
Vertice NATO: gli USA minacciano misure sui ritardatari, Meloni riunisce i ministri chiave
L’ambasciatore Whitaker avverte che Washington potrebbe agire contro chi non raggiunge il 5% del PIL in difesa, mentre l’Italia prepara la posizione da portare ad Ankara.
A pochi giorni dal vertice NATO di Ankara del 7 e 8 luglio, l’amministrazione statunitense ha alzato la pressione sugli alleati europei che non hanno ancora delineato un percorso credibile verso l’obiettivo del 5% del PIL in spese per la difesa, concordato all’Aja nel 2025. Secondo fonti dell’Alleanza, l’ambasciatore americano Matthew Whitaker ha dichiarato che Washington potrebbe adottare misure contro i paesi in ritardo, citando in particolare la Spagna per la mancata disponibilità delle basi durante l’operazione Epic Fury contro l’Iran e per l’assenza di una traiettoria di spesa convincente. Nelle stesse ore, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato a Palazzo Chigi il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per definire la linea italiana, in un clima descritto da fonti governative come “serenissimo e di piena collaborazione”.
Secondo l’amministrazione statunitense, il vertice rappresenta una “pagella” sui progressi compiuti dagli alleati dopo l’impegno dell’Aja. Whitaker ha riconosciuto che paesi come Polonia, Stati baltici, paesi nordici e Germania sono all’avanguardia, mentre altri – tra cui l’Italia, che investe il 2,8% del PIL con un incremento dello 0,71% legato soprattutto alla sicurezza territoriale – non hanno ancora mostrato un sentiero credibile. Fonti diplomatiche europee sottolineano che la richiesta di Washington si inserisce in una più ampia strategia di trasferimento degli oneri della difesa convenzionale del continente agli alleati NATO, con gli Stati Uniti che intendono mantenere responsabilità globali ma esigono una più equa ripartizione dei costi.
Sul fronte italiano, fonti vicine al dossier hanno smentito le ricostruzioni secondo cui Roma si opporrebbe a impegni finanziari per la fornitura di armi all’Ucraina oltre il 2027. L’obiettivo del governo, spiegano le stesse fonti, è mantenere una formulazione che non pregiudichi le prospettive di un negoziato con la Russia, senza arretrare nel sostegno a Kiev. Il ministro Tajani ha confermato che l’Italia ribadirà ad Ankara l’impegno sulla spesa militare, definendolo “un passo coraggioso e necessario”. Parallelamente, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha espresso piena fiducia nella capacità europea, affermando che Stati Uniti ed Europa dipendono reciprocamente e che da Ankara arriverà un forte segnale di sostegno all’Ucraina con finanziamenti consistenti.
Fonti NATO indicano che gli alleati europei sono pronti a colmare quasi tutte le lacune lasciate dagli Stati Uniti nei piani di difesa dell’Alleanza, con l’eccezione dei bombardieri strategici. Il vertice, che per la prima volta includerà un Forum dell’industria della difesa, sarà anche l’occasione per rafforzare la cooperazione con la Turchia, definita da Whitaker un alleato “molto capace”. Secondo analisti di Bruxelles, l’incontro di Ankara potrebbe confermare un’accelerazione nella costruzione di capacità militari concrete, ma le tensioni con Washington sui criteri di spesa e sull’accesso alle basi rischiano di condizionare il clima politico, in particolare per quei governi, come quello italiano e spagnolo, che devono bilanciare le richieste americane con i vincoli di bilancio e le sensibilità parlamentari interne.
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Gli alleati europei subiscono una rinnovata pressione americana per raggiungere l'obiettivo del 5% di spesa per la difesa in vista del vertice di Ankara. L'Italia ha convocato una riunione interministeriale d'urgenza per coordinare la propria posizione, mentre la Germania riceve elogi per i suoi sforzi, evidenziando le tensioni interne all'alleanza sulle priorità di bilancio.
Il vertice di Ankara è presentato come un momento cruciale per valutare i progressi degli alleati sull'impegno del 5% di spesa per la difesa e per costruire una NATO più forte e letale. Gli Stati Uniti considerano l'incontro come una pagella sulla condivisione degli oneri, con fiducia nel fatto che l'alleanza stia procedendo verso una maggiore responsabilità europea per la difesa del continente.
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