
Due giornalisti fermati in Marocco e negli Stati Uniti: Ali Lmrabet e Max Blumenthal nel mirino per la loro attività
Mentre il cronista franco-marocchino è in custodia a Casablanca con l'accusa di diffamazione, il reporter americano denuncia il sequestro dei dispositivi al rientro dall'Iran.
Il giornalista e commentatore franco-marocchino Ali Lmrabet è stato posto in custodia cautelare a Casablanca dopo essere stato fermato domenica all’aeroporto di Tangeri, al suo arrivo dalla Spagna. Secondo quanto comunicato dalla procura marocchina, Lmrabet era destinatario di diversi mandati di ricerca emessi in relazione a contenuti digitali ritenuti diffamatori, ingiuriosi e oltraggiosi nei confronti di persone, istituzioni e organi costituzionali. Trasferito presso la sede della Brigata nazionale di polizia giudiziaria, il giornalista è stato ascoltato sotto la supervisione del pubblico ministero, che ha disposto martedì un prolungamento della misura, rinviando la decisione sugli eventuali sviluppi giudiziari.
Lmrabet, residente a Barcellona e titolare anche della cittadinanza francese, era già stato condannato nel 2003 a quattro anni di reclusione – poi ridotti a tre e infine oggetto di grazia reale – per offese alla persona del re e attentato alla monarchia. Nel 2005 un tribunale gli aveva inoltre vietato per dieci anni l’esercizio della professione in Marocco. La sua rivista satirica “Demain” e l’edizione in arabo erano state chiuse. Oggi il giornalista è noto per un canale YouTube molto seguito, dove critica la corruzione nella classe politica e nella monarchia, e per le sue posizioni sul Sahara Occidentale e sul movimento di protesta del Rif.
A poche ore di distanza, un altro caso ha attirato l’attenzione internazionale: il reporter statunitense Max Blumenthal, direttore del sito The Grayzone, ha denunciato di essere stato fermato e interrogato dagli agenti della dogana e della protezione delle frontiere all’aeroporto di Washington-Dulles, di ritorno dall’Iran. Blumenthal ha riferito che gli sono stati sequestrati i telefoni cellulari dopo che si era rifiutato di sbloccarli, e ha descritto l’episodio come una “ritorsione politica” per i suoi reportage da Teheran, dove aveva coperto le reazioni popolari agli sviluppi regionali e l’uccisione della Guida suprema Ali Khamenei. Le autorità statunitensi non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sulla vicenda.
Le reazioni ai due episodi mettono in luce una geografia disomogenea della libertà di stampa. Per il caso Lmrabet, l’Unione internazionale dei giornalisti (IFJ) e Reporter senza frontiere (RSF) hanno chiesto il rilascio immediato e incondizionato, mentre l’Associazione marocchina per i diritti umani (AMDH) ha sollecitato la depenalizzazione dei reati di opinione. Da Madrid e Parigi, tuttavia, è giunto un silenzio che alcuni osservatori, come il giornalista spagnolo Ignacio Cembrero, hanno definito imbarazzante, ricordando la rapidità con cui l’Eliseo era intervenuto in passato per il caso dello scrittore franco-algerino Boualem Sansal. Il ministro degli Esteri spagnolo Albares ha dichiarato di non conoscere i dettagli della vicenda, mentre il governo francese non ha ancora preso posizione pubblica. Blumenthal, dal canto suo, ha accusato l’amministrazione statunitense di intimidazione, collegando il sequestro dei dispositivi al tentativo di scoraggiare ulteriori reportage critici sull’Iran.
Entrambi i procedimenti restano in una fase preliminare. In Marocco, la procura di Casablanca non ha ancora formalizzato i capi d’imputazione e Lmrabet rimane in attesa di essere deferito all’autorità giudiziaria. Negli Stati Uniti, non risultano accuse formali contro Blumenthal, ma i suoi dispositivi restano sotto sequestro. Le indagini, da una sponda all’altra dell’Atlantico, sono in corso.
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.80 | critical |
| Stampa iraniana e affini | −0.70 | critical |
Il Marocco agisce nel quadro della legge: l'arresto di Ali Lmrabet è una procedura giudiziaria ordinaria, basata su mandati di cattura per diffamazione. La presunzione di innocenza è garantita.
La narrazione giudizializza l'evento, citando specifici mandati e il ruolo della procura, depoliticizzando così l'arresto e presentandolo come un normale atto di polizia.
Viene omessa la critica internazionale alla libertà di stampa in Marocco e il fatto che Lmrabet sia un dissidente noto, già condannato in passato.
La monarchia marocchina reprime il dissenso: Ali Lmrabet è un giornalista perseguitato per le sue critiche. La libertà di stampa è sotto attacco.
Il caso viene universalizzato come violazione della libertà di stampa, invocando classifiche internazionali e norme per condannare il Marocco.
Viene omessa la giustificazione legale marocchina (i mandati di cattura per diffamazione) e la presunzione di innocenza, presentando l'arresto esclusivamente come repressione politica.
Gli Stati Uniti perseguitano i giornalisti che raccontano la verità sull'Iran. Max Blumenthal è stato molestato per il suo lavoro giornalistico fattuale.
La narrazione proietta sugli Stati Uniti le accuse di violazione della libertà di stampa, evidenziando l'ipocrisia americana.
Viene omessa la base legale per i controlli doganali statunitensi (ad esempio, l'autorità di frontiera) e il fatto che Blumenthal abbia rifiutato di sbloccare i dispositivi, che potrebbe essere visto come non conformità.
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