
Ankara, il vertice Nato delle contraddizioni: Trump minaccia e poi elogia, l’Europa cede ma cerca autonomia
Tra minacce commerciali alla Spagna e lodi improvvise, il presidente americano ottiene nuovi impegni di spesa militare, mentre gli alleati accelerano i progetti di difesa comune per ridurre la dipendenza da Washington.
Il vertice Nato di Ankara si è chiuso con un’apparente unità che maschera tensioni profonde, innescate dalla condotta ondivaga del presidente statunitense Donald Trump. In poche ore, il tycoon ha minacciato di interrompere ogni relazione commerciale con la Spagna, definita «causa persa» per la riluttanza a portare la spesa militare al 5% del Pil, salvo poi dichiarare Madrid «completamente redenta» dopo che il governo Sánchez ha aderito a nuovi programmi di sorveglianza satellitare e a una flotta congiunta di aerei da trasporto A400M. Secondo fonti diplomatiche europee, la sequenza di insulti e lusinghe ha costretto gli alleati a una corsa agli annunci: la Nato ha varato un programma di cooperazione industriale transatlantica da 2,4 miliardi di euro, mentre diversi Paesi, tra cui l’Italia, hanno sottoscritto contratti per sistemi navali, missili antibunker e munizionamento, facendo lievitare gli impegni complessivi a oltre 40 miliardi. Il comunicato finale ribadisce che la Russia costituisce una «minaccia a lungo termine», ma il vero collante del vertice è stato l’incremento degli acquisti di armamenti statunitensi, presentato da Washington come una tardiva assunzione di responsabilità da parte degli europei.
Dietro la retorica dell’unità, gli analisti di Bruxelles leggono un’accelerazione del cantiere dell’autonomia strategica. La pressione americana, unita alla consapevolezza che il sostegno di Trump è condizionato a contropartite commerciali e industriali, ha spinto governi tradizionalmente atlantisti a esplorare forme di difesa comune. La Germania, secondo osservatori berlinesi, sta procedendo a un riarmo unilaterale che potrebbe fungere da volano per un polo europeo, mentre la Francia rilancia il progetto di una capacità militare indipendente, pur tra le difficoltà politiche e tecnologiche di duplicare le strutture di comando e deterrenza nucleare della Nato. In questo quadro, l’adesione spagnola ai progetti multinazionali è stata interpretata a Madrid non come una resa, ma come un investimento nell’industria europea della difesa, capace di conciliare le richieste di Trump con la tutela dei servizi pubblici.
Sul dossier Iran, il vertice ha registrato la divaricazione più vistosa. Trump ha dichiarato di non sentirsi più vincolato agli accordi di cessate il fuoco, provocando un’impennata del prezzo del petrolio e il nervosismo dei mercati, ma nelle sessioni a porte chiuse – riferiscono fonti dell’alleanza – il tono si è fatto più cauto, e il presidente ha ascoltato gli interventi dei leader senza replicare con durezza. Resta irrisolta la questione della Groenlandia, su cui Trump ha ribadito le mire annessionistiche, sebbene il tema sia stato di fatto congelato per non incrinare il fronte comune. Sul fianco orientale, la Nato ha confermato la linea di fermezza verso Mosca, ma una parte dell’opinione pubblica europea, in particolare in Italia, continua a vedere nella Russia un possibile partner economico e geopolitico, in grado di bilanciare la subalternità a Washington e la concorrenza cinese nei settori dell’auto elettrica e delle tecnologie verdi.
Per l’Italia, il summit consolida un percorso di aumento della spesa militare già avviato, con l’obiettivo del 2% del Pil raggiunto e la prospettiva del 5% entro il 2035 che graverà sui prossimi esecutivi. Le elezioni previste entro un anno in Francia, Spagna, Polonia e nello stesso nostro Paese potrebbero ridisegnare gli equilibri interni all’alleanza, ma difficilmente invertiranno la tendenza al riarmo. Il dossier più incandescente rimane l’Iran: la mancanza di una strategia condivisa e l’imprevedibilità della Casa Bianca lasciano aperta la porta a nuove crisi, mentre il segretario generale Mark Rutte ha scelto la via della mediazione, elogiando Trump per aver «cambiato il volto dell’alleanza» e invitandolo a cogliere i frutti della pressione esercitata sugli alleati. La tenuta del patto atlantico, osservano i diplomatici, dipenderà dalla capacità europea di trasformare le concessioni di Ankara in un’architettura di sicurezza meno esposta agli umori del presidente di turno.
| Stampa europea continentale | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.20 | neutral |
| Stampa russa e CSI | −0.50 | critical |
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.60 | critical |
L'Europa si auto-sabota isolando la Russia, unico vero alleato. Trump ha vinto perché gli europei non capiscono i propri interessi.
Il blocco costruisce la sua posizione presentando la Russia come unico alleato possibile, mentre dipinge l'Europa come vittima della propria cecità strategica, usando un tono moralistico e accusatorio.
Il blocco omette il contesto dell'aggressione russa in Ucraina e le ragioni di sicurezza che spingono gli europei a mantenere le distanze da Mosca.
Trump è il centro della scena mondiale; ogni dossier passa attraverso di lui. L'alleanza si conforma alla sua volontà.
Il blocco legittima la posizione di Trump descrivendolo come inevitabile fulcro geopolitico, normalizzando la sua influenza attraverso un tono descrittivo e fattuale.
Il blocco omette le critiche alla condotta imprevedibile di Trump e le preoccupazioni degli alleati sulla sua affidabilità.
La Nato è lacerata dalle tensioni; Trump aggrava le divisioni. L'UE subisce un risultato sgradevole.
Il blocco enfatizza le fratture interne alla Nato e l'atteggiamento aggressivo di Trump, presentando l'alleanza come disfunzionale e l'UE come vittima.
Il blocco omette gli accordi raggiunti al vertice e la volontà di alcuni membri di aumentare la spesa per la difesa.
Trump è imprevedibile: minaccia e poi loda. I leader alleati sono confusi e non sanno come comportarsi.
Il blocco utilizza l'ironia e la descrizione delle contraddizioni di Trump per minare la sua credibilità, senza prendere una posizione esplicita ma evidenziando l'assurdità della situazione.
Il blocco omette le discussioni sostanziali sul rafforzamento della difesa europea e le reazioni dei singoli paesi.
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