
Nato 3.0 ad Ankara: la spinta di Trump e il riarmo europeo sotto esame
Al vertice di Ankara, gli alleati devono dimostrare a Washington che l'aumento delle spese militari al 5% del Pil è credibile, mentre si delinea un'alleanza più europea ma ancora dipendente dagli Stati Uniti.
Il vertice Nato di Ankara del 7-8 luglio si apre con un ultimatum dell'amministrazione Trump: gli alleati devono «immediatamente» portare la spesa per la difesa al 5% del Pil, pena conseguenze che il presidente americano minaccia di annunciare personalmente. La richiesta, già formalizzata al summit dell'Aia dello scorso anno con l'obiettivo del 2035, si scontra con la realtà di bilanci nazionali ancora lontani: secondo fonti diplomatiche, solo Polonia, paesi baltici e nordici sono in linea, mentre il Regno Unito arriverà al 2,7% nel 2029 e la Germania, pur con uno sforzo senza precedenti, punta al 3,5% entro il 2029. L'Italia, che ha raggiunto la soglia del 2%, resta distante dal nuovo target, in un contesto in cui Washington valuta di privilegiare negli appalti militari i paesi più virtuosi.
Nell'ottica di Washington, la spesa è solo un tassello di una più ampia richiesta di «lealtà» e di assunzione di responsabilità da parte europea. L'amministrazione Trump ha già annunciato il taglio di 5.000 soldati in Germania e una revisione semestrale della presenza militare in Europa, segnalando che il disimpegno è strutturale e non legato a un singolo presidente. Secondo analisti americani, la guerra in Iran ha acuito le fratture: diversi alleati, tra cui Italia e Spagna, hanno limitato l'uso del proprio spazio aereo o delle basi per le operazioni statunitensi, scatenando uno scontro diplomatico che getta un'ombra sul vertice. Dal canto loro, i leader europei, con il segretario generale Mark Rutte, cercano di dimostrare che l'aumento di 1.200 miliardi di dollari di spesa dal 2016 e i nuovi contratti miliardari annunciati al Forum dell'industria della difesa in programma martedì rappresentano un percorso credibile verso una «Nato 3.0», in cui gli Stati Uniti restano il garante ultimo ma l'Europa guida la difesa convenzionale del continente. In questo quadro, la Germania cerca la sponda dell'Italia per bilanciare la Francia nel direttorio informale a cinque (E5) che sta emergendo come cabina di regia della nuova Nato.
La posta in gioco è la tenuta dell'alleanza. Secondo fonti diplomatiche a Bruxelles, il vertice dovrebbe sancire per la prima volta in una dichiarazione finale il principio di una «Europa più forte in una Nato più forte», con un esplicito riferimento alla «europeizzazione» del burden-sharing. Parallelamente, il sostegno all'Ucraina assume un rilievo maggiore rispetto al passato: gli alleati si impegnano a garantire 140 miliardi di euro in due anni, di cui 60 miliardi dal prestito UE, mentre Kiev viene riconosciuta come «fornitore di sicurezza» per l'Europa grazie alla sua industria bellica in rapida crescita. La dichiarazione ribadirà che la Russia resta una minaccia a lungo termine e che l'Iran non deve dotarsi di armi nucleari, con un passaggio sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
Il vertice si svolge in un clima di incertezza: il presidente turco Erdogan lo ha definito «decisivo per la storia dell'alleanza», mentre il segretario di Stato americano Marco Rubio lo considera «il più importante di sempre». La cena di gala di martedì al palazzo presidenziale, con i soli capi di Stato e di governo, sarà il momento in cui Trump incontrerà personalmente Zelensky e potrebbe ribadire le sue richieste. Mercoledì il Consiglio atlantico si riunirà per approvare la dichiarazione finale, che secondo le bozze includerà l'impegno a raggiungere il 5% entro il 2035 e il pacchetto per l'Ucraina. Resta l'incognita di un possibile deragliamento: se Trump dovesse attaccare pubblicamente gli alleati, il messaggio di unità rischierebbe di sgretolarsi, con conseguenze che, secondo fonti dell'intelligence, potrebbero incoraggiare provocazioni russe ai confini Nato.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.50 | critical |
| Stampa indiana e sudasiatica | +0.60 | aligned |
L'alleanza è in crisi profonda; il vertice di Ankara è decisivo ma minato dalle divisioni tra USA ed Europa.
Enfatizzando l'etichetta di vertice 'decisivo' di Erdogan e il contesto di guerre in corso, si crea una cornice di crisi esistenziale che legittima l'allarme.
Non menziona i piani europei per aumentare la spesa militare e creare una struttura di difesa autonoma, che sono centrali nelle narrazioni europee.
L'Europa deve prepararsi a difendersi da sola; il vertice di Ankara segna la nascita di una NATO europea.
Presentando i preparativi europei come una reazione inevitabile all'inaffidabilità americana, si universalizza la necessità di un pilastro europeo.
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La NATO si reinventa come coalizione europea; è il sogno di Trump e l'incubo di Putin.
Ribattezzando il vertice come 'NATO 3.0' e usando la formula 'sogno di Trump, incubo di Putin', si riproietta l'alleanza come un nuovo inizio positivo.
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