
Accra, la lunga notte dell’acqua e il risveglio tra i rifiuti
All’indomani delle alluvioni che hanno ucciso almeno 12 persone, la capitale ghanese si affida a pale e camion, ma il dibattito sulle vere cause resta irrisolto.
Sabato mattina, sotto un cielo che ancora minacciava pioggia, il presidente ghanese John Dramani Mahama si è chinato a raccogliere rifiuti assieme agli abitanti di Alajo, uno dei quartieri più colpiti dall’alluvione del 29 giugno. Indossava stivali di gomma e brandiva una pala, mentre intorno a lui volontari, soldati e operatori ecologici riempivano camion di detriti. L’esercito era stato mobilitato per l’ultimo giorno di una massiccia campagna di pulizia nazionale, ordinata dopo che le acque si erano ritirate lasciando strade sommerse e case devastate.
La notte del 28 giugno, una pioggia torrenziale si è abbattuta su Accra e Tema, trasformando le strade in fiumi, sommergendo case e negozi, intrappolando famiglie. Secondo fonti ufficiali, almeno dodici persone hanno perso la vita e migliaia sono state sfollate. Con l’acqua alta sono riaffiorati i soliti detriti — plastica, fango, mobili rotti — e con essi l’annoso nodo della gestione urbana in una metropoli dove oltre cinque milioni di abitanti si contendono spazio e servizi. Subito dopo, il governo ha lanciato una campagna di pulizia di due giorni, mobilitando ministeri, municipalità e aziende come Zoomlion, che ha schierato duemila operatori e decine di mezzi pesanti. Anche il Ghana Health Service ha iniziato a fumigare mercati e terminal per scongiurare epidemie di colera.
Tuttavia, mentre le strade tornano percorribili, nel discorso pubblico si è aperta una crepa. Commentatori e opposizione hanno bollato l’iniziativa come una ‘messa in scena’ reattiva: perché, si chiedono, non si sono puliti i canali prima delle piogge? Andrew Egyapa Mercer, ex deputato, ha accusato il governo di incompetenza, ricordando che già in campagna elettorale Mahama aveva promesso stagni di ritenzione e una gestione preventiva. Ma il dibattito tocca ferite più profonde. L’ingegnere ambientale Juliet Ohemeng-Ntiamoah ha messo in guardia dal ridurre tutto ai rifiuti: «Stiamo elevando l’indisciplina a causa principale, ma le vere ragioni sono strutturali», ha dichiarato, invocando un ripensamento dei sistemi di drenaggio capaci di reggere eventi estremi con tempi di ritorno centennali. La sua voce si unisce a quella di chi osserva come l’espansione urbana abbia coperto di cemento terreni un tempo assorbenti, cancellando zone umide e canali naturali.
Intanto, il presidente ha ordinato l’apertura di sei stazioni di trasferimento rifiuti, ferme da quasi un decennio, per alleggerire il viaggio dei tricicli che raccolgono l’immondizia. A Kumasi, il sindaco propone di rendere mensile la giornata di pulizia, sperando di trasformare la reazione in abitudine. Ma nei pressi della laguna di Korle, dove i residenti denunciano scarichi abusivi e la mancanza di cassonetti, l’acqua melmosa continua a lambire montagne di rifiuti. E mentre i camion portano via l’ultimo fango, resta sospesa la domanda se la resilienza tanto sbandierata dai leader basterà a reggere la prossima stagione delle piogge.
| Stampa africana subsahariana | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.70 | critical |
| Stampa europea continentale | +0.20 | neutral |
L'alluvione è un sintomo di cronica negligenza governativa e la pulizia è uno spettacolo vuoto.
Contrapponendo gli sforzi immediati di pulizia alla mancanza di pianificazione a lungo termine, il blocco inquadra le azioni del governo come insufficienti e performative.
Il blocco omette in gran parte qualsiasi valutazione positiva degli sforzi logistici del governo nella pulizia e minimizza l'entità delle piogge naturali come fattore contribuente.
Le inondazioni hanno distrutto vite e il governo ha abbandonato il suo popolo.
Concentrandosi sulla tragedia umana intima e sull'assenza di sostegno statale, il blocco costruisce una narrazione di indifferenza ufficiale.
Il blocco omette qualsiasi discussione sulle misure preventive del governo o sui piani infrastrutturali a lungo termine, se esistono.
La vera sfida globale non è questa alluvione ma il potenziale inespresso dei giovani.
Spostando l'attenzione su una narrazione demografica globale, il blocco marginalizza la tragedia specifica e la riformula come un'opportunità di sviluppo.
Il blocco omette completamente la storia dell'alluvione, non affrontando così la crisi immediata o le sue cause.
Allarga lo sguardo
La scomparsa di Lindsey Graham, il falco repubblicano alleato di Trump
8 lingue · 46 testate
Da Economy & MarketsCrisi abitativa: surplus di case negli Usa, fughe in Iran e scommesse sul credito
4 lingue · 6 testate
Da TechnologyOpenAI lancia Work e chiude Atlas: l’agente autonomo ridisegna la competizione
7 lingue · 7 testate