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Vance nella fossa dei leoni: tra complotti Epstein e gaffe, l’erede di Trump si mette alla prova

L’apparizione del vicepresidente al talk show The View scatena polemiche su teorie del complotto, immigrazione e vecchie frasi infelici, offrendo uno spaccato delle tensioni che segneranno la corsa al 2028.

L’approdo di JD Vance a The View, talk show diurno della ABC noto per il suo panel liberal a maggioranza femminile, si è trasformato in un battesimo del fuoco. Il vicepresidente americano, in tour promozionale per la sua nuova autobiografia spirituale “Communion”, ha scelto deliberatamente quello che i media conservatori definiscono “territorio nemico” per ammorbidire la propria immagine in vista di una probabile candidatura alla Casa Bianca nel 2028. L’accoglienza delle conduttrici – da Whoopi Goldberg a Joy Behar – è stata tutt’altro che morbida: tra domande incalzanti e scambi tesi, la puntata ha messo a nudo le fragilità comunicative di un politico che, secondo gli osservatori di Bruxelles, incarna la nuova destra americana più ideologica e meno diplomatica.

Il momento di maggiore impatto internazionale è arrivato quando Vance si è autodefinito “francamente un complottista sul caso Epstein”. Il vicepresidente ha confermato quanto rivelato da un libro in uscita: persino Susie Wiles, capo di gabinetto della Casa Bianca, lo descrive in privato come un teorico della cospirazione. Vance ha chiesto “totale trasparenza” sui file del Dipartimento di Giustizia relativi al finanziere condannato per reati sessuali, sostenendo che Donald Trump – inizialmente irritato dal fatto che i democratici usassero la vicenda contro di lui – abbia poi deciso di rendere tutto pubblico. La presa di posizione risuona ben oltre i confini statunitensi: il caso Epstein, con i suoi legami con élite globali e proprietà nei Caraibi, continua a generare interrogativi anche in Europa, dove le inchieste giornalistiche su possibili connessioni con ambienti finanziari del Vecchio Continente non si sono mai del tutto spente.

Sul fronte interno, Vance ha tentato di ricucire lo strappo con l’elettorato femminile moderato, ritrattando la celebre frase del 2021 sulle “gattare senza figli che governano il Paese”. L’ha definita “la cosa più stupida che abbia mai detto”, pur ribadendo il cuore del suo messaggio: la necessità di politiche a sostegno della famiglia. La mezza marcia indietro non ha però placato le conduttrici, che hanno incalzato il vicepresidente sul fronte immigrazione. Ana Navarro e Sunny Hostin hanno citato le oltre cinquanta morti in custodia ICE e le condizioni “subumane” dei centri di detenzione, accusando l’amministrazione di disumanizzare i migranti. Vance ha contrattaccato puntando il dito contro i media, reo a suo dire di ignorare le vittime americane della criminalità legata all’immigrazione clandestina.

L’episodio offre uno spaccato delle linee di frattura che definiranno la politica americana post-Trump. Da un lato, la strategia di Vance punta a normalizzare figure un tempo considerate marginali, portandole nel salotto delle élite liberal per legittimarle. Dall’altro, la reazione del panel mostra come il fronte progressista non sia disposto a concedere tregua, specie su temi che in Europa vengono letti con categorie diverse: l’attenzione alle condizioni dei migranti, la laicità dello Stato, il rifiuto delle teorie del complotto. Se l’accordo con l’Iran ha offerto a Vance un lasciapassare da statista, l’apparizione al The View ha ricordato che la strada verso il 2028 passa attraverso un elettorato femminile e moderato che resta profondamente scettico. La “zona rossa” di cui parlano i media indonesiani non è solo uno studio televisivo: è lo spazio politico che separa la base trumpiana da un Paese in trasformazione demografica e culturale.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa latinoamericanaStampa atlantica / anglosfera
Stampa latinoamericana/ mercato
scetticismodistacco

Il vicepresidente JD Vance si è definito un 'teorico della cospirazione' sul caso Epstein, esprimendo disagio per i legami tra un predatore sessuale e persone potenti. Ha chiesto piena trasparenza al governo.

Stampa atlantica / anglosfera/ progressista
ironiascetticismo

Vance ha ammesso di essere un complottista su Epstein e ha ritrattato la controversa frase sulle 'donne senza figli e gatti', definendola un errore. Durante l'intervista a The View si è scontrato con le conduttrici sull'immigrazione, difendendo la linea dura.

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martedì 16 giugno 2026

Vance nella fossa dei leoni: tra complotti Epstein e gaffe, l’erede di Trump si mette alla prova

L’apparizione del vicepresidente al talk show The View scatena polemiche su teorie del complotto, immigrazione e vecchie frasi infelici, offrendo uno spaccato delle tensioni che segneranno la corsa al 2028.

L’approdo di JD Vance a The View, talk show diurno della ABC noto per il suo panel liberal a maggioranza femminile, si è trasformato in un battesimo del fuoco. Il vicepresidente americano, in tour promozionale per la sua nuova autobiografia spirituale “Communion”, ha scelto deliberatamente quello che i media conservatori definiscono “territorio nemico” per ammorbidire la propria immagine in vista di una probabile candidatura alla Casa Bianca nel 2028. L’accoglienza delle conduttrici – da Whoopi Goldberg a Joy Behar – è stata tutt’altro che morbida: tra domande incalzanti e scambi tesi, la puntata ha messo a nudo le fragilità comunicative di un politico che, secondo gli osservatori di Bruxelles, incarna la nuova destra americana più ideologica e meno diplomatica.

Il momento di maggiore impatto internazionale è arrivato quando Vance si è autodefinito “francamente un complottista sul caso Epstein”. Il vicepresidente ha confermato quanto rivelato da un libro in uscita: persino Susie Wiles, capo di gabinetto della Casa Bianca, lo descrive in privato come un teorico della cospirazione. Vance ha chiesto “totale trasparenza” sui file del Dipartimento di Giustizia relativi al finanziere condannato per reati sessuali, sostenendo che Donald Trump – inizialmente irritato dal fatto che i democratici usassero la vicenda contro di lui – abbia poi deciso di rendere tutto pubblico. La presa di posizione risuona ben oltre i confini statunitensi: il caso Epstein, con i suoi legami con élite globali e proprietà nei Caraibi, continua a generare interrogativi anche in Europa, dove le inchieste giornalistiche su possibili connessioni con ambienti finanziari del Vecchio Continente non si sono mai del tutto spente.

Sul fronte interno, Vance ha tentato di ricucire lo strappo con l’elettorato femminile moderato, ritrattando la celebre frase del 2021 sulle “gattare senza figli che governano il Paese”. L’ha definita “la cosa più stupida che abbia mai detto”, pur ribadendo il cuore del suo messaggio: la necessità di politiche a sostegno della famiglia. La mezza marcia indietro non ha però placato le conduttrici, che hanno incalzato il vicepresidente sul fronte immigrazione. Ana Navarro e Sunny Hostin hanno citato le oltre cinquanta morti in custodia ICE e le condizioni “subumane” dei centri di detenzione, accusando l’amministrazione di disumanizzare i migranti. Vance ha contrattaccato puntando il dito contro i media, reo a suo dire di ignorare le vittime americane della criminalità legata all’immigrazione clandestina.

L’episodio offre uno spaccato delle linee di frattura che definiranno la politica americana post-Trump. Da un lato, la strategia di Vance punta a normalizzare figure un tempo considerate marginali, portandole nel salotto delle élite liberal per legittimarle. Dall’altro, la reazione del panel mostra come il fronte progressista non sia disposto a concedere tregua, specie su temi che in Europa vengono letti con categorie diverse: l’attenzione alle condizioni dei migranti, la laicità dello Stato, il rifiuto delle teorie del complotto. Se l’accordo con l’Iran ha offerto a Vance un lasciapassare da statista, l’apparizione al The View ha ricordato che la strada verso il 2028 passa attraverso un elettorato femminile e moderato che resta profondamente scettico. La “zona rossa” di cui parlano i media indonesiani non è solo uno studio televisivo: è lo spazio politico che separa la base trumpiana da un Paese in trasformazione demografica e culturale.

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scetticismodistacco

Il vicepresidente JD Vance si è definito un 'teorico della cospirazione' sul caso Epstein, esprimendo disagio per i legami tra un predatore sessuale e persone potenti. Ha chiesto piena trasparenza al governo.

Stampa atlantica / anglosfera/ progressista
ironiascetticismo

Vance ha ammesso di essere un complottista su Epstein e ha ritrattato la controversa frase sulle 'donne senza figli e gatti', definendola un errore. Durante l'intervista a The View si è scontrato con le conduttrici sull'immigrazione, difendendo la linea dura.

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