
Cinque arabi israeliani uccisi in un giorno tra autobombe e sparatorie: è scia di sangue criminale
Da Jaffa a Qalansuwa, esplosioni e agguati legati al crimine organizzato colpiscono la minoranza. L'ong Abraham Initiatives: 142 vittime nel 2026, polizia accusata di inazione.
Una serie di attacchi violenti ha scosso domenica le comunità arabe in Israele, causando cinque vittime in poche ore. Le esplosioni di due autobombe – una a Jaffa, nell’area metropolitana di Tel Aviv, e un’altra nella vicina Holon – insieme a due distinte sparatorie a Tayibe e Qalansuwa hanno riportato al centro dell’attenzione la piaga della criminalità organizzata. Le forze di polizia, intervenute tempestivamente, hanno parlato esplicitamente di “matrice criminale” per tutti gli episodi.
Secondo i soccorritori del Magen David Adom, a Jaffa un uomo sulla quarantina è morto nell’esplosione della propria auto mentre accompagnava il figlio di sei anni a scuola; il bambino è rimasto ferito. A Holon, un ordigno ha distrutto un veicolo, uccidendo un trentenne di Jaffa già noto agli investigatori. Nelle città arabe del centro, invece, le vittime sono state raggiunte da colpi d’arma da fuoco: a Tayibe un uomo è deceduto e un altro è stato ferito; a Qalansuwa due persone sono morte sul colpo. Le dinamiche restano al vaglio, ma le prime evidenze puntano a regolazioni di conti e faide familiari.
L’ondata di violenza si inserisce in un contesto di crescente insicurezza per la minoranza araba israeliana – circa il 21% della popolazione – che da anni denuncia il radicarsi di clan mafiosi, il racket delle estorsioni e l’omertà. L’ong Abraham Initiatives, che monitora il fenomeno, ha calcolato che le vittime dall’inizio dell’anno sono già 142, con un incremento dell’11% rispetto allo stesso periodo del 2025, quando si registrarono 252 omicidi. Molti cittadini arabi, che si identificano come palestinesi rimasti entro i confini dello Stato ebraico dopo il 1948, accusano la polizia di colpevole inerzia e di un trattamento discriminatorio che lascia interi quartieri in balia dei criminali.
Le indagini sono in corso e al momento non risultano arresti. La polizia ha annunciato l’intensificazione dei pattugliamenti, ma le organizzazioni per i diritti civili sottolineano che senza un intervento strutturale – dal disarmo delle gang al rafforzamento della fiducia nelle istituzioni – il numero delle vittime continuerà a salire.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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I media iraniani descrivono gli eventi come un fallimento del regime sionista, sottolineando il panico e la paura causati dalle esplosioni. Vengono usati termini come 'terrore' e viene evidenziato che le autorità israeliane non hanno ancora fornito spiegazioni. La narrazione enfatizza la debolezza della sicurezza interna di Israele.
I media arabi mettono in luce la violenza contro la minoranza araba in Israele, descrivendo i crimini come parte di un'ondata di violenza criminale e racket. Viene evidenziato il bilancio delle vittime arabe dall'inizio dell'anno, superiore a 140. La narrazione si concentra sulla vulnerabilità della comunità araba e sull'incapacità delle autorità di proteggerla.
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