
Caos ai confini: l’Europa rivede i controlli digitali, Trump rilancia la guerra all’immigrazione
Mentre l’UE cerca soluzioni per le code interminabili negli aeroporti, l’amministrazione statunitense prepara una nuova offensiva contro il lavoro irregolare.
Il nuovo sistema europeo di ingressi e uscite (EES), progettato per digitalizzare i controlli alle frontiere e rafforzare la sicurezza, sta provocando code fino a cinque ore e voli che decollano semivuoti negli aeroporti del continente. Secondo le associazioni dei gestori aeroportuali e delle compagnie aeree, i tempi d’attesa ai varchi biometrici «possono ormai raggiungere le cinque ore nelle ore di punta», mentre aerei costretti a partire con meno della metà dei passeggeri mettono a rischio la stagione estiva. La Commissione europea, per voce del commissario agli Affari interni Magnus Brunner, ha promesso di «raddoppiare gli sforzi» per assistere gli Stati membri in difficoltà, pur difendendo l’architettura complessiva del sistema, che da ottobre 2025 ha registrato 110 milioni di transiti e impedito l’ingresso a oltre 44mila persone, spesso prive di documenti validi.
Dall’altra parte dell’Atlantico, l’amministrazione Trump prepara un’intensificazione dei controlli nei luoghi di lavoro. Fonti vicine al Dipartimento della Sicurezza interna riferiscono che l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) intende moltiplicare le ispezioni e gli arresti basandosi su indagini penali in corso per frodi contributive o furti d’identità, con l’obiettivo dichiarato di aumentare il numero di espulsioni. L’operazione toccherà settori come edilizia, agricoltura e manifatturiero, alimentando il timore di contraccolpi in una congiuntura economica già fragile. Un funzionario della Casa Bianca ha precisato che «non si tratta di una politica nuova», ma dell’esecuzione di procedimenti aperti, mentre gli alleati della linea dura premono per estendere i raid, ritenendoli indispensabili per onorare le promesse elettorali del presidente.
Il parallelo tra le due sponde si arricchisce delle dichiarazioni di Donald Trump, che sulla sua piattaforma Truth Social ha associato l’accoglienza di «criminali del Terzo mondo» a un presunto declino dell’Europa, rivendicando la propria rielezione come scudo per gli Stati Uniti. Il messaggio, che riecheggia la retorica della campagna del 2016, ripropone la connessione diretta tra immigrazione e criminalità, osteggiata da organizzazioni per i diritti umani e da statistiche ufficiali che mostrano realtà più articolate. Secondo analisti europei, l’EES – adottato con prudenza e gradualità, come ha ricordato Brunner – ambisce a rendere le frontiere «più sicure giorno dopo giorno», ma i problemi tecnici e la scarsa interoperabilità tra Stati membri hanno generato un cortocircuito che la Svezia è riuscita a evitare soltanto investendo sull’app unica europea e rifiutando i chioschi automatici.
Per l’Italia, porta d’ingresso del Mediterraneo e snodo di transito, la doppia dinamica ha conseguenze dirette: da un lato, l’eventuale estensione della stretta statunitense potrebbe influire sui flussi di manodopera stagionale e sui ricongiungimenti familiari; dall’altro, il caos dell’EES rischia di allungare i tempi di attesa anche negli scali italiani durante il picco turistico, nonostante le rassicurazioni delle autorità di polizia. La Commissione incontrerà a breve i rappresentanti del settore aereo, mentre oltreoceano il piano è ancora in fase di elaborazione. Entrambi gli episodi confermano come la gestione dei confini sia diventata il terreno di scontro privilegiato tra spinte securitarie, vincoli economici e capacità amministrativa, in un Occidente che fatica a trovare un equilibrio stabile.
| Stampa latinoamericana | −0.50 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
| Stampa russa e CSI | −0.30 | critical |
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