
Il ronzio che unisce i secoli: 25mila Vespe sfilano tra i Fori Imperiali
Da 67 Paesi, appassionati e modelli d’epoca hanno celebrato gli 80 anni dello scooter che ha motorizzato l’Italia del dopoguerra e conquistato il mondo.
Sabato mattina, un fiume di lamiera colorata ha invaso il centro di Roma. Non era un ingorgo, ma una parata: oltre 25mila Vespe, giunte da 67 nazioni, hanno percorso viale delle Terme di Caracalla, costeggiato il Colosseo e sfilato sotto l’Arco di Tito, lo stesso che da duemila anni ricorda il trionfo romano sulla Giudea. Il rombo ritmico dei motori, un ronzio inconfondibile che ha dato il nome allo scooter, ha riempito l’aria già rovente di fine giugno, mescolandosi al vociare di migliaia di centauri in maglietta coordinata. Un’immagine che sembrava uscita da un film, e in effetti da un film era nata.
Era il 23 aprile 1946 quando l’ingegnere Corradino D’Ascanio, che detestava le motociclette, depositò il brevetto di una «motoleggera utilitaria» con scocca portante e cambio al manubrio. Enrico Piaggio, riconvertendo gli stabilimenti bombardati di Pontedera, cercava un mezzo per la mobilità di massa del dopoguerra. Davanti al prototipo, esclamò: «Sembra una vespa». Quel nome scanzonato avrebbe accompagnato un miracolo industriale: la Vespa 98 costava 55mila lire, cinque stipendi di un operaio, e in pochi anni motorizzò l’Italia della ricostruzione, offrendo a operai, impiegati e donne con la gonna lunga una libertà di movimento fino ad allora impensabile. Secondo Davide Zanolini, vicepresidente marketing di Piaggio, la forma avvolgente fu pensata proprio per permettere alle signore di salire in sella senza mostrare le gambe, un dettaglio che ne fece subito un oggetto di stile prima ancora che di trasporto.
La consacrazione globale arrivò nel 1953, quando una Vespa 125 faro basso attraversò le strade di Roma in «Vacanze romane» con Audrey Hepburn e Gregory Peck. Quelle immagini fecero il giro del mondo e, secondo i dati Piaggio, fecero impennare le vendite del 30% in Italia e del 50% all’estero. Da allora lo scooter è apparso in oltre mille pellicole, da «La dolce vita» a «Il talento di Mr. Ripley», diventando un’icona pop che unisce nostalgia e modernità. Al raduno capitolino, tra i 160 modelli esposti, c’erano le rarissime Vespa 98 del 1946 e le ultime GTS elettriche, a dimostrare una continuità industriale che pochi marchi possono vantare. Appassionati da ogni continente – dal Kuwait all’Australia, da San Francisco a Tokyo – hanno percorso migliaia di chilometri per esserci, scambiandosi adesivi e bandierine come in un pellegrinaggio laico.
Mentre il corteo si snodava tra i Fori Imperiali, il contrasto tra la pietra millenaria e la lamiera scintillante raccontava due anime di Roma: quella eterna dei Cesari e quella effimera e vitale del Novecento italiano. La Polizia Locale ha gestito la viabilità con chiusure progressive, limitando i disagi a poco più di un’ora, e il sindaco Gualtieri ha tagliato il nastro al Vespa Village allestito allo Stadio dei Marmi. Ma la vera forza della Vespa, forse, sta nella sua capacità di essere allo stesso tempo ricordo e promessa, oggetto da collezione e mezzo quotidiano. Come scrisse il Times di Londra nel 1946, era «un prodotto completamente italiano, come non se ne vedevano dalla biga dell’antica Roma». Oggi, ottant’anni dopo, quelle bighe a motore continuano a ronzare, e Roma per un giorno è tornata a essere il set di un film senza tempo.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il raduno delle Vespe sotto l'Arco di Tito, monumento alla distruzione di Gerusalemme, getta un'ombra sulla celebrazione dello stile italiano. L'evento mette involontariamente in luce la scarsità di volti ebraici nella vita pubblica romana e la tensione irrisolta tra commemorazione festosa e trauma storico.
Roma si è trasformata in un teatro a cielo aperto del genio italiano mentre 25.000 Vespe sfilavano per le sue strade antiche, celebrando 80 anni di uno scooter diventato emblema globale di libertà e design. L'evento, omaggio alla visione di Corradino d'Ascanio, ha unito generazioni in un gioioso rombo di motori sotto il Colosseo e i Fori Imperiali.
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