
Capo Verde nella storia, Uruguay fuori: la geografia dei 32esimi del Mondiale 2026
La qualificazione della più piccola nazione mai approdata a un knockout iridato e l'eliminazione della Celeste ridisegnano la mappa del torneo allargato a 48 squadre.
L’immagine che resta è quella di un tifoso di Capo Verde che solleva le braccia al cielo di Mindelo, mentre la notizia rimbalza dagli Stati Uniti: un pareggio a reti bianche contro l’Arabia Saudita basta all’arcipelago atlantico per scrivere la pagina più sorprendente del Mondiale 2026. Con tre punti in tre gare, frutto di altrettanti pareggi, la seleção creola diventa la prima squadra nella storia della Coppa del Mondo a superare la fase a gironi senza vincere una partita, e la più piccola per popolazione a raggiungere i trentaduesimi. Il premio è una sfida con l’Argentina di Lionel Messi, campione in carica, che attende al varco del knockout.
Il verdetto del Gruppo H è maturato in una notte che ha spento le speranze dell’Uruguay. Allo Stadio Akron di Guadalajara, la Spagna di Luis de la Fuente ha regolato la Celeste con un gol di Álex Baena, chiudendo il girone a quota sette punti e condannando la squadra di Bielsa, ferma a due, a una seconda eliminazione consecutiva nella fase a gironi. Secondo gli analisti sudamericani, il ciclo uruguaiano mostra crepe profonde, incapace di adattarsi a un calcio che premia la flessibilità tattica più che la tradizione. La Roja, invece, si presenta ai trentaduesimi con un’identità fluida, lontana dal tiki-taka dogmatico, e con la consapevolezza di poter affrontare qualsiasi avversario.
L’allargamento a 48 squadre ha ridisegnato la geografia della competizione. Ventotto nazionali hanno già staccato il biglietto per i trentaduesimi, con quattro posti ancora in palio nei gruppi J, K e L. Tra le potenze europee, Germania, Francia, Inghilterra, Portogallo, Belgio e Paesi Bassi hanno gestito il percorso senza affanni, mentre la Norvegia di Haaland si è presa il secondo posto alle spalle dei Bleus. Nell’ottica africana, il torneo segna un passaggio storico: sei delle dieci rappresentanti del continente – Marocco, Sudafrica, Costa d’Avorio, Egitto, Ghana e lo stesso Capo Verde – sono già certe del knockout, un dato che rilancia il dibattito sulla crescita strutturale del calcio africano, capace di portare per la prima volta una maggioranza di squadre oltre la fase a gironi.
Il meccanismo delle otto migliori terze ha già garantito la qualificazione a squadre come Paraguay, Bosnia ed Ecuador, mentre Senegal e Iran restano in bilico. Ghana e Inghilterra, appaiate a quattro punti nel Gruppo L, si giocheranno il primato contro Croazia e Panama, con la prospettiva di incrociare rispettivamente Senegal o Portogallo. Il quadro dei trentaduesimi comincia a popolarsi di incroci suggestivi: Brasile-Giappone, Olanda-Marocco, Stati Uniti-Bosnia e Canada-Sudafrica sono già realtà. La fase a eliminazione diretta, che scatterà il 28 giugno, promette di mescolare gerarchie consolidate e ambizioni inedite, in un formato che ha già dimostrato di saper moltiplicare le storie.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il Mondiale 2026 allargato inaugura la fase a eliminazione diretta con 32 squadre, una novità storica. La qualificazione di Capo Verde viene accolta come una pietra miliare, mentre l'uscita dell'Uruguay è registrata come una delle principali sorprese. L'attenzione resta sull'elenco aggiornato delle qualificate e sugli ultimi posti disponibili.
Le nazionali africane stanno lasciando il segno nel Mondiale allargato, con sei squadre già qualificate agli ottavi di finale. La storica qualificazione di Capo Verde e il passaggio anticipato del Ghana sono motivo di orgoglio continentale. La forte presenza africana segnala un cambiamento nelle dinamiche del calcio globale.
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