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Sportmercoledì 8 luglio 2026

Croazia, l’addio di Dalić: si chiude l’era d’oro del calcio balcanico

Dopo l’eliminazione agli ottavi di finale del Mondiale 2026 contro il Portogallo, il ct più vincente della storia croata lascia dopo quasi nove anni e tre podi iridati.

L’avventura di Zlatko Dalić sulla panchina della Croazia si è conclusa con un’immagine che resterà impressa nella memoria dei tifosi: il gol annullato a Joško Gvardiol al 103’ di un ottavo di finale tesissimo contro il Portogallo, rilevato dal sistema semi-automatico del fuorigioco, e pochi minuti dopo la rete di Gonçalo Ramos che ha spento l’ultima speranza balcanica. La sconfitta per 2-1 ha sancito l’uscita dal Mondiale 2026 e, a distanza di cinque giorni, l’annuncio ufficiale della Federazione croata: il commissario tecnico che aveva portato la nazionale a un passo dal tetto del mondo lascia dopo quasi nove anni.

Dalić era subentrato nell’ottobre 2017 in un momento di emergenza, con la qualificazione a Russia 2018 in bilico. In pochi mesi trasformò una squadra in crisi in finalista mondiale, arrendendosi solo alla Francia. Sotto la sua guida, la Croazia ha poi conquistato il bronzo in Qatar 2022 e l’argento nella Nations League 2023, oltre a centrare la qualificazione a due Europei e al Mondiale allargato a 48 squadre. Con 62 vittorie in 111 partite, il tecnico di Livno è diventato il selezionatore più longevo e decorato della storia calcistica del Paese, forgiando un’identità fatta di resistenza, qualità tecnica e un collettivo capace di esaltare il genio di Luka Modrić.

La partita di Dallas ha però mostrato i segni del tempo. Contro un Portogallo capace di gestire l’uscita dal campo di Cristiano Ronaldo e di trovare il guizzo vincente con un subentrato, la Croazia ha pagato l’età avanzata di molti protagonisti – Modrić a 40 anni, Perišić a 37 – e una fase offensiva meno incisiva. Il gol annullato a Gvardiol, con il pallone che secondo la tecnologia aveva sfiorato la testa di Igor Matanović in posizione irregolare, ha scatenato le proteste di Dalić, che in conferenza stampa ha parlato di «ingiustizia» per il suo capitano, costretto a chiudere la carriera mondiale «così, con una sconfitta». La stampa balcanica ha sottolineato come l’episodio abbia reso ancora più amara una serata già segnata dalla consapevolezza di un ciclo al tramonto.

L’addio di Dalić si inserisce in un’emorragia di panchine che sta caratterizzando questo Mondiale: con lui salgono a dodici i commissari tecnici che hanno lasciato durante o subito dopo la competizione, tra cui Roberto Martínez (Portogallo), Julian Nagelsmann (Germania) e Ronald Koeman (Paesi Bassi). Secondo gli analisti dell’Europa centrale, la decisione del croato, pur maturata in un clima di delusione sportiva, appare come un gesto di responsabilità verso una federazione che dovrà ora gestire il ricambio generazionale. I nomi che circolano per la successione, dall’ex interista Ivica Olić all’ex ct Slaven Bilić, suggeriscono la volontà di affidarsi a figure che conoscano a fondo il calcio croato e possano traghettare la nazionale verso un nuovo corso.

Per l’Europa calcistica, la fine dell’era Dalić segna la chiusura di una parentesi in cui una nazione di poco più di quattro milioni di abitanti ha saputo competere stabilmente con le grandi potenze del calcio mondiale. La Croazia esce di scena dal Mondiale, ma lascia in eredità un modello di sviluppo tecnico e una generazione di talenti – da Gvardiol a Vušković – che dovranno ora raccogliere il testimone. Il prossimo appuntamento, le qualificazioni europee, dirà se l’addio del condottiero più vincente sarà stato un punto di arrivo o l’inizio di una nuova storia.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Controversy vs. Legacy
46%Media
4 blocchi · posizioni da −0.30 a +0.80
Skeptical of officiatingCelebratory of legacy
ISRRUSATLLAT
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa israeliana−0.30critical
Stampa russa e CSI+0.70aligned
Stampa atlantica / anglosfera+0.80aligned
Stampa latinoamericana0.00neutral
Le testate croate non sono presenti in questo cluster.
Stampa israeliana−0.30
Voce

La Croazia è stata derubata da una decisione tecnologica discutibile.

Meccanismovittimismo

Concentrandosi sul gol annullato e sulla tecnologia di tracciamento, la narrazione crea un'aura di ingiustizia, spostando l'attenzione dalla prestazione della squadra alla controversia arbitrale.

Omissione

Omette i successi passati di Dalić (finale 2018, bronzo 2022) che avrebbero bilanciato la narrazione di un'uscita controversa.

ScetticismoVittimismo
Stampa russa e CSI+0.70
Voce

Zlatko Dalić è il più grande allenatore nella storia della Croazia, un uomo d'onore che lascia un'eredità indelebile.

Meccanismoeroicizzazione

Elencando i suoi traguardi (finale 2018, bronzo 2022) e citando il suo discorso di commiato, la narrazione costruisce una storia di gratitudine e rispetto, evitando la sconfitta controversa.

Omissione

Omette la controversia arbitrale e il fatto che la Croazia sia stata eliminata precocemente, concentrandosi solo sui successi.

TrionfoPaternalismo
Stampa atlantica / anglosfera+0.80
Voce

Il viaggio di Dalić con la Croazia è stato un'epopea di successi, e il suo addio è un atto di classe e gratitudine.

Meccanismoretorica del viaggio

Adotta il linguaggio della federazione (arrivo umile, viaggio indimenticabile, addio orgoglioso) per trasformare una dimissione in una celebrazione del percorso, evitando ogni accenno alla controversia.

Omissione

Omette la controversia arbitrale e l'eliminazione precoce, così come il contesto di un torneo deludente.

TrionfoPaternalismo
Stampa latinoamericana0.00
Voce

Dalić lascia dopo nove anni, ma la sua uscita è solo una delle tante in questo mondiale: il ciclo si chiude per molti.

Meccanismocontestualizzazione

Inserisce la notizia in un quadro più ampio di cambi di allenatori, normalizzando la decisione e riducendo il peso specifico della controversia.

DistaccoPragmatismo

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mercoledì 8 luglio 2026

Croazia, l’addio di Dalić: si chiude l’era d’oro del calcio balcanico

Dopo l’eliminazione agli ottavi di finale del Mondiale 2026 contro il Portogallo, il ct più vincente della storia croata lascia dopo quasi nove anni e tre podi iridati.

L’avventura di Zlatko Dalić sulla panchina della Croazia si è conclusa con un’immagine che resterà impressa nella memoria dei tifosi: il gol annullato a Joško Gvardiol al 103’ di un ottavo di finale tesissimo contro il Portogallo, rilevato dal sistema semi-automatico del fuorigioco, e pochi minuti dopo la rete di Gonçalo Ramos che ha spento l’ultima speranza balcanica. La sconfitta per 2-1 ha sancito l’uscita dal Mondiale 2026 e, a distanza di cinque giorni, l’annuncio ufficiale della Federazione croata: il commissario tecnico che aveva portato la nazionale a un passo dal tetto del mondo lascia dopo quasi nove anni.

Dalić era subentrato nell’ottobre 2017 in un momento di emergenza, con la qualificazione a Russia 2018 in bilico. In pochi mesi trasformò una squadra in crisi in finalista mondiale, arrendendosi solo alla Francia. Sotto la sua guida, la Croazia ha poi conquistato il bronzo in Qatar 2022 e l’argento nella Nations League 2023, oltre a centrare la qualificazione a due Europei e al Mondiale allargato a 48 squadre. Con 62 vittorie in 111 partite, il tecnico di Livno è diventato il selezionatore più longevo e decorato della storia calcistica del Paese, forgiando un’identità fatta di resistenza, qualità tecnica e un collettivo capace di esaltare il genio di Luka Modrić.

La partita di Dallas ha però mostrato i segni del tempo. Contro un Portogallo capace di gestire l’uscita dal campo di Cristiano Ronaldo e di trovare il guizzo vincente con un subentrato, la Croazia ha pagato l’età avanzata di molti protagonisti – Modrić a 40 anni, Perišić a 37 – e una fase offensiva meno incisiva. Il gol annullato a Gvardiol, con il pallone che secondo la tecnologia aveva sfiorato la testa di Igor Matanović in posizione irregolare, ha scatenato le proteste di Dalić, che in conferenza stampa ha parlato di «ingiustizia» per il suo capitano, costretto a chiudere la carriera mondiale «così, con una sconfitta». La stampa balcanica ha sottolineato come l’episodio abbia reso ancora più amara una serata già segnata dalla consapevolezza di un ciclo al tramonto.

L’addio di Dalić si inserisce in un’emorragia di panchine che sta caratterizzando questo Mondiale: con lui salgono a dodici i commissari tecnici che hanno lasciato durante o subito dopo la competizione, tra cui Roberto Martínez (Portogallo), Julian Nagelsmann (Germania) e Ronald Koeman (Paesi Bassi). Secondo gli analisti dell’Europa centrale, la decisione del croato, pur maturata in un clima di delusione sportiva, appare come un gesto di responsabilità verso una federazione che dovrà ora gestire il ricambio generazionale. I nomi che circolano per la successione, dall’ex interista Ivica Olić all’ex ct Slaven Bilić, suggeriscono la volontà di affidarsi a figure che conoscano a fondo il calcio croato e possano traghettare la nazionale verso un nuovo corso.

Per l’Europa calcistica, la fine dell’era Dalić segna la chiusura di una parentesi in cui una nazione di poco più di quattro milioni di abitanti ha saputo competere stabilmente con le grandi potenze del calcio mondiale. La Croazia esce di scena dal Mondiale, ma lascia in eredità un modello di sviluppo tecnico e una generazione di talenti – da Gvardiol a Vušković – che dovranno ora raccogliere il testimone. Il prossimo appuntamento, le qualificazioni europee, dirà se l’addio del condottiero più vincente sarà stato un punto di arrivo o l’inizio di una nuova storia.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Controversy vs. Legacy
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La Croazia è stata derubata da una decisione tecnologica discutibile.

Meccanismovittimismo

Concentrandosi sul gol annullato e sulla tecnologia di tracciamento, la narrazione crea un'aura di ingiustizia, spostando l'attenzione dalla prestazione della squadra alla controversia arbitrale.

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Omette i successi passati di Dalić (finale 2018, bronzo 2022) che avrebbero bilanciato la narrazione di un'uscita controversa.

ScetticismoVittimismo
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Zlatko Dalić è il più grande allenatore nella storia della Croazia, un uomo d'onore che lascia un'eredità indelebile.

Meccanismoeroicizzazione

Elencando i suoi traguardi (finale 2018, bronzo 2022) e citando il suo discorso di commiato, la narrazione costruisce una storia di gratitudine e rispetto, evitando la sconfitta controversa.

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Omette la controversia arbitrale e il fatto che la Croazia sia stata eliminata precocemente, concentrandosi solo sui successi.

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Il viaggio di Dalić con la Croazia è stato un'epopea di successi, e il suo addio è un atto di classe e gratitudine.

Meccanismoretorica del viaggio

Adotta il linguaggio della federazione (arrivo umile, viaggio indimenticabile, addio orgoglioso) per trasformare una dimissione in una celebrazione del percorso, evitando ogni accenno alla controversia.

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Omette la controversia arbitrale e l'eliminazione precoce, così come il contesto di un torneo deludente.

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Dalić lascia dopo nove anni, ma la sua uscita è solo una delle tante in questo mondiale: il ciclo si chiude per molti.

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