
California, 117 cani uccisi e sepolti in un rifugio che si definiva 'no-kill'
Scoperte fosse comuni con centinaia di resti nell'area del Miranda's Rescue Animal Sanctuary; le autorità indagano per abuso e frode.
Le autorità della Contea di Humboldt, nel nord della California, hanno rinvenuto i resti di almeno 117 cani in un santuario per animali che si presentava come struttura "no-kill". Molti corpi mostravano segni di colpi d'arma da fuoco. Nel corso delle perquisizioni effettuate nei giorni scorsi nel Miranda's Rescue Animal Sanctuary di Fortuna, gli investigatori hanno inoltre recuperato 21 crani, centinaia di ossa e oltre 600 collari.
L'indagine era stata avviata ad aprile dopo una soffiata di due attivisti per i diritti degli animali, uno dei quali proprietario di un terreno confinante. Utilizzando telecamere da trail e scavando illegalmente nella proprietà, i due avevano dissotterrato otto carcasse con ferite compatibili con proiettili, consegnandole poi allo sceriffo. Con l'ausilio di georadar, le forze dell'ordine hanno individuato diverse fosse comuni in un campo aperto: 117 corpi in vari stadi di decomposizione e, secondo i primi esami radiografici su 70 esemplari, molti presentavano frammenti di proiettile. All'interno di un fienile è stata identificata quella che gli investigatori ritengono l'area dove i cani venivano uccisi.
Il fondatore Shannon Miranda ha sempre sostenuto che il rifugio non pratica l'eutanasia se non in rari casi di malattie terminali o pericolosità. Tuttavia, secondo le autorità, il centro avrebbe ricevuto oltre 900 cani negli ultimi cinque anni e mezzo, riscuotendo compensi per il trasferimento e donazioni, ma solo un centinaio risultano adottati. Almeno 730 animali non sono al momento rintracciabili. L'ufficio dello sceriffo sta esaminando migliaia di documenti e microchip per risalire alla provenienza dei cani e chiarire la dinamica dei fatti. Al momento non sono state presentate accuse formali, ma l'inchiesta per maltrattamento, crudeltà e frode è in corso.
La vicenda ha scosso l'opinione pubblica americana e riporta l'attenzione sulla regolamentazione dei rifugi "no-kill". Sebbene il modello prometta di non sopprimere animali sani, casi simili – benché rari – sollevano interrogativi sulla trasparenza di strutture che operano in assenza di controlli stringenti. Le associazioni animaliste locali chiedono da tempo un rafforzamento delle verifiche, mentre in Europa il dibattito sui canili e sul fenomeno del randagismo assume contorni diversi, legati a normative già più restrittive in paesi come Italia e Germania. L'indagine è ancora in una fase preliminare e, come ha dichiarato lo sceriffo William Honsal, richiederà tempo per processare l'enorme mole di dati e intervistare testimoni.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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In California, un rifugio che si dichiarava 'no-kill' nascondeva una fossa comune con oltre 120 cani, molti uccisi a colpi di arma da fuoco. Secondo le autorità, gli animali venivano soppressi per incassare fraudolentemente i soldi delle adozioni, smascherando un finto business animalista.
Le autorità hanno scoperto i resti di almeno 117 cani, molti con ferite da arma da fuoco, nel terreno di un rifugio 'no-kill' in California. Gli investigatori stanno indagando su presunti abusi e crudeltà sugli animali, mentre emergono dettagli raccapriccianti.
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