
L’Ue sigilla l’intesa sui dazi con Washington, mentre il Nord America rivede il T-MEC
Il Consiglio europeo adotta i regolamenti che attuano l’accordo commerciale con gli Stati Uniti, dotato di clausole di sospensione e scadenza al 2029; parallelamente, la revisione obbligatoria del trattato tra Usa, Messico e Canada si apre sotto la minaccia di un’uscita americana.
Il Consiglio dell’Unione Europea ha formalmente adottato i due regolamenti che traducono in norme l’intesa tariffaria raggiunta con gli Stati Uniti nell’agosto 2025. Il via libera, ultimo passaggio legislativo dopo l’approvazione del Parlamento europeo, elimina i dazi residui sui beni industriali americani in arrivo nel mercato unico e introduce quote agevolate per alcuni prodotti ittici e agricoli non sensibili, come le aragoste. L’entrata in vigore è prevista il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Ue, un passo che stabilizza, almeno sul piano giuridico, una relazione commerciale transatlantica messa a dura prova dalle minacce tariffarie di Donald Trump.
L’architettura dell’accordo riflette la volontà di Bruxelles di blindare i propri interessi. I regolamenti contengono un meccanismo di salvaguardia rafforzato che consente alla Commissione di sospendere immediatamente le preferenze tariffarie se Washington dovesse mantenere o innalzare i dazi sull’acciaio e l’alluminio europei oltre il 15%, oppure adottare misure discriminatorie. È inoltre prevista una clausola di estinzione automatica al 31 dicembre 2029, a meno che entrambe le parti non decidano di rinnovare l’intesa dopo una valutazione complessiva dell’impatto sui flussi commerciali, sui dazi e sulle piccole e medie imprese. Secondo gli analisti di Bruxelles, si tratta di un equilibrio tra apertura e difesa, in un momento in cui l’amministrazione Trump continua a brandire la leva tariffaria contro sessanta partner commerciali, inclusa l’Unione, con la scusa di presunte carenze nella lotta al lavoro forzoso.
Mentre l’asse atlantico trova una tregua normata, il fronte nordamericano si prepara a un passaggio delicato. La prossima settimana Stati Uniti, Messico e Canada avvieranno la revisione obbligatoria del T-MEC (CUSMA), a sei anni dalla sua entrata in vigore. In ballo c’è la possibilità di estendere il trattato fino al 2042, con verifiche ogni sei anni, oppure di passare a un regime di revisioni annuali che, in assenza di accordo, porterebbe alla scadenza definitiva nel 2036. Il presidente Trump ha più volte dichiarato che gli Stati Uniti starebbero meglio senza l’intesa, e da Città del Messico e Ottawa si guarda con apprensione a una possibile rinegoziazione forzata. In British Columbia, dove gli Stati Uniti restano il primo partner commerciale, i dazi settoriali stanno già colpendo l’industria forestale, e un rapporto della Tax Foundation stima che l’eliminazione delle esenzioni tariffarie costerebbe alle famiglie americane circa 300 dollari l’anno entro il 2027.
La cornice più ampia è quella di un sistema commerciale multilaterale in affanno. L’Unione Europea, superpotenza regolatoria priva di forza militare, considera l’Organizzazione Mondiale del Commercio insostituibile, ma il blocco dell’Organo d’Appello da parte statunitense – anteriore alla presidenza Trump – ne paralizza le funzioni. In questo scenario, Bruxelles persegue una strategia a tre binari: difendere il multilateralismo, diversificare gli accordi commerciali (il CETA con il Canada è indicato come modello) e rafforzare il mercato interno, considerato il vero nucleo della sovranità europea. La prossima settimana, con l’entrata in vigore dell’intesa Ue-Usa e l’avvio del vertice sul T-MEC, si misurerà la tenuta di due pilastri del commercio globale.
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Con la revisione del CUSMA a una settimana di distanza, le imprese della Columbia Britannica si preparano all'incertezza. Il premier ammette di essere solo uno spettatore, incapace di prevedere se i tre paesi estenderanno l'accordo per 16 anni o passeranno a revisioni annuali. L'ombra della retorica commerciale di Trump incombe sui negoziati, lasciando le economie locali nel limbo.
L'UE ha definitivamente sigillato il patto tariffario con Washington, superando l'ultimo ostacolo legislativo. Nonostante l'alta tensione provocata dalle minacce di Trump, il blocco presenta l'accordo come un impegno per un partenariato transatlantico stabile e prevedibile. L'approvazione è condizionata alla prontezza dell'UE a difendere i propri interessi in caso di inadempienza statunitense.
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