
Blanche al Senato: Epstein, il fondo contestato e l’ombra di Trump
L’ex avvocato personale del presidente, ora procuratore generale facente funzione, affronta un’audizione di conferma in cui bastano due voti repubblicani incerti per bloccarne la nomina.
La conferma di Todd Blanche a procuratore generale degli Stati Uniti è appesa al voto di due senatori repubblicani, dopo un’audizione al Comitato Giudiziario del Senato in cui l’ex avvocato personale di Donald Trump ha difeso la gestione dei file Epstein e l’ormai abbandonato fondo da 1,8 miliardi di dollari. Con la morte del senatore Lindsey Graham, i repubblicani dispongono di soli undici seggi nella commissione: se anche un solo membro del partito si unisse ai dieci democratici contrari, la nomina resterebbe bloccata. I senatori Thom Tillis e John Cornyn hanno espresso riserve pubbliche, in particolare sulla sorte del cosiddetto “fondo anti-weaponization” e sull’indipendenza di Blanche dalla Casa Bianca.
Secondo i senatori democratici, Blanche ha trasformato il Dipartimento di Giustizia in uno strumento di vendetta politica al servizio del presidente. Il presidente della commissione Dick Durbin lo ha accusato di “corruzione”, mentre altri membri hanno citato l’accordo fiscale tra Trump e l’IRS, annullato lunedì da un giudice federale che ha definito la causa “avviata per uno scopo improprio” e ha trasmesso gli atti all’ordine degli avvocati di New York per un’indagine disciplinare su Blanche. Oltre milleduecento ex funzionari del Dipartimento hanno firmato una lettera aperta contro la sua nomina, e alcune vittime di Jeffrey Epstein hanno assistito all’audizione con magliette che riproducevano i documenti censurati, chiedendo ai senatori di respingere il candidato.
Blanche ha respinto le accuse, sostenendo che il fondo “è morto” e che l’amministrazione è stata “più trasparente che mai” nella pubblicazione dei file Epstein, pur ammettendo errori nelle censure e scusandosi con le vittime. Ha dichiarato che il Dipartimento non ha indagini chiuse sul caso e che perseguirà chiunque abbia causato danni. Interrogato sul suo rapporto con Trump, ha corretto un lapsus – “sono il suo avvocato” – e ha affermato di non essere un “yes man”, ma di offrire consulenza indipendente. Alla domanda se Trump possa candidarsi per un terzo mandato, ha risposto: “A mio parere, no”.
L’audizione, che proseguirà giovedì, si inserisce in un clima di forte polarizzazione. I repubblicani, orfani del seggio di Graham, devono serrare i ranghi per evitare uno stallo in commissione. Tillis ha chiesto garanzie scritte che il fondo non venga mai riattivato, mentre Cornyn ha dichiarato di non aver ancora deciso. Se la commissione approvasse la nomina, il voto dell’aula del Senato è atteso entro la fine del mese, in un contesto in cui la maggioranza repubblicana risicata rende ogni defezione potenzialmente decisiva.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.50 | critical |
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| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
Blanche è un'estensione della volontà presidenziale, incapace di agire indipendentemente dalla Casa Bianca.
Enfatizzare i legami personali e le critiche etiche trasforma una questione di nomina in un test di lealtà costituzionale.
Il riconoscimento di Blanche di aver commesso errori nella gestione dei file Epstein è assente, il che avrebbe potuto mitigare le critiche.
Blanche ha commesso errori tecnici nella pubblicazione dei file Epstein, ma li ha corretti; la questione è procedurale, non politica.
Le scuse e le correzioni di Blanche sono presentate come fatti oggettivi, riducendo la tensione politica e normalizzando la controversia.
Manca il contesto delle critiche dei giudici federali e dei dubbi sull'indipendenza di Blanche, che avrebbero potuto politicizzare la narrazione.
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