
Argentina, la rimonta sull’Egitto scatena una petizione da oltre dieci milioni di firme
Dopo il 3-2 agli ottavi, le accuse di favoritismo arbitrale verso Messi alimentano una campagna online, mentre la squadra di Scaloni si prepara alla semifinale con l’Inghilterra.
La notte di Atlanta ha rovesciato ogni certezza. Sotto di due reti contro l’Egitto, l’Argentina ha confezionato una rimonta che resterà incisa nella memoria di questo Mondiale: tre gol negli ultimi tredici minuti, dopo che Lionel Messi aveva fallito un calcio di rigore nel primo tempo. Il 3-2 finale, però, è stato avvolto da una coltre di polemiche. Il VAR ha annullato una rete egiziana per un fallo precedente, mentre il gol vittoria argentino è stato convalidato nonostante le proteste per un presunto contatto su Mohamed Salah. «Questa partita è stata truccata, lo hanno visto tutti», ha tuonato il ct egiziano Hossam Hassan, accusando la FIFA di voler mantenere in vita il campione in carica.
La scintilla ha incendiato il web. In pochi giorni la petizione ospitata su argentinaout.com ha superato i dieci milioni di firme, chiedendo l’espulsione dell’Argentina dal torneo con l’accusa di un sistematico favoreggiamento arbitrale. L’iniziativa, priva di qualsiasi valore giuridico o sportivo, è diventata il megafono di un malcontento che travalica i confini. In Africa, la federazione egiziana ha dichiarato di non poter «restare in silenzio» di fronte a decisioni che sollevano «profondi interrogativi». In America Latina, il quotidiano Los Angeles Times ha raccolto il risentimento diffuso, soprattutto in Messico, dove le ripetute sconfitte mondiali contro l’Albiceleste e un percepito senso di superiorità argentino – alimentato da dichiarazioni razziste di un giornalista di Buenos Aires e da vecchie uscite dell’ex presidente Fernández – hanno trasformato il tifo in un’avversione viscerale, tanto da spingere la presidente messicana Sheinbaum a definire «esecrabili» quelle parole.
Da altre latitudini, però, le teorie del complotto vengono respinte con decisione. Dal Sudamerica, il ct Lionel Scaloni ha ricordato come accuse simili accompagnino l’Argentina dal 1986, ma ha aggiunto che «con il VAR e la tecnologia di oggi è praticamente impossibile favorire qualcuno». Il capo degli arbitri FIFA, Pierluigi Collina, ha bollato le illazioni come «prive di fondamento», ribadendo che nessuno può influenzare le decisioni arbitrali. E dall’Africa, l’ex capitano della Nigeria John Mikel Obi ha liquidato la campagna come «sciocchezze messe in giro dai tifosi di Cristiano Ronaldo», sostenendo che l’Argentina ha semplicemente meritato il proprio percorso vincendo il girone.
Mentre il contatore delle firme continua a salire, il pallone rotola verso la semifinale. Mercoledì pomeriggio, nello stesso stadio di Atlanta, l’Argentina affronterà l’Inghilterra in una partita che evoca la Mano de Dios del 1986 e le tensioni mai sopite tra le due nazionali. La vincente troverà in finale la Spagna, che ha già liquidato la Francia con un secco 2-0. Il campo, ancora una volta, avrà l’ultima parola.
| Stampa africana subsahariana | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
I tifosi di Ronaldo inventano teorie del complotto per screditare Messi. La petizione è una montatura senza fondamento.
Si attribuisce l'origine della petizione a una rivalità tra tifosi, delegittimando così le accuse di parzialità arbitrale.
Non menziona che la petizione ha superato 10 milioni di firme, segno di un malcontento diffuso.
La petizione è solo un fenomeno virale, privo di effetti reali. Le regole della FIFA non cambiano per le firme online.
Si riduce la portata della petizione sottolineandone l'inefficacia giuridica, sminuendo così la gravità delle accuse.
Non riporta i dettagli delle presunte decisioni arbitrali controverse che hanno scatenato la petizione.
Le teorie del complotto su Messi e la FIFA nascono da rivalità e risentimenti storici, non da fatti concreti. La petizione è un sintomo, non una prova.
Si inquadra la petizione in un contesto più ampio di tensioni culturali e sportive, spostando l'attenzione dalle accuse specifiche alle cause sociali.
Non menziona che la petizione ha raccolto oltre 10 milioni di firme in pochi giorni, indicando un'ampia mobilitazione.
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