
Stretto di Hormuz, primo scontro armato tra Stati Uniti e Iran dopo l’intesa di giugno
Teheran e Washington si scambiano attacchi aerei, mettendo a rischio la fragile tregua e il transito nel passaggio strategico per il petrolio globale.
Nella notte tra venerdì e sabato, forze statunitensi e iraniane si sono scambiate attacchi diretti per la prima volta dalla firma, il 17 giugno, di una memoria d’intesa bilaterale volta a porre fine al conflitto in Medio Oriente. Secondo quanto comunicato dal Comando centrale americano (Centcom), gli Stati Uniti hanno colpito siti di stoccaggio di missili e droni e postazioni radar costiere nel sud dell’Iran, in risposta a un attacco con drone iraniano contro una nave commerciale in transito nello Stretto di Hormuz, definito “un’aggressione ingiustificata alla navigazione mercantile”. Poche ore dopo, la Marina del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica ha annunciato di aver preso di mira “punti di stazionamento dell’esercito terrorista americano nella regione”, avvertendo che in caso di nuove aggressioni la risposta sarà “più estesa”.
La ricostruzione degli eventi e le rispettive rivendicazioni giuridiche delineano uno scontro di narrative. Da Washington, fonti diplomatiche insistono sul carattere difensivo dell’operazione, autorizzata dopo che il presidente Trump aveva bollato l’attacco alla nave come una “violazione sciocca” dell’intesa. Teheran, al contrario, accusa gli Stati Uniti di aver violato per primi il memorandum, in particolare la clausola che, secondo la lettura iraniana, affida alla Repubblica islamica la responsabilità esclusiva del controllo del traffico nello Stretto di Hormuz, in base all’articolo 5 del cosiddetto Memorandum di Islamabad. Il ministero degli Esteri iraniano ha inoltre denunciato un coordinamento tra Washington e Israele nei raid contro il Libano, configurando una violazione multipla dello stesso accordo. La risposta militare iraniana, ha precisato la diplomazia di Teheran, rientra nel “diritto naturale all’autodifesa” sancito dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite.
L’escalation ha immediatamente allargato il quadro regionale. Il Bahrein, che ospita la Quinta Flotta americana, e diversi Paesi arabi del Golfo hanno condannato quello che descrivono come un attacco con droni iraniani sul proprio territorio, considerandolo una violazione della sovranità nazionale. Fonti del Golfo sottolineano come l’episodio rischi di incrinare il principio di buon vicinato e di trascinare l’intera area in una spirale di ritorsioni. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, la posta in gioco è la sicurezza degli approvvigionamenti energetici: lo Stretto di Hormuz è il collo di bottiglia attraverso cui transita circa un quinto delle esportazioni globali di petrolio e gas. Dopo un iniziale calo dei prezzi del greggio, legato alla speranza di una normalizzazione dei transiti, le nuove tensioni riaccendono i timori di interruzioni delle forniture e di un impatto sui costi dell’energia per le economie del Mediterraneo.
L’intesa del 17 giugno era nata per disinnescare la guerra cominciata il 28 febbraio con attacchi americani e israeliani contro l’Iran, e prevedeva meccanismi per la gestione del traffico navale e per la verifica del programma nucleare iraniano, compreso lo stoccaggio di uranio arricchito al 60%. Analisti europei osservano che lo scambio di colpi mette a nudo la fragilità di un accordo privo di garanzie robuste, mentre il direttore dell’Aiea Rafael Grossi ha ribadito che qualsiasi intesa definitiva dovrà includere verifiche stringenti per impedire a Teheran di dotarsi di un’arma nucleare. Al momento, i canali diplomatici restano aperti, ma la sequenza di attacchi e minacce incrociate allontana la prospettiva di una tregua stabile e lascia il dossier in una fase di pericolosa imprevedibilità.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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I media del Levante arabo e del Maghreb riportano la condanna iraniana delle incursioni americane come una 'violazione flagrante' del memorandum di giugno, ma sottolineano anche la reazione di Bahrein e altri stati arabi che denunciano l'attacco con droni iraniano. L'accento è posto sul rischio di una nuova escalation nel cruciale stretto di Ormuz.
I media del Golfo arabo presentano lo scontro come il primo grave incidente dopo l'accordo di giugno, dando voce sia alla versione americana che a quella iraniana. Emerge una preoccupazione per la stabilità regionale e la sicurezza della navigazione nello stretto di Ormuz.
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