
Venezuela, il bilancio dei sismi sale a 4.734 vittime
Mentre si contano quasi 30mila dispersi, l’Assemblea Nazionale e una parte dell’opposizione concordano un’agenda di lavoro per la ricostruzione istituzionale.
Il doppio terremoto che il 24 giugno ha colpito il nord del Venezuela, con scosse di magnitudo 7.2 e 7.5 a distanza di 39 secondi, ha causato finora 4.734 morti, secondo l’ultimo bilancio ufficiale diffuso il 14 luglio dal presidente dell’Assemblea Nazionale, Jorge Rodríguez. I feriti sono 16.740, mentre 6.462 persone sono state estratte vive dalle macerie. Le autorità riferiscono di 17.907 senzatetto e 20.903 sfollati ospitati in 107 campi temporanei, ma il numero dei dispersi resta incerto: la piattaforma indipendente “Desaparecidos Terremoto Venezuela” ne segnala 29.872, mentre le Nazioni Unite stimano fino a 50mila persone ancora non localizzate.
La regione più devastata è lo stato costiero di La Guaira, alle porte di Caracas, dove oltre 800 edifici hanno subito danni e 190 sono crollati. Le scosse hanno innescato 1.275 repliche sismiche, l’ultima delle quali di magnitudo 3.9 ha provocato nuove evacuazioni venerdì scorso. Sul fronte dei soccorsi, l’ospedale da campo allestito dalla Spagna ha curato oltre 1.800 pazienti in dodici giorni, mentre la Corea del Sud ha annunciato un ulteriore stanziamento di 3,5 milioni di dollari per la rimozione delle macerie e la fornitura di tende. La Svizzera ha offerto competenze in edilizia antisismica, e gli Stati Uniti hanno inviato aiuti umanitari e navi della Marina con 388 tonnellate di materiali.
In questo scenario, il 14 luglio il Parlamento venezuelano e un gruppo di ex deputati dell’Assemblea Nazionale eletta nel 2015 – riconosciuta da Washington come l’organo legislativo legittimo – hanno annunciato l’avvio, dal primo agosto, di un’agenda di lavoro congiunta. L’obiettivo dichiarato è il “rafforzamento delle istituzioni democratiche, del sistema elettorale e delle garanzie per la partecipazione politica”, in un quadro di ricostruzione post-sisma. L’intesa, raggiunta dopo un incontro tra Jorge Rodríguez e la presidente dell’Assemblea del 2015, Dinorah Figuera, segna un passo inedito nel processo di transizione seguito alla cattura di Nicolás Maduro lo scorso gennaio e all’insediamento della presidente ad interim Delcy Rodríguez.
Sul piano economico, la Banca Centrale del Venezuela ha registrato a giugno un’inflazione mensile del 13,8%, la terza più alta del 2026, spinta dall’aumento dei prezzi di trasporti, utenze e sanità dopo il sisma. Il tasso di cambio del dollaro ha superato i 700 bolívares, vanificando i tentativi di stabilizzazione dei mesi precedenti. Le autorità stimano che saranno necessarie almeno 25mila nuove abitazioni e hanno avviato un censimento biometrico per quantificare il fabbisogno abitativo. Il bilancio delle vittime, hanno precisato fonti governative, resta provvisorio e potrebbe aggravarsi con il prosieguo delle operazioni di rimozione delle macerie.
| Stampa latinoamericana | +0.10 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.80 | critical |
Il governo venezuelano e i suoi alleati affermano che il paese sta gestendo la crisi in modo efficace, con la produzione petrolifera stabile e l'unità politica.
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