
Al 92' il Canada spegne il sogno del Sudafrica: Eustáquio firma la storia
La rete in extremis del centrocampista luso-canadese condanna i Bafana Bafana, per la prima volta agli ottavi, e proietta i nordamericani verso un traguardo mai raggiunto.
Il colpo di testa non è arrivato, ma il petto e il destro di Stephen Eustáquio hanno avuto la stessa violenza di un verdetto. Al novantaduesimo minuto di Canada-Sudafrica, ottavo di finale della Coppa del Mondo 2026 a Los Angeles, il centrocampista di origini portoghesi ha stoppato un cross dalla destra e ha infilato il pallone nell’angolo, spegnendo la resistenza dei Bafana Bafana e regalando al suo Paese adottivo il primo accesso agli ottavi di finale della storia del calcio maschile canadese. Fino a quel momento, la partita era stata una tela tesa: il Sudafrica, schierato con un 4-3-3 prudente, aveva cercato di attirare la pressione canadese per colpire in contropiede, ma il Canada di Jesse Marsch non ha abboccato, rifiutando di pressare il portiere Ronwen Williams e trasformando così l’arma sudafricana in un esercizio sterile.
La strategia dei Bafana Bafana, descritta dalla stampa sudafricana come un «padre che fa pedalare il figlio con le rotelle mentre gli altri bambini mostrano le loro abilità», ha retto per tutti i novanta minuti regolamentari, ma ha prodotto solo sei tiri contro i dodici dei nordamericani. Il capitano Williams, autore di cinque parate decisive, ha tenuto in vita la sua squadra, mentre dall’altra parte il portiere Maxime Crépeau è stato chiamato in causa una sola volta. Il Sudafrica, che aveva raggiunto per la prima volta la fase a eliminazione diretta dopo aver superato il girone con Messico, Repubblica Ceca e Corea del Sud, ha pagato una cronica mancanza di concretezza offensiva: appena due gol in quattro partite, di cui uno solo su azione. «Dobbiamo essere più clinici», ha ammesso lo stesso Williams, «a questi livelli le occasioni non si sprecano».
L’analisi della stampa europea ha sottolineato il divario di iniziativa: il podcast del Guardian ha parlato di una squadra canadese «unica a provare a vincere», mentre L’Équipe ha assegnato il 7 in pagella sia a Eustáquio sia a Williams, riconoscendo il duello a distanza tra i due protagonisti. In Portogallo, A Bola ha celebrato il «luso-canadese» come migliore in campo ancor prima del gol, per presenza e leadership, e ha ricordato le due occasioni da assist che avrebbero potuto chiudere la partita già nel primo tempo. In Spagna e in Italia, Marca e la Gazzetta dello Sport hanno invece indugiato sul «muro» sudafricano, elogiandone la tenuta difensiva ma rilevandone i limiti nella costruzione offensiva.
La rete di Eustáquio è anche il punto d’arrivo di una storia di migrazione e appartenenza. Nato a Leamington, Ontario, da genitori portoghesi emigrati per lavoro, il centrocampista è tornato in Portogallo a sette anni per formarsi nel vivaio del Porto, prima di scegliere nel 2019 la maglia della nazionale canadese. «Il calcio è sempre stato nel nostro sangue», ha raccontato il cugino José, ricordando i palloni fatti con le calze dei nonni sulle strade di Nazaré. Oggi, il Canada attende il 4 luglio la vincente di Marocco-Paesi Bassi, con la consapevolezza di aver già riscritto la propria storia. Per il Sudafrica resta l’orgoglio di un percorso inedito e la promessa di un futuro da costruire su fondamenta più solide.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il Canada ha colto un momento storico ai Mondiali con il gol di Stephen Eustáquio al 92', che ha infranto la resistenza sudafricana. La narrazione celebra la svolta tanto attesa per il calcio canadese, ripercorrendo il viaggio del giocatore da una piccola città dell'Ontario fino a diventare un eroe nazionale. La vittoria è presentata come una pietra miliare che segna l'ingresso del Canada sulla scena mondiale.
Il capitano del Sudafrica ha indicato la mancanza di incisività in attacco come causa dell'eliminazione dal Mondiale, rimpiangendo le occasioni sprecate in una partita decisa da un gol nel finale. Nonostante lo storico traguardo di aver raggiunto per la prima volta la fase a eliminazione diretta, l'umore è di frustrazione e rimpianto. La campagna viene valutata con occhio critico sulle difficoltà realizzative della squadra.
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