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Geopolitica e Politicamercoledì 1 luglio 2026

Zaluzhny a Zelensky: 'Mi candiderò'. L'Ucraina discute le elezioni

L'ex comandante in capo delle forze armate ha comunicato al presidente l'intenzione di correre, mentre a Kiev si valutano i sondaggi e le possibili date del voto.

Valerij Zalužnyj, ex comandante in capo delle forze armate ucraine e oggi ambasciatore a Londra, ha comunicato personalmente al presidente Volodymyr Zelensky l'intenzione di candidarsi alle prossime elezioni presidenziali, qualora si tengano in autunno. L'incontro, avvenuto a Kiev con il pretesto formale della crisi di governo britannica, ha visto Zelensky porre una domanda diretta: «Se le elezioni si terranno in autunno, ti candiderai?». Secondo fonti vicine a entrambi i partecipanti, citate dalla stampa ucraina e riprese da media internazionali, la risposta di Zalužnyj è stata netta: «Sì. Lo farò». Un passaggio che segna uno spartiacque nella politica ucraina, cristallizzando la rivalità tra i due volti più noti della resistenza all'invasione russa.

La dichiarazione arriva mentre nell'entourage presidenziale si moltiplicano le riunioni riservate sul futuro assetto del potere. Fonti dell'ufficio del presidente riferiscono di un incontro a porte chiuse nella residenza di campagna di Zelensky con i vertici dell'esecutivo e della maggioranza parlamentare, durante il quale sono stati esaminati sondaggi riservati che mostrano un arresto del calo di consensi del presidente e un timido recupero. Secondo questi dati, al primo turno Zelensky otterrebbe il 33% delle preferenze, Zalužnyj il 22% e il capo dell'ufficio presidenziale Kyrylo Budanov il 14%; al ballottaggio, però, Zalužnyj prevarrebbe con il 37% contro il 32%. Di fronte a queste proiezioni, Zelensky avrebbe offerto a Zalužnyj qualsiasi incarico di governo, compresa la guida dell'esecutivo, ma l'ex generale ha declinato, motivando la scelta con la responsabilità verso le aspettative che molti ucraini ripongono in lui. Inviati del presidente, tra cui il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale e il capogruppo di Servitore del Popolo, hanno successivamente chiesto a Zalužnyj di «riflettere ancora», senza smuoverlo dalla sua posizione.

La prospettiva di un voto in tempo di guerra solleva interrogativi giuridici e politici di prim'ordine. La legislazione ucraina vieta lo svolgimento di elezioni durante la legge marziale, e qualsiasi modifica richiederebbe un voto parlamentare. Analisti di Bruxelles osservano che una campagna elettorale combattuta rischierebbe di incrinare la coesione nazionale in una fase ancora delicata del conflitto, mentre da Mosca i commentatori statali leggono la rivalità come sintomo di instabilità, pronosticando un indebolimento di Zelensky. Al contrario, fonti diplomatiche occidentali sottolineano che un processo elettorale credibile necessiterebbe di garanzie di sicurezza e di un'osservazione internazionale oggi difficilmente realizzabili su tutto il territorio.

Zalužnyj, soprannominato il «generale di ferro», è l'uomo che ha orchestrato la difesa di Kiev nel 2022, guadagnando una popolarità trasversale. La sua rimozione dal comando nel febbraio 2024 e la nomina ad ambasciatore furono interpretate da molti osservatori come un tentativo di allontanare un rivale scomodo. Le tensioni tra i due erano già affiorate pubblicamente: Zalužnyj ha accusato il presidente di interferenze nella pianificazione militare, in particolare durante la fallita controffensiva del 2023, e ha descritto un clima di intimidazione, con perquisizioni nei suoi uffici da parte dei servizi di sicurezza fedeli al capo dello Stato. La sua decisione di scendere in campo trasforma una competizione latente in un confronto aperto, con potenziali ripercussioni sulla tenuta del fronte interno e sulla percezione internazionale dell'Ucraina.

Allo stato attuale, nessuna data elettorale è stata fissata e il quadro normativo resta immutato. Fonti di Kiev indicano che il dibattito è in corso ai massimi livelli, con una parte dello staff presidenziale favorevole a sfruttare la finestra di consenso per un voto già nell'autunno del 2026, e un'altra che mette in guardia dai rischi di una polarizzazione. Il dossier rimane confinato alle consultazioni informali, ma la mossa di Zalužnyj imprime un'accelerazione che rende più concreta l'ipotesi di un passaggio elettorale, con tutte le incognite che esso comporterebbe per il futuro del paese e per gli equilibri del sostegno occidentale.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 1 lingue

30%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa russa e CSIStampa europea continentale
Stampa russa e CSI
SchadenfreudeScetticismo

La Russia presenta la possibile candidatura di Zaluzhny come un sintomo del caos politico ucraino, alimentato da divisioni interne e dall'incapacità di Zelensky di mantenere il controllo. Il conflitto tra i due leader viene letto come una conferma della fragilità del regime di Kiev.

Stampa europea continentale
DistaccoPragmatismo

L'Europa continentale riporta la notizia con tono cauto, evidenziando sia la legittimità della candidatura in un sistema democratico sia i possibili rischi per la stabilità politica durante la guerra. Si sottolinea la necessità di bilanciare pluralismo e unità nazionale.

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mercoledì 1 luglio 2026

Zaluzhny a Zelensky: 'Mi candiderò'. L'Ucraina discute le elezioni

L'ex comandante in capo delle forze armate ha comunicato al presidente l'intenzione di correre, mentre a Kiev si valutano i sondaggi e le possibili date del voto.

Valerij Zalužnyj, ex comandante in capo delle forze armate ucraine e oggi ambasciatore a Londra, ha comunicato personalmente al presidente Volodymyr Zelensky l'intenzione di candidarsi alle prossime elezioni presidenziali, qualora si tengano in autunno. L'incontro, avvenuto a Kiev con il pretesto formale della crisi di governo britannica, ha visto Zelensky porre una domanda diretta: «Se le elezioni si terranno in autunno, ti candiderai?». Secondo fonti vicine a entrambi i partecipanti, citate dalla stampa ucraina e riprese da media internazionali, la risposta di Zalužnyj è stata netta: «Sì. Lo farò». Un passaggio che segna uno spartiacque nella politica ucraina, cristallizzando la rivalità tra i due volti più noti della resistenza all'invasione russa.

La dichiarazione arriva mentre nell'entourage presidenziale si moltiplicano le riunioni riservate sul futuro assetto del potere. Fonti dell'ufficio del presidente riferiscono di un incontro a porte chiuse nella residenza di campagna di Zelensky con i vertici dell'esecutivo e della maggioranza parlamentare, durante il quale sono stati esaminati sondaggi riservati che mostrano un arresto del calo di consensi del presidente e un timido recupero. Secondo questi dati, al primo turno Zelensky otterrebbe il 33% delle preferenze, Zalužnyj il 22% e il capo dell'ufficio presidenziale Kyrylo Budanov il 14%; al ballottaggio, però, Zalužnyj prevarrebbe con il 37% contro il 32%. Di fronte a queste proiezioni, Zelensky avrebbe offerto a Zalužnyj qualsiasi incarico di governo, compresa la guida dell'esecutivo, ma l'ex generale ha declinato, motivando la scelta con la responsabilità verso le aspettative che molti ucraini ripongono in lui. Inviati del presidente, tra cui il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale e il capogruppo di Servitore del Popolo, hanno successivamente chiesto a Zalužnyj di «riflettere ancora», senza smuoverlo dalla sua posizione.

La prospettiva di un voto in tempo di guerra solleva interrogativi giuridici e politici di prim'ordine. La legislazione ucraina vieta lo svolgimento di elezioni durante la legge marziale, e qualsiasi modifica richiederebbe un voto parlamentare. Analisti di Bruxelles osservano che una campagna elettorale combattuta rischierebbe di incrinare la coesione nazionale in una fase ancora delicata del conflitto, mentre da Mosca i commentatori statali leggono la rivalità come sintomo di instabilità, pronosticando un indebolimento di Zelensky. Al contrario, fonti diplomatiche occidentali sottolineano che un processo elettorale credibile necessiterebbe di garanzie di sicurezza e di un'osservazione internazionale oggi difficilmente realizzabili su tutto il territorio.

Zalužnyj, soprannominato il «generale di ferro», è l'uomo che ha orchestrato la difesa di Kiev nel 2022, guadagnando una popolarità trasversale. La sua rimozione dal comando nel febbraio 2024 e la nomina ad ambasciatore furono interpretate da molti osservatori come un tentativo di allontanare un rivale scomodo. Le tensioni tra i due erano già affiorate pubblicamente: Zalužnyj ha accusato il presidente di interferenze nella pianificazione militare, in particolare durante la fallita controffensiva del 2023, e ha descritto un clima di intimidazione, con perquisizioni nei suoi uffici da parte dei servizi di sicurezza fedeli al capo dello Stato. La sua decisione di scendere in campo trasforma una competizione latente in un confronto aperto, con potenziali ripercussioni sulla tenuta del fronte interno e sulla percezione internazionale dell'Ucraina.

Allo stato attuale, nessuna data elettorale è stata fissata e il quadro normativo resta immutato. Fonti di Kiev indicano che il dibattito è in corso ai massimi livelli, con una parte dello staff presidenziale favorevole a sfruttare la finestra di consenso per un voto già nell'autunno del 2026, e un'altra che mette in guardia dai rischi di una polarizzazione. Il dossier rimane confinato alle consultazioni informali, ma la mossa di Zalužnyj imprime un'accelerazione che rende più concreta l'ipotesi di un passaggio elettorale, con tutte le incognite che esso comporterebbe per il futuro del paese e per gli equilibri del sostegno occidentale.

Divergenza delle fonti

Geopolitica e Politica · 3 testate · 1 lingua

30%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Neutrale63%
Critico37%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 1 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa russa e CSIStampa europea continentale
Stampa russa e CSI
SchadenfreudeScetticismo

La Russia presenta la possibile candidatura di Zaluzhny come un sintomo del caos politico ucraino, alimentato da divisioni interne e dall'incapacità di Zelensky di mantenere il controllo. Il conflitto tra i due leader viene letto come una conferma della fragilità del regime di Kiev.

Stampa europea continentale
DistaccoPragmatismo

L'Europa continentale riporta la notizia con tono cauto, evidenziando sia la legittimità della candidatura in un sistema democratico sia i possibili rischi per la stabilità politica durante la guerra. Si sottolinea la necessità di bilanciare pluralismo e unità nazionale.

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