
L’altitudine dell’Azteca e l’incubo norvegese: due sfide decisive per i quarti di finale
Mentre il Messico sfida l’Inghilterra per spezzare la maledizione del “quinto partido”, il Brasile cerca la prima vittoria storica contro la Norvegia di Haaland.
L’ombra dell’Azteca si allunga sul cammino dell’Inghilterra, che questa notte (ore 2:00 italiane) sfiderà il Messico in un ottavo di finale carico di storia e di insidie. A 2.240 metri d’altitudine, il tempio calcistico che vide la «Mano de Dios» di Maradona torna a essere un fattore decisivo: i messicani vi hanno perso solo due delle ultime ottantanove gare ufficiali, e in questo Mondiale non hanno ancora subito reti. Thomas Tuchel, tecnico dei Tre Leoni, ha ammesso di soffrire di mal di testa e insonnia a quelle quote, e i suoi giocatori – sbarcati con sole quarantotto ore di anticipo – hanno avvertito affanno nei primi minuti di allenamento. A complicare la vigilia, centinaia di tifosi messicani si sono radunati sotto l’hotel della squadra con tamburi e fuochi d’artificio, replicando la tattica già usata contro l’Ecuador, costringendo la polizia a un imponente cordone di sicurezza.
Per il Messico, allenato da Javier Aguirre, l’obiettivo dichiarato è spezzare l’incantesimo del «quinto partido»: da quarant’anni la nazionale non supera gli ottavi, e l’ultima volta che ci riuscì fu proprio tra le mura amiche, nel 1986. L’attacco di El Tri, trascinato da Julián Quiñones e Raúl Jiménez, dovrà vedersela con una difesa inglese orfana dell’infortunato Reece James, ma il vero spauracchio resta l’istinto da rapace di Harry Kane, già cinque volte a segno nella competizione. Secondo gli analisti britannici, la capacità di reggere i primi venti minuti di pressione messicana, alimentata dalla bolgia dell’Azteca, sarà il nodo cruciale della partita.
Poche ore prima, a New York (ore 22:00 italiane), il Brasile affronterà la Norvegia con un doppio tabù da sfatare. I verdeoro non solo non battono una squadra europea in un confronto a eliminazione diretta dal 2002, ma non hanno mai sconfitto gli scandinavi in quattro precedenti. L’ultimo ricordo è la sconfitta per 2-1 nella fase a gironi del Mondiale 1998, quando Kjetil Rekdal beffò Taffarel su rigore. Oggi la minaccia si chiama Erling Haaland, cinque gol in tre partite, a caccia del ventisettesimo avversario internazionale punito. Carlo Ancelotti, però, non intende preparare un piano «anti-Haaland»: «Non devo insegnare ai miei difensori come marcarlo – ha dichiarato –, lo affrontano da anni nei club». Gabriel Magalhães e Marquinhos, infatti, conoscono bene il centravanti del Manchester City, mentre Martin Ødegaard, regista norvegese, è un ex pupillo del tecnico italiano ai tempi del Real Madrid.
La Seleção deve anche fare i conti con l’assenza di Lucas Paquetá, infortunato, e con un caldo afoso che a New Jersey porterà la temperatura percepita vicina ai 40 gradi. Ancelotti ha elogiato la solidità offensiva della Norvegia, unica squadra del torneo ad aver segnato almeno un gol in tutti i primi tempi, ma ha ricordato come anche l’Argentina abbia sofferto contro Capo Verde: «Nessuno si aspettava che soffrissero – ha osservato –, è la lezione del calcio moderno». Le due sfide sono accomunate da un unico orizzonte: chi vincerà si incrocerà a Miami l’11 luglio in un quarto di finale che, sulla carta, potrebbe essere Brasile-Messico o Brasile-Inghilterra, ma i precedenti e le condizioni ambientali suggeriscono che nulla è già scritto.
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Il Brasile può finalmente porre fine alla maledizione di 28 anni. Vediamo la partita come un'occasione per riscrivere la storia.
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Il Brasile è favorito, ma Haaland può fare la differenza. Forniamo tutte le informazioni per seguire la partita.
Riducendo la partita a dati essenziali (orari, formazioni) e minimizzando la complessità storica, si crea un racconto accessibile e rassicurante per il pubblico.
La serie di sconfitte storiche viene omessa, il che altrimenti suggerirebbe che il Brasile non è così dominante come si presume.
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