderare il proprio diniego, una procedura che, secondo fonti giudiziarie statunitensi, viene accolta solo in casi rarissimi. Nell’ottica della Casa Bianca, l’intera vicenda giudiziaria rientra in una strategia di lawfare orchestrata dagli avversari politici.

Il pagamento chiude solo uno dei due fronti aperti. In un processo distinto per diffamazione, celebrato nel 2024, una seconda giuria di Manhattan ha condannato Trump a versare a Carroll 83,3 milioni di dollari, dopo che l’allora presidente aveva bollato come menzogne le accuse contenute nel memoir pubblicato dalla donna nel 2019. Anche quella condanna è stata confermata in appello, ma l’esecuzione resta sospesa in attesa che la Corte Suprema decida se esaminare il ricorso. Analisti legali di Washington osservano che, mentre il primo verdetto riguardava l’aggressione e una diffamazione successiva sui social, il secondo sanziona le dichiarazioni pubbliche con cui Trump attaccò la credibilità di Carroll durante il suo primo mandato, configurando un danno reputazionale di portata molto maggiore.

La vicenda affonda le radici in un episodio di quasi trent’anni fa, riemerso grazie a una modifica legislativa dello Stato di New York che ha riaperto i termini per le cause civili su abusi sessuali risalenti nel tempo. Carroll, oggi ottantaduenne, ha sempre sostenuto che l’incontro casuale con Trump si trasformò in violenza; il tycoon ha replicato che la donna «non era il suo tipo» e che l’intera storia era un’invenzione a fini di lucro. Per gli osservatori politici europei, il caso assume rilievo anche per l’immagine internazionale di un presidente in carica condannato al risarcimento per violenza sessuale, sebbene la giuria non abbia accolto l’accusa di stupro. Il dossier resta aperto: mentre Carroll incassa il primo assegno, la Corte Suprema dovrà pronunciarsi sull’eventuale revisione del secondo verdetto, e i legali della scrittrice non escludono nuove azioni legali per le ultime esternazioni di Trump.

Divergenza — chi la racconta come
5%Bassa
3 blocchi · posizioni da 0.00 a +0.10
CriticoFavorevole
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Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa atlantica / anglosfera+0.10neutral
Stampa cinese0.00neutral
Stampa europea continentale0.00neutral
Stampa atlantica / anglosfera+0.10
Voce

Il sistema giudiziario americano ha funzionato: dopo anni di ostacoli, Trump è stato costretto a pagare i danni stabiliti dalla giuria.

Meccanismogiudizializzazione

Enfatizzando la lunga battaglia legale e i ripetuti tentativi di Trump di ritardare, la narrazione crea un senso di giustizia ritardata ma inevitabile, rafforzando la credibilità del processo giudiziario.

PragmatismoScetticismo
Stampa cinese0.00
Voce

Il pagamento è stato effettuato secondo la sentenza del tribunale, senza ulteriori commenti o valutazioni.

Meccanismoneutralità distaccata

Riportando solo i fatti essenziali e le cifre, senza alcun giudizio, la presentazione si pone come pura informazione oggettiva, evitando qualsiasi implicazione di parzialità.

Omissione

Omette l'intenzione di Trump di continuare a fare appello, il che potrebbe suggerire che il caso sia definitivamente chiuso.

DistaccoPragmatismo
Stampa europea continentale0.00
Voce

La saga legale di Trump e Carroll fa parte di un quadro più ampio di cause legali contro l'ex presidente, inclusa una separata condanna per diffamazione di 83 milioni di dollari.

Meccanismocontestualizzazione

Collegando questo caso ad altre azioni legali, il resoconto normalizza l'evento come uno dei tanti, fornendo un contesto che riduce la singolarità della storia.

PragmatismoDistacco

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Carroll incassa i 5,6 milioni di dollari che Trump le doveva per abusi e diffamazione

Dopo anni di ricorsi fino alla Corte Suprema, la scrittrice E. Jean Carroll ha incassato i 5,6 milioni di dollari del risarcimento per abusi sessuali e diffamazione, mentre Trump contesta ancora una seconda condanna da 83 milioni.

La giornalista e scrittrice E. Jean Carroll ha ricevuto lunedì il pagamento di oltre 5,6 milioni di dollari – la somma liquidata da una giuria di New York nel 2023, maggiorata degli interessi – a conclusione della causa civile in cui Donald Trump era stato riconosciuto responsabile di averla aggredita sessualmente in un camerino di un grande magazzino di Manhattan nel 1996 e di averla poi diffamata. Lo confermano i documenti del tribunale federale e l’avvocata di Carroll, Roberta Kaplan. I fondi erano depositati in un conto vincolato dal verdetto di due anni fa e sono stati sbloccati dopo che la Corte Suprema, a fine giugno, ha rifiutato di esaminare l’appello dell’ex presidente, rendendo definitiva la sentenza.

Secondo i legali di Carroll, la somma sarà destinata a un fondo pensione. La difesa di Trump, che ha sempre negato ogni addebito definendo la vicenda una «montatura» e una «caccia alle streghe» finanziata dai democratici, ha presentato un’ulteriore istanza d’emergenza per bloccare l’esborso, respinta dal giudice Lewis Kaplan con una secca ordinanza. I rappresentanti del presidente hanno inoltre annunciato l’intenzione di chiedere alla Corte Suprema di riconsiderare il proprio diniego, una procedura che, secondo fonti giudiziarie statunitensi, viene accolta solo in casi rarissimi. Nell’ottica della Casa Bianca, l’intera vicenda giudiziaria rientra in una strategia di lawfare orchestrata dagli avversari politici.

Il pagamento chiude solo uno dei due fronti aperti. In un processo distinto per diffamazione, celebrato nel 2024, una seconda giuria di Manhattan ha condannato Trump a versare a Carroll 83,3 milioni di dollari, dopo che l’allora presidente aveva bollato come menzogne le accuse contenute nel memoir pubblicato dalla donna nel 2019. Anche quella condanna è stata confermata in appello, ma l’esecuzione resta sospesa in attesa che la Corte Suprema decida se esaminare il ricorso. Analisti legali di Washington osservano che, mentre il primo verdetto riguardava l’aggressione e una diffamazione successiva sui social, il secondo sanziona le dichiarazioni pubbliche con cui Trump attaccò la credibilità di Carroll durante il suo primo mandato, configurando un danno reputazionale di portata molto maggiore.

La vicenda affonda le radici in un episodio di quasi trent’anni fa, riemerso grazie a una modifica legislativa dello Stato di New York che ha riaperto i termini per le cause civili su abusi sessuali risalenti nel tempo. Carroll, oggi ottantaduenne, ha sempre sostenuto che l’incontro casuale con Trump si trasformò in violenza; il tycoon ha replicato che la donna «non era il suo tipo» e che l’intera storia era un’invenzione a fini di lucro. Per gli osservatori politici europei, il caso assume rilievo anche per l’immagine internazionale di un presidente in carica condannato al risarcimento per violenza sessuale, sebbene la giuria non abbia accolto l’accusa di stupro. Il dossier resta aperto: mentre Carroll incassa il primo assegno, la Corte Suprema dovrà pronunciarsi sull’eventuale revisione del secondo verdetto, e i legali della scrittrice non escludono nuove azioni legali per le ultime esternazioni di Trump.

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Riportando solo i fatti essenziali e le cifre, senza alcun giudizio, la presentazione si pone come pura informazione oggettiva, evitando qualsiasi implicazione di parzialità.

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Omette l'intenzione di Trump di continuare a fare appello, il che potrebbe suggerire che il caso sia definitivamente chiuso.

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