
Trump trasforma i 250 anni degli Stati Uniti in un comizio tra defezioni e polemiche
Il presidente apre la Great American State Fair con un discorso che mescola patriottismo e rivendicazioni politiche, mentre artisti e Stati democratici disertano l’evento.
Donald Trump ha inaugurato mercoledì sera sul National Mall di Washington la Great American State Fair, la fiera di sedici giorni che dà il via alle celebrazioni per il duecentocinquantesimo anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti. Davanti a una folla di sostenitori, protetto da vetri antiproiettile, il presidente ha pronunciato un discorso di circa trenta minuti in cui ha dichiarato che «l’America è tornata», ha rivendicato i successi del suo secondo mandato – dall’accordo con l’Iran alla cattura del leader venezuelano Nicolás Maduro – e ha attaccato l’amministrazione Biden come un «disastro totale». L’evento, pensato come una moderna esposizione universale con padiglioni di tutti gli Stati e territori, sorvoli di caccia e bombardieri stealth, una ruota panoramica e fuochi d’artificio da record il 4 luglio, ha assunto i toni di un raduno politico, con la bandiera «Freedom 250» proiettata sul Washington Monument e l’esecuzione di inni trumpiani come God Bless the USA.
La scelta di trasformare una ricorrenza nazionale in una vetrina personale ha suscitato reazioni contrastanti lungo le linee di frattura della politica americana. Secondo fonti del Partito Democratico, il presidente avrebbe strumentalizzato il semiquincentenario per consolidare la propria base in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, mentre i repubblicani vicini alla Casa Bianca descrivono l’operazione come un legittimo rilancio del patriottismo. La polemica si è acuita dopo che diversi artisti – tra cui Young MC, i Commodores e la cantante country Martina McBride – hanno annullato la propria partecipazione, spiegando di non voler essere associati a un evento divenuto «partigiano». Trump ha reagito proclamandosi «attrazione numero uno» e inserendo in scaletta il tenore Christopher Macchio e Lee Greenwood, già presenza fissa ai suoi comizi. Sette Stati a guida democratica hanno deciso di non allestire propri stand, mentre il presidente ha difeso i costosi progetti di ristrutturazione della capitale, dalla nuova sala da ballo della Casa Bianca al controverso restauro della vasca riflettente del Lincoln Memorial, colpita da alghe e distacchi di vernice, attribuendone i danni a «vandali».
Dall’ottica europea, l’episodio si inserisce in un più ampio riposizionamento transatlantico. Poche ore prima del discorso, Trump aveva incontrato il segretario generale della NATO Mark Rutte e aveva attaccato i partner del Vecchio Continente, accusandoli di aver «deluso» gli Stati Uniti e citando in particolare Spagna, Italia, Germania, Francia e Regno Unito. Analisti di Bruxelles leggono in queste dichiarazioni un segnale di continuità con la pressione già esercitata durante il primo mandato affinché gli alleati aumentino le spese militari, ma anche il rischio di un ulteriore scollamento in una fase in cui l’amministrazione americana rivendica il ruolo di mediatore unilaterale in Medio Oriente. La promessa di Trump di una pace «per la prima volta in tremila anni» e la garanzia che l’Iran non avrà mai l’arma nucleare vengono accolte con scetticismo in molte capitali europee, dove si teme che l’intesa possa consolidare l’influenza regionale di Teheran senza offrire sufficienti verifiche.
La fiera proseguirà fino al 10 luglio con un calendario fitto di eventi – rodei, gare studentesche, un Gran Premio automobilistico – e culminerà nella giornata dell’Indipendenza con quello che gli organizzatori definiscono il più grande spettacolo pirotecnico della storia. Resta aperto il nodo di fondo: se il 250° anniversario della Dichiarazione del 1776 riuscirà a rappresentare un momento di unità nazionale o se, come osservano critici e commentatori indipendenti, si ridurrà a un palcoscenico per la narrazione del «Make America Great Again». Il voto di midterm incombe, e la capacità del presidente di allargare il consenso oltre la propria base sarà misurata anche dalla risposta dell’opinione pubblica a queste settimane di mobilitazione patriottica.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il 250° anniversario degli Stati Uniti si è aperto con un discorso che sembrava più un comizio elettorale che una cerimonia ufficiale. Il presidente ha riutilizzato l'occasione storica per promuovere il proprio marchio politico, mescolando retorica patriottica e slogan personali. Gli osservatori hanno notato il tono pacato ma l'inconfondibile impostazione partigiana dell'evento.
Il presidente ha sequestrato il 250° compleanno della nazione, trasformando una commemorazione solenne in uno spettacolo di parte. Con artisti che si sono ritirati e fondi pubblici dirottati, l'evento è diventato un comizio per il suo movimento politico anziché una celebrazione unificante. I critici avvertono che questo erode il confine tra cerimonia di Stato e autocelebrazione personale.
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