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sabato 13 giugno 2026

Zaporizhzhia, attacco al parco mezzi della centrale nucleare mentre torna l’elettricità

Dopo quasi tre giorni di blackout, la linea di riserva è stata riparata sotto cessate il fuoco mediato dall’AIEA, ma nuovi raid ucraini hanno colpito le infrastrutture di trasporto del personale.

La centrale nucleare di Zaporizhzhia è stata riconnessa alla rete elettrica esterna sabato, dopo aver trascorso quasi tre giorni in completo isolamento energetico a causa del danneggiamento della linea di riserva “Ferrosplavnaja-1”. Il ripristino, avvenuto sotto la protezione di un cessate il fuoco locale mediato dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), ha posto fine a uno dei blackout più lunghi subiti dall’impianto dal febbraio 2022. Poche ore prima, tuttavia, le forze armate ucraine avevano colpito il reparto trasporti della centrale, danneggiando tre autoveicoli – due dei quali completamente distrutti dalle fiamme –, colonnine di rifornimento e vetrate. La direzione della centrale, controllata dalle autorità russe, ha annunciato che notificherà l’accaduto agli ispettori AIEA presenti sul posto.

L’attacco al trasporto di personale e materiali non è un episodio isolato: lo scorso 31 maggio un raid analogo aveva distrutto sei autobus e due furgoni. Sabato scorso, inoltre, il sindaco di Ėnergodar ha denunciato attacchi alla rete energetica e informatica cittadina, mentre il giorno precedente l’edificio dell’amministrazione comunale era stato bersaglio di ventisei colpi. Fonti russe sottolineano che tutti i reattori – sei unità VVER-1000 – restano in arresto a freddo e che i livelli di radiazione permangono nella norma, ma la preoccupazione per la sicurezza cresce con il moltiplicarsi di azioni militari mirate alle infrastrutture accessorie, essenziali per la logistica e il raffreddamento di un impianto che non produce più elettricità dal settembre 2022.

Il direttore generale dell’AIEA, Rafael Grossi, ha espresso “profonda inquietudine” per l’intensificarsi dell’attività bellica nei pressi della centrale, sottolineando come i principi fondamentali della sicurezza nucleare siano ormai messi a repentaglio quasi quotidianamente. È la diciannovesima volta dall’inizio del conflitto che Zaporizhzhia perde completamente l’alimentazione esterna; in questa occasione, il blackout è durato circa tre giorni e ha costretto i tecnici ad affidarsi ai generatori diesel di emergenza. L’agenzia ONU, cui osservatori occidentali guardano come ultima garanzia diplomatica, ha confermato che la riparazione è stata possibile solo grazie a una tregua negoziata ad hoc, ma la fragilità di simili intese emerge con violenza proprio mentre si rinnovano le ostilità contro obiettivi sensibili.

Per l’Europa e per l’Italia, la posta in gioco resta altissima. Un incidente rilevante a Zaporizhzhia – il sito nucleare più grande del continente, situato in una zona di combattimento attivo – avrebbe ricadute radioecologiche transfrontaliere e conseguenze immediate sui mercati energetici già provati dalla guerra. L’episodio di sabato dimostra che perfino un successo operativo come il ripristino della corrente, ottenuto con una tregua mediata, appare subito minacciato da nuovi attacchi. L’analisi che giunge da Bruxelles e da Teheran converge su un punto: senza un accordo politico che demilitarizzi l’area, la comunità internazionale si troverà sempre più spesso a rincorrere le emergenze, mentre la soglia di rischio di un disastro nucleare – in piena guerra d’attrito – si abbassa pericolosamente.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa russa e CSIStampa arabo levante-Maghreb
Stampa russa e CSI/ stato
indignazioneallarmevittimismo

Le forze ucraine hanno deliberatamente colpito il capannone dei trasporti della centrale nucleare di Zaporizhzhia, una struttura vitale per la logistica, danneggiando tre veicoli e infrastrutture nel tentativo di bloccare le consegne e mettere a rischio la sicurezza nucleare. Si tratta dell'ennesimo attacco a una centrale atomica in mano russa, che alimenta l'indignazione e l'allarme per una possibile catastrofe. Nonostante tutto, i sistemi di sicurezza funzionano e il livello di radiazioni resta normale, ma la minaccia di nuovi raid persiste.

Stampa arabo levante-Maghreb
distaccopragmatismo

Dopo un attacco, la centrale di Zaporizhzhia, sotto occupazione russa, è stata ricollegata alla rete elettrica grazie alla riparazione di una linea di riserva durante un cessate il fuoco locale mediato dall'AIEA. L'agenzia ha confermato il ripristino, precisando che è stata la diciannovesima volta che l'impianto perdeva l'alimentazione esterna dall'inizio del conflitto. L'interruzione aveva costretto all'uso di generatori diesel, ma l'episodio si è risolto senza danni alla sicurezza nucleare.

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sabato 13 giugno 2026

Zaporizhzhia, attacco al parco mezzi della centrale nucleare mentre torna l’elettricità

Dopo quasi tre giorni di blackout, la linea di riserva è stata riparata sotto cessate il fuoco mediato dall’AIEA, ma nuovi raid ucraini hanno colpito le infrastrutture di trasporto del personale.

La centrale nucleare di Zaporizhzhia è stata riconnessa alla rete elettrica esterna sabato, dopo aver trascorso quasi tre giorni in completo isolamento energetico a causa del danneggiamento della linea di riserva “Ferrosplavnaja-1”. Il ripristino, avvenuto sotto la protezione di un cessate il fuoco locale mediato dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), ha posto fine a uno dei blackout più lunghi subiti dall’impianto dal febbraio 2022. Poche ore prima, tuttavia, le forze armate ucraine avevano colpito il reparto trasporti della centrale, danneggiando tre autoveicoli – due dei quali completamente distrutti dalle fiamme –, colonnine di rifornimento e vetrate. La direzione della centrale, controllata dalle autorità russe, ha annunciato che notificherà l’accaduto agli ispettori AIEA presenti sul posto.

L’attacco al trasporto di personale e materiali non è un episodio isolato: lo scorso 31 maggio un raid analogo aveva distrutto sei autobus e due furgoni. Sabato scorso, inoltre, il sindaco di Ėnergodar ha denunciato attacchi alla rete energetica e informatica cittadina, mentre il giorno precedente l’edificio dell’amministrazione comunale era stato bersaglio di ventisei colpi. Fonti russe sottolineano che tutti i reattori – sei unità VVER-1000 – restano in arresto a freddo e che i livelli di radiazione permangono nella norma, ma la preoccupazione per la sicurezza cresce con il moltiplicarsi di azioni militari mirate alle infrastrutture accessorie, essenziali per la logistica e il raffreddamento di un impianto che non produce più elettricità dal settembre 2022.

Il direttore generale dell’AIEA, Rafael Grossi, ha espresso “profonda inquietudine” per l’intensificarsi dell’attività bellica nei pressi della centrale, sottolineando come i principi fondamentali della sicurezza nucleare siano ormai messi a repentaglio quasi quotidianamente. È la diciannovesima volta dall’inizio del conflitto che Zaporizhzhia perde completamente l’alimentazione esterna; in questa occasione, il blackout è durato circa tre giorni e ha costretto i tecnici ad affidarsi ai generatori diesel di emergenza. L’agenzia ONU, cui osservatori occidentali guardano come ultima garanzia diplomatica, ha confermato che la riparazione è stata possibile solo grazie a una tregua negoziata ad hoc, ma la fragilità di simili intese emerge con violenza proprio mentre si rinnovano le ostilità contro obiettivi sensibili.

Per l’Europa e per l’Italia, la posta in gioco resta altissima. Un incidente rilevante a Zaporizhzhia – il sito nucleare più grande del continente, situato in una zona di combattimento attivo – avrebbe ricadute radioecologiche transfrontaliere e conseguenze immediate sui mercati energetici già provati dalla guerra. L’episodio di sabato dimostra che perfino un successo operativo come il ripristino della corrente, ottenuto con una tregua mediata, appare subito minacciato da nuovi attacchi. L’analisi che giunge da Bruxelles e da Teheran converge su un punto: senza un accordo politico che demilitarizzi l’area, la comunità internazionale si troverà sempre più spesso a rincorrere le emergenze, mentre la soglia di rischio di un disastro nucleare – in piena guerra d’attrito – si abbassa pericolosamente.

Divergenza delle fonti

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Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

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Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa russa e CSI/ stato
indignazioneallarmevittimismo

Le forze ucraine hanno deliberatamente colpito il capannone dei trasporti della centrale nucleare di Zaporizhzhia, una struttura vitale per la logistica, danneggiando tre veicoli e infrastrutture nel tentativo di bloccare le consegne e mettere a rischio la sicurezza nucleare. Si tratta dell'ennesimo attacco a una centrale atomica in mano russa, che alimenta l'indignazione e l'allarme per una possibile catastrofe. Nonostante tutto, i sistemi di sicurezza funzionano e il livello di radiazioni resta normale, ma la minaccia di nuovi raid persiste.

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Dopo un attacco, la centrale di Zaporizhzhia, sotto occupazione russa, è stata ricollegata alla rete elettrica grazie alla riparazione di una linea di riserva durante un cessate il fuoco locale mediato dall'AIEA. L'agenzia ha confermato il ripristino, precisando che è stata la diciannovesima volta che l'impianto perdeva l'alimentazione esterna dall'inizio del conflitto. L'interruzione aveva costretto all'uso di generatori diesel, ma l'episodio si è risolto senza danni alla sicurezza nucleare.

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