
Africa padrona: nove su dieci ai sedicesimi, una rivoluzione mondiale
Cape Verde e RD Congo firmano l'impresa, Marocco e Senegal confermano: il calcio africano entra nell'élite del torneo allargato a 48 squadre.
Conclusa la fase a gironi, il Mondiale 2026 consegna un dato che ridisegna la geografia del calcio: per la prima volta nove nazionali africane su dieci approdano alla fase a eliminazione diretta. Un'en plein sfiorato, reso possibile dall'ultimo turno: il 3-3 dell'Algeria contro l'Austria, con Mahrez e compagni capaci di strappare il punto decisivo dopo essere stati in svantaggio, e il netto 3-1 della Repubblica Democratica del Congo sull'Uzbekistan, che ha permesso entrambe di rientrare tra le migliori terze. Solo la Tunisia, a secco di punti nel girone H, ha deluso, mentre persino le debuttanti di Capo Verde hanno scritto la favola del torneo, chiudendo imbattute nel girone con Spagna e Uruguay.
Le storie di chi è passato raccontano di un continente che non si accontenta più di partecipare. Il Marocco, semifinalista quattro anni fa in Qatar, ha imposto l'1-1 al Brasile e superato il gruppo con sette punti, dimostrando maturità tattica e una rosa in cui 19 giocatori su 26 sono nati in Europa. Il Senegal, dopo due sconfitte iniziali contro Francia e Norvegia, ha travolto l'Iraq 5-0 e si è guadagnato il Belgio come primo ostacolo. La Costa d'Avorio ha battuto Ecuador e Curaçao, il Ghana ha tenuto testa all'Inghilterra sullo 0-0, l'Egitto di Salah è rimasto imbattuto. Poi le sorprese: il Sudafrica, mai oltre i gironi in precedenza, ha eliminato la Corea del Sud; Capo Verde, arcipelago di mezzo milione di abitanti, ha resistito agli assalti della Spagna campione d'Europa e ha fermato l'Uruguay con un 2-2 che ha mandato a casa i sudamericani.
Il formato allargato a 48 squadre ha favorito l'exploit, ma sarebbe riduttivo attribuirlo solo ai numeri. Per gli analisti europei, ciò che emerge è la crescita strutturale: giocatori africani militano ormai nei maggiori club del Vecchio Continente, abituati a competere ad alti livelli, e sempre più calciatori binazionali scelgono di rappresentare la patria d'origine. Le accademie, dall'Académie Mohammed VI in Marocco alla Right to Dream in Ghana, sfornano talenti pronti per il calcio globale. E il dato dell'efficacia è impressionante: la CAF ha portato agli ottavi il 90% delle sue partecipanti, meglio della Conmebol (83%) e della UEFA (81%), che pure domina per quantità con tredici qualificate.
La fase a eliminazione diretta propone subito incroci di alto profilo che misureranno la tenuta di questa ondata. Il Marocco affronterà l'Olanda in un sedicesimo che sa di anticipo, la RD Congo se la vedrà con l'Inghilterra, l'Algeria con la Svizzera. Capo Verde avrà l'onore e l'onere di sfidare l'Argentina di Messi, mentre il Senegal incrocerà il Belgio. Mai prima d'ora il cammino delle africane era stato così affollato e credibile, in un torneo che dal 28 giugno entra nel vivo e promette ribaltamenti. L'unica certezza è che l'equilibrio del calcio mondiale, a suon di risultati, si sta spostando.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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L'Africa celebra un risultato storico: nove squadre su dieci hanno raggiunto i sedicesimi di finale, un record assoluto. I media del continente esaltano la crescita del calcio africano, sottolineando la delusione della sola Tunisia. L'impresa è vista come una svolta per la credibilità del continente sulla scena mondiale.
L'America Latina riconosce l'eccezionale rendimento dell'Africa, con nove qualificate su dieci, ma lo inquadra in un'analisi comparativa: l'UEFA rimane la confederazione con più squadre. I media evidenziano che, nonostante il successo numerico, le favorite al titolo restano Argentina, Francia e Messico, che hanno chiuso a punteggio pieno.
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