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Geopolitica e Politicadomenica 21 giugno 2026

Visti per Giappone e Usa, dal 1° luglio nuove tariffe e corsie accelerate

Il Giappone aumenta per la prima volta dal 1978 i costi dei visti, gli Stati Uniti sperimentano una corsia preferenziale. Cosa cambia per i viaggiatori italiani.

Il 1° luglio 2026 segna l’entrata in vigore di due rilevanti modifiche alle politiche di rilascio dei visti da parte di grandi economie: il Giappone ritocca dopo 48 anni le tariffe per i visti d’ingresso, mentre gli Stati Uniti lanciano un programma pilota per accelerare i colloqui consolari dietro pagamento di un supplemento. Entrambe le decisioni giungono in un contesto di crescenti pressioni migratorie e di ricerca di nuovi equilibri tra sicurezza nazionale, gestione amministrativa e promozione turistica.

Su decisione del governo di Tokyo, il costo del visto a ingresso singolo per il Giappone passa da 3.000 a 15.000 yen (circa 110 euro), mentre il visto a ingressi multipli sale da 6.000 a 30.000 yen (220 euro). L’aumento, che tocca anche le pratiche di residenza permanente e i cambi di status, è motivato dalla necessità di adeguare le tariffe all’inflazione e ai mutati rapporti di cambio, fermi al 1978. Secondo il ministro degli Esteri Toshimitsu Motegi, la revisione è stata ponderata e non dovrebbe avere ripercussioni immediate sul turismo internazionale. Le entrate supplementari – previste fino a coprire costi amministrativi ormai cresciuti – saranno destinate a programmi di lingua giapponese e al contrasto ai soggiornanti irregolari, in un paese che conta oltre 4,1 milioni di residenti stranieri.

Parallelamente, l’amministrazione Trump introduce un servizio “premium” per i richiedenti visti turistici e d’affari B1/B2. Pagando 750 dollari in aggiunta ai 185 di base, si potrà ottenere un colloquio consolare entro dieci giorni. La fase pilota scade il 31 dicembre 2026, con una verifica della domanda per un’eventuale estensione o ampliamento ad altre sedi diplomatiche. La misura nasce per smaltire gli arretrati provocati dai controlli rafforzati, che includono depositi economici e informazioni personali aggiuntive, i quali hanno dilatato i tempi d’attesa e suscitato numerose lamentele. Il Dipartimento di Stato precisa che il pagamento non garantisce in alcun modo il rilascio del visto.

Per i viaggiatori italiani ed europei, entrambe le novità comportano costi potenzialmente maggiori, sebbene il Giappone resti competitivo rispetto alle tariffe di altri paesi occidentali. Negli Stati Uniti, il rinnovo di un visto può costare fino a 470 dollari, mentre in Germania si spendono tra 93 e 98 euro. Le autorità nipponiche sottolineano come le proprie tariffe, anche dopo la revisione, rimangano inferiori a quelle medie occidentali. Gli analisti di Bruxelles osservano che l’evoluzione di questi strumenti potrebbe influenzare i flussi turistici e professionali, in un momento di ridefinizione delle politiche di accesso ai mercati del lavoro e di gestione delle frontiere.

Entrambi i regimi entrano in vigore con le domande presentate a partire dal 1° luglio. Tokyo applicherà da subito le nuove tariffe, mentre Washington avvierà la fase sperimentale fino a fine anno; la decisione sul futuro del programma premium è attesa dopo la valutazione dei dati raccolti nei primi mesi di esercizio.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa latinoamericana
PragmatismoTrionfo

Dal 1° luglio gli Stati Uniti avvieranno un servizio premium opzionale per i richiedenti visto B1/B2, che pagando un costo extra potranno ridurre drasticamente i tempi di attesa. L'iniziativa è presentata come un beneficio atteso da tempo che semplificherà la vita a milioni di viaggiatori.

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AllarmePragmatismo

Il Giappone aumenterà le tariffe dei visti per cittadini stranieri per la prima volta in 48 anni: il costo del visto singolo quintuplica da 3.000 a 15.000 yen a partire dal luglio 2026. I media indonesiani convertono l’aumento in rupie e avvisano i viaggiatori di mettere in conto spese molto più alte.

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domenica 21 giugno 2026

Visti per Giappone e Usa, dal 1° luglio nuove tariffe e corsie accelerate

Il Giappone aumenta per la prima volta dal 1978 i costi dei visti, gli Stati Uniti sperimentano una corsia preferenziale. Cosa cambia per i viaggiatori italiani.

Il 1° luglio 2026 segna l’entrata in vigore di due rilevanti modifiche alle politiche di rilascio dei visti da parte di grandi economie: il Giappone ritocca dopo 48 anni le tariffe per i visti d’ingresso, mentre gli Stati Uniti lanciano un programma pilota per accelerare i colloqui consolari dietro pagamento di un supplemento. Entrambe le decisioni giungono in un contesto di crescenti pressioni migratorie e di ricerca di nuovi equilibri tra sicurezza nazionale, gestione amministrativa e promozione turistica.

Su decisione del governo di Tokyo, il costo del visto a ingresso singolo per il Giappone passa da 3.000 a 15.000 yen (circa 110 euro), mentre il visto a ingressi multipli sale da 6.000 a 30.000 yen (220 euro). L’aumento, che tocca anche le pratiche di residenza permanente e i cambi di status, è motivato dalla necessità di adeguare le tariffe all’inflazione e ai mutati rapporti di cambio, fermi al 1978. Secondo il ministro degli Esteri Toshimitsu Motegi, la revisione è stata ponderata e non dovrebbe avere ripercussioni immediate sul turismo internazionale. Le entrate supplementari – previste fino a coprire costi amministrativi ormai cresciuti – saranno destinate a programmi di lingua giapponese e al contrasto ai soggiornanti irregolari, in un paese che conta oltre 4,1 milioni di residenti stranieri.

Parallelamente, l’amministrazione Trump introduce un servizio “premium” per i richiedenti visti turistici e d’affari B1/B2. Pagando 750 dollari in aggiunta ai 185 di base, si potrà ottenere un colloquio consolare entro dieci giorni. La fase pilota scade il 31 dicembre 2026, con una verifica della domanda per un’eventuale estensione o ampliamento ad altre sedi diplomatiche. La misura nasce per smaltire gli arretrati provocati dai controlli rafforzati, che includono depositi economici e informazioni personali aggiuntive, i quali hanno dilatato i tempi d’attesa e suscitato numerose lamentele. Il Dipartimento di Stato precisa che il pagamento non garantisce in alcun modo il rilascio del visto.

Per i viaggiatori italiani ed europei, entrambe le novità comportano costi potenzialmente maggiori, sebbene il Giappone resti competitivo rispetto alle tariffe di altri paesi occidentali. Negli Stati Uniti, il rinnovo di un visto può costare fino a 470 dollari, mentre in Germania si spendono tra 93 e 98 euro. Le autorità nipponiche sottolineano come le proprie tariffe, anche dopo la revisione, rimangano inferiori a quelle medie occidentali. Gli analisti di Bruxelles osservano che l’evoluzione di questi strumenti potrebbe influenzare i flussi turistici e professionali, in un momento di ridefinizione delle politiche di accesso ai mercati del lavoro e di gestione delle frontiere.

Entrambi i regimi entrano in vigore con le domande presentate a partire dal 1° luglio. Tokyo applicherà da subito le nuove tariffe, mentre Washington avvierà la fase sperimentale fino a fine anno; la decisione sul futuro del programma premium è attesa dopo la valutazione dei dati raccolti nei primi mesi di esercizio.

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Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa latinoamericanaStampa sud-est asiatica
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PragmatismoTrionfo

Dal 1° luglio gli Stati Uniti avvieranno un servizio premium opzionale per i richiedenti visto B1/B2, che pagando un costo extra potranno ridurre drasticamente i tempi di attesa. L'iniziativa è presentata come un beneficio atteso da tempo che semplificherà la vita a milioni di viaggiatori.

Stampa sud-est asiatica
AllarmePragmatismo

Il Giappone aumenterà le tariffe dei visti per cittadini stranieri per la prima volta in 48 anni: il costo del visto singolo quintuplica da 3.000 a 15.000 yen a partire dal luglio 2026. I media indonesiani convertono l’aumento in rupie e avvisano i viaggiatori di mettere in conto spese molto più alte.

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