
Arrestato il blogger militare 'Tredicesimo' per incitamento all'odio dopo le critiche a Putin
La detenzione preventiva di Egor Guzenko, voce critica del fronte ultranazionalista, segnala un giro di vite del Cremlino anche verso i sostenitori della guerra.
Il blogger militare russo Egor Guzenko, noto con il nominativo “Tredicesimo”, è stato posto in custodia cautelare per due mesi con l’accusa di incitamento all’odio o all’inimicizia (articolo 282 del codice penale). L’annuncio, diffuso il 10 luglio dal suo canale Telegram – che conta oltre duecentomila iscritti – non ha ricevuto alcuna conferma ufficiale dalle autorità giudiziarie, e rimangono ignoti sia il tribunale competente sia i dettagli precisi del capo d’imputazione. Secondo l’amministrazione del canale, il fermo sarebbe avvenuto l’8 luglio in relazione a un’inchiesta per “estremismo”, ma l’unico riferimento normativo indicato è quello sulla propaganda d’odio, che prevede fino a sei anni di reclusione.
Guzenko, trentunenne, ha combattuto nel Donbass dal 2014 e in Siria dal 2019, costruendo un profilo di “voce del fronte” che non ha mai risparmiato critiche ai vertici militari e, più di recente, allo stesso presidente Vladimir Putin. In primavera, dopo che il capo del Cremlino aveva giustificato i blackout della rete mobile con esigenze di protezione della popolazione, il blogger aveva replicato con un messaggio diretto: “La menzogna ormai viene da voi e dai vostri sottoposti con sfacciata costanza, e personalmente non ho più fiducia in voi da tempo”. Pochi giorni dopo, stando a quanto riportato dal suo canale, Guzenko sarebbe stato inviato in un reparto d’assalto nonostante una grave frattura alla gamba, per poi scomparire dalle comunicazioni. Nell’ottobre 2024 era già stato arrestato nel territorio di Stavropol con l’accusa di violenza contro un rappresentante delle forze dell’ordine; rilasciato un mese dopo, aveva firmato un contratto con il ministero della Difesa ed era stato destinato al fronte.
Nell’ottica degli analisti di Bruxelles e dei media indipendenti russi, la vicenda si inserisce in un quadro di crescente pressione del Cremlino anche sulle frange ultranazionaliste che, pur sostenendo l’invasione dell’Ucraina, osano mettere in discussione la gestione del conflitto o la narrazione ufficiale. Negli ultimi anni, diversi blogger e attivisti della galassia patriottica – da Areg Shchepikhin a Evgenij Savin – sono stati colpiti da accuse di estremismo, discredito delle forze armate o diffusione di notizie false, spesso con l’applicazione della custodia cautelare. Secondo fonti vicine all’opposizione russa in esilio, il caso Guzenko dimostrerebbe che la tolleranza del potere verso il dissenso interno al campo bellicista è ormai ridotta al minimo, e che la lealtà richiesta non ammette correttivi pubblici.
Sul piano procedurale, al momento non esiste alcuna comunicazione ufficiale da parte degli organi inquirenti, e l’unica informazione disponibile resta quella veicolata dal canale Telegram del blogger, che ha anche lanciato una raccolta fondi per le spese legali. L’inchiesta, avvolta nell’incertezza, potrebbe conoscere sviluppi solo nelle prossime settimane, quando un eventuale rinvio a giudizio chiarirà se l’accusa di incitamento all’odio sia fondata su dichiarazioni pubbliche o su altri elementi. Per l’Europa, il caso conferma la tendenza del Cremlino a restringere ogni spazio di critica interna, anche quando proviene da chi ha imbracciato le armi in nome della “guerra patriottica”.
| Stampa europea continentale | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | +0.20 | neutral |
La Russia reprime il dissenso usando accuse di estremismo per mettere a tacere i critici.
Il blocco enfatizza la mancanza di conferma ufficiale e il contesto di critica a Putin, creando un quadro di repressione arbitraria.
Il blocco omette il fatto che Guzenko è un blogger filo-guerra e che era già stato arrestato in precedenza, il che indebolirebbe la narrazione di un dissidente perseguitato.
La Russia applica la legge contro chi incita all'odio, indipendentemente dalla sua popolarità.
Il blocco normalizza l'arresto presentandolo come una procedura legale di routine, minimizzando il contesto politico.
Il blocco omette le critiche specifiche di Guzenko a Putin e la mancanza di conferma ufficiale, che suggerirebbero motivazioni politiche.
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