
Teheran respinge il comunicato Usa-Golfo: “Interventista e provocatorio”
L’Iran accusa Washington di alimentare insicurezza e chiede ai vicini del Golfo di rivedere le alleanze dopo la guerra imposta.
Venerdì 26 giugno la Repubblica Islamica dell’Iran ha respinto con una raffica di dichiarazioni ufficiali il comunicato congiunto diffuso il giorno precedente dai ministri degli Esteri di Stati Uniti e Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) al termine del vertice di Manama. Il ministero degli Esteri di Teheran ha definito il testo «interventista, irresponsabile e provocatorio», accusando Washington di perseguire una politica di «divide et impera» e di aver trascinato i paesi della regione in una «corsa agli armamenti pericolosa e senza fine».
Secondo Teheran, la presenza militare americana nel Golfo costituisce «un fardello per i popoli della regione e una fonte di insicurezza e divisione». Il portavoce del ministero, Esmail Baghaei, ha puntualizzato che l’Iran nutre una preoccupazione per la sicurezza collettiva superiore a qualsiasi altra parte, e ha chiesto ai vicini meridionali perché abbiano permesso l’uso del proprio territorio per lanciare attacchi contro l’Iran durante la «guerra imposta» del febbraio-aprile 2026. Teheran ha inoltre ribadito l’obbligo giuridico dei membri del GCC, in base al diritto internazionale e al principio di buon vicinato, di impedire a terzi di utilizzare il proprio suolo per azioni illegali, inclusa l’aggressione militare.
Il comunicato congiunto, firmato dal segretario di Stato Marco Rubio e dai ministri del GCC, aveva ribadito l’impegno americano per la sicurezza degli alleati del Golfo, chiedendo di contrastare «l’intera gamma delle minacce iraniane», dai missili balistici ai droni, fino al sostegno a gruppi armati nella regione. Il testo insisteva sulla necessità di garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz «senza condizioni né restrizioni», e subordinava ogni futura cooperazione economica con l’Iran al rispetto del memorandum d’intesa firmato con Washington. L’incontro di Manama è avvenuto a poche settimane dalla fine delle ostilità che hanno visto basi e infrastrutture nei paesi del Golfo utilizzate per operazioni contro l’Iran, un elemento che Teheran considera una violazione della sovranità regionale e un segnale del disinteresse americano per la stabilità.
Sul nodo cruciale dello Stretto di Hormuz, l’Iran ha ricordato che le acque ricadono sotto la giurisdizione territoriale congiunta di Iran e Oman, e che la gestione della navigazione sarà regolata dal paragrafo 5 del memorandum di Islamabad che ha posto fine al conflitto. Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha avvertito che «qualsiasi quadro credibile deve basarsi sul coordinamento con l’Iran», altrimenti si rischia la sospensione delle rotte parallele. La stabilità dello Stretto, da cui transita una quota significativa del petrolio e del gas destinati ai mercati europei, è seguita con attenzione anche in Italia e nell’Unione Europea. Quanto al programma nucleare, Teheran ha bollato come «grande menzogna» le accuse di militarizzazione, invitando i paesi del Golfo a unirsi all’iniziativa per un Medio Oriente libero da armi nucleari e a fare pressione sugli Stati Uniti affinché cessino di ostacolarla. In chiusura, il ministero degli Esteri iraniano ha esortato i membri del GCC a rivedere i propri approcci alla sicurezza, ribadendo che «la sicurezza collettiva può essere raggiunta solo attraverso la cooperazione tra tutti i paesi della regione, senza interferenze straniere». Il dossier resta aperto: mentre il memorandum d’intesa prevede una fase transitoria di sessanta giorni per lo Stretto, le prossime settimane saranno decisive per verificare se le parti riusciranno a tradurre gli impegni in un meccanismo stabile di gestione condivisa.
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I paesi del Golfo e gli Stati Uniti hanno ribadito la loro alleanza strategica, accogliendo con favore l'intesa tra Washington e Teheran ma subordinando qualsiasi commercio con l'Iran a garanzie di sicurezza globali. La libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e l'impedimento a un'arma nucleare iraniana restano condizioni irrinunciabili. L'incontro di Manama ha sottolineato il ruolo della mediazione di Qatar e Pakistan e la necessità di proseguire i negoziati per una pace duratura.
Gli Stati Uniti e il Consiglio di Cooperazione del Golfo hanno dichiarato che una pace duratura in Medio Oriente esige il confronto con tutte le minacce del regime iraniano: missili balistici, droni e sostegno ai gruppi proxy. Il comunicato di Manama subordina qualsiasi intesa con Teheran alla fine delle attività ostili e insiste sulla riapertura dello Stretto di Hormuz e sulla libertà di navigazione.
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