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Addio a Carlo Ginzburg, lo storico che ha restituito la parola agli invisibili

Con la scomparsa a Bologna del maestro della microstoria, l'Italia e il mondo perdono un intellettuale capace di illuminare il passato partendo dalle vite dei dimenticati.

È morto nella notte tra martedì e mercoledì a Bologna, a 87 anni, Carlo Ginzburg, lo storico italiano più tradotto e influente del secondo Novecento. La notizia, diffusa dalla famiglia e confermata dal Polo del ’900 di Torino, ha suscitato un’ondata di cordoglio che ha rapidamente varcato i confini nazionali: dal sindaco di Bologna Matteo Lepore, che ha salutato «una delle figure più brillanti del pensiero critico italiano», alla figlia Lisa Ginzburg, che su Instagram ha postato un’immagine accompagnata da un semplice «Ciao papà mio». Ginzburg era da decenni un punto di riferimento per chiunque creda che la storia non si scriva soltanto con le gesta dei re, ma anche con i sogni e le paure degli ultimi.

Figlio dell’intellettuale antifascista Leone Ginzburg, torturato a morte dai nazifascisti nel 1944, e della scrittrice Natalia Levi Ginzburg, Carlo era nato a Torino nel 1939 in un ambiente segnato dalla resistenza politica e dalla più alta cultura letteraria. Formatosi alla Scuola Normale di Pisa e al Warburg Institute di Londra, ha insegnato a Bologna, Harvard, Yale, Princeton e UCLA, prima di tornare come professore emerito alla Normale. La sua fama globale è legata a un metodo che ha rivoluzionato il mestiere dello storico: la microstoria, un’indagine che parte da frammenti minimi – un processo inquisitoriale, un mugnaio del Cinquecento, una credenza contadina – per illuminare strutture profonde. Opere come "I benandanti" (1966) e "Il formaggio e i vermi" (1976) hanno mostrato che la cultura popolare, la stregoneria e le eresie non sono residui folklorici ma chiavi per comprendere l’Europa moderna.

L’eco internazionale della sua scomparsa testimonia un’eredità che ha attecchito ben oltre l’accademia italiana. In America Latina, dove "El queso y los gusanos" è un classico nelle facoltà di storia e scienze sociali, il suo pensiero è stato diffuso da intellettuali come José Emilio Burucúa a Buenos Aires; la stampa argentina e messicana lo ricorda come il padre della microstoria e un narratore capace di sedurre lettori non specialisti. In Francia, i quotidiani sottolineano il suo ruolo di esploratore del Medioevo e del Rinascimento, mentre in Russia si evidenzia il contributo allo studio della vita quotidiana e delle credenze popolari. Il mondo anglosassone, attraverso testate come The Independent, insiste sul paradigma indiziario da lui teorizzato e sulla capacità di dare voce ai marginalizzati, trasformando il modo di guardare al passato.

Negli ultimi anni Ginzburg aveva scelto Bologna come città d’adozione, frequentandone le biblioteche e contribuendo al sistema bibliotecario comunale. Chi lo ha conosciuto racconta di un uomo dal rigore quasi severo, pronto a scartare ogni citazione incongrua, ma anche capace di accendere discussioni che proseguivano nelle piazze e nelle cene dopo le lezioni. In una delle sue ultime interviste, concessa a un giornale argentino, confessava di sperare ancora di vivere la sua epoca migliore e rifletteva sulla fragilità del pianeta, quasi a suggerire che la lezione della microstoria – l’attenzione ai dettagli, ai legami invisibili, alle conseguenze impreviste – sia oggi più urgente che mai. Se ne va uno studioso che ha insegnato a intere generazioni a diffidare delle grandi narrazioni e a cercare la verità nelle pieghe dei documenti, restituendo dignità a infinite orde di anime dimenticate. La sua opera, tradotta in oltre venti lingue, continuerà a ricordarci che ogni vita, per quanto oscura, può contenere un cosmo.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 2 lingue

23%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa europea continentaleStampa russa e CSI
Stampa europea continentale/ Mediterranea
TrionfoPragmatismo

Con la scomparsa di Carlo Ginzburg, la cultura italiana perde uno dei suoi intellettuali più influenti. Figlio di Leone e Natalia Ginzburg, ha rivoluzionato la storiografia con la microstoria, dando voce agli ultimi attraverso opere come 'Il formaggio e i vermi'. La sua eredità accademica, da Bologna a Harvard, resta un punto di riferimento mondiale.

Stampa russa e CSI/ Statale
PragmatismoDistacco

Lo storico italiano Carlo Ginzburg, pioniere della microstoria, è morto a 87 anni. Specialista di Medioevo ed età moderna, ha studiato credenze popolari e stregoneria. Il suo libro 'Il formaggio e i vermi' ha ricostruito la visione del mondo di un mugnaio del Cinquecento.

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mercoledì 17 giugno 2026

Addio a Carlo Ginzburg, lo storico che ha restituito la parola agli invisibili

Con la scomparsa a Bologna del maestro della microstoria, l'Italia e il mondo perdono un intellettuale capace di illuminare il passato partendo dalle vite dei dimenticati.

È morto nella notte tra martedì e mercoledì a Bologna, a 87 anni, Carlo Ginzburg, lo storico italiano più tradotto e influente del secondo Novecento. La notizia, diffusa dalla famiglia e confermata dal Polo del ’900 di Torino, ha suscitato un’ondata di cordoglio che ha rapidamente varcato i confini nazionali: dal sindaco di Bologna Matteo Lepore, che ha salutato «una delle figure più brillanti del pensiero critico italiano», alla figlia Lisa Ginzburg, che su Instagram ha postato un’immagine accompagnata da un semplice «Ciao papà mio». Ginzburg era da decenni un punto di riferimento per chiunque creda che la storia non si scriva soltanto con le gesta dei re, ma anche con i sogni e le paure degli ultimi.

Figlio dell’intellettuale antifascista Leone Ginzburg, torturato a morte dai nazifascisti nel 1944, e della scrittrice Natalia Levi Ginzburg, Carlo era nato a Torino nel 1939 in un ambiente segnato dalla resistenza politica e dalla più alta cultura letteraria. Formatosi alla Scuola Normale di Pisa e al Warburg Institute di Londra, ha insegnato a Bologna, Harvard, Yale, Princeton e UCLA, prima di tornare come professore emerito alla Normale. La sua fama globale è legata a un metodo che ha rivoluzionato il mestiere dello storico: la microstoria, un’indagine che parte da frammenti minimi – un processo inquisitoriale, un mugnaio del Cinquecento, una credenza contadina – per illuminare strutture profonde. Opere come "I benandanti" (1966) e "Il formaggio e i vermi" (1976) hanno mostrato che la cultura popolare, la stregoneria e le eresie non sono residui folklorici ma chiavi per comprendere l’Europa moderna.

L’eco internazionale della sua scomparsa testimonia un’eredità che ha attecchito ben oltre l’accademia italiana. In America Latina, dove "El queso y los gusanos" è un classico nelle facoltà di storia e scienze sociali, il suo pensiero è stato diffuso da intellettuali come José Emilio Burucúa a Buenos Aires; la stampa argentina e messicana lo ricorda come il padre della microstoria e un narratore capace di sedurre lettori non specialisti. In Francia, i quotidiani sottolineano il suo ruolo di esploratore del Medioevo e del Rinascimento, mentre in Russia si evidenzia il contributo allo studio della vita quotidiana e delle credenze popolari. Il mondo anglosassone, attraverso testate come The Independent, insiste sul paradigma indiziario da lui teorizzato e sulla capacità di dare voce ai marginalizzati, trasformando il modo di guardare al passato.

Negli ultimi anni Ginzburg aveva scelto Bologna come città d’adozione, frequentandone le biblioteche e contribuendo al sistema bibliotecario comunale. Chi lo ha conosciuto racconta di un uomo dal rigore quasi severo, pronto a scartare ogni citazione incongrua, ma anche capace di accendere discussioni che proseguivano nelle piazze e nelle cene dopo le lezioni. In una delle sue ultime interviste, concessa a un giornale argentino, confessava di sperare ancora di vivere la sua epoca migliore e rifletteva sulla fragilità del pianeta, quasi a suggerire che la lezione della microstoria – l’attenzione ai dettagli, ai legami invisibili, alle conseguenze impreviste – sia oggi più urgente che mai. Se ne va uno studioso che ha insegnato a intere generazioni a diffidare delle grandi narrazioni e a cercare la verità nelle pieghe dei documenti, restituendo dignità a infinite orde di anime dimenticate. La sua opera, tradotta in oltre venti lingue, continuerà a ricordarci che ogni vita, per quanto oscura, può contenere un cosmo.

Divergenza delle fonti

Società e Cultura · 3 testate · 2 lingue

23%Bassa

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Favorevole87%
Neutrale13%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 2 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa europea continentaleStampa russa e CSI
Stampa europea continentale/ Mediterranea
TrionfoPragmatismo

Con la scomparsa di Carlo Ginzburg, la cultura italiana perde uno dei suoi intellettuali più influenti. Figlio di Leone e Natalia Ginzburg, ha rivoluzionato la storiografia con la microstoria, dando voce agli ultimi attraverso opere come 'Il formaggio e i vermi'. La sua eredità accademica, da Bologna a Harvard, resta un punto di riferimento mondiale.

Stampa russa e CSI/ Statale
PragmatismoDistacco

Lo storico italiano Carlo Ginzburg, pioniere della microstoria, è morto a 87 anni. Specialista di Medioevo ed età moderna, ha studiato credenze popolari e stregoneria. Il suo libro 'Il formaggio e i vermi' ha ricostruito la visione del mondo di un mugnaio del Cinquecento.

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