
L’ammissione di Rutte sui voli Nato contro l’Iran infiamma lo scontro diplomatico
Il segretario generale dell’Alleanza rivela che 500 aerei Usa sono decollati da basi italiane per l’operazione “Epic Fury”, scatenando l’accusa di complicità di Teheran e una secca smentita del ministero della Difesa.
La dichiarazione del segretario generale della Nato Mark Rutte a Fox News – secondo cui durante l’operazione militare statunitense contro l’Iran centinaia di aerei sono partiti da basi in Italia e la Romania ha ridotto i voli civili per far posto ai tanker – ha innescato una tempesta diplomatica che coinvolge Washington, Teheran e le capitali europee. Rutte, intervenendo alla vigilia dell’incontro con Donald Trump, ha descritto l’Europa come una «piattaforma di proiezione di potenza» per gli Stati Uniti, citando 500 velivoli decollati dall’Italia e tra 4.000 e 5.000 sortite complessive da basi europee. Le sue parole miravano a replicare alle accuse del presidente americano, che aveva lamentato lo scarso sostegno degli alleati nella guerra contro l’Iran, ma hanno immediatamente prodotto una reazione a catena.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha definito le affermazioni di Rutte «un’ammissione chiara e schiacciante della complicità attiva della Nato in una guerra di aggressione illegale contro uno Stato sovrano membro delle Nazioni Unite». Teheran ha esplicitamente chiamato in causa Italia e Romania, accusandole di aver partecipato all’aggressione e chiedendo che spieghino «ai propri cittadini e al mondo» perché abbiano scelto di rendersi complici di «atrocità di massa» contro la popolazione iraniana in città come Teheran, Isfahan, Tabriz e Bandar Abbas. Secondo l’ottica iraniana, la rivelazione conferma la violazione delle norme imperative del diritto internazionale e della Carta dell’Onu, e impone che l’Alleanza e i singoli Stati membri rispondano delle conseguenze.
La reazione italiana è stata immediata e ha cercato di tracciare un confine netto tra supporto logistico e partecipazione bellica. Il ministero della Difesa, in una nota, ha parlato di «messaggio completamente fuorviante» generato dalla confusione tra voli autorizzati e attività cinetiche. L’Italia, si legge, ha consentito esclusivamente «voli tecnici e logistici» nel quadro degli accordi bilaterali con gli Stati Uniti, e ogni richiesta che esulasse da tale ambito è stata respinta. Già in marzo il ministro Guido Crosetto aveva escluso che caccia americani diretti in Iran avessero fatto scalo a Sigonella. La precisazione non ha però placato le opposizioni, che chiedono alla premier Giorgia Meloni di riferire in Parlamento sul ruolo effettivo delle basi italiane, mentre il Financial Times ricostruisce come la rivelazione di Rutte abbia creato un «nuovo uragano politico» per il governo, stretto tra le pressioni di Washington e un’opinione pubblica interna contraria alla campagna di bombardamenti.
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di tensioni transatlantiche. L’amministrazione Trump ha avviato una revisione semestrale della presenza militare americana in Europa e ha più volte rimproverato agli alleati – Italia, Regno Unito, Germania, Francia e Spagna – di non aver sostenuto a sufficienza lo sforzo bellico. In quest’ottica, secondo analisti vicini alla Nato, la capacità dell’esercito americano di utilizzare liberamente le basi europee per operazioni globali rappresenta la principale leva per convincere Washington a non ridimensionare l’impegno nel continente. Al contempo, i negoziati per un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran procedono a livello tecnico, con il segretario di Stato Marco Rubio che ha ribadito la volontà di raggiungere un’intesa, «ma non a qualsiasi prezzo». Il dossier resta dunque aperto: mentre il petrolio torna ai prezzi pre-conflitto e le evacuazioni nello Stretto di Hormuz continuano, la polemica sul sostegno logistico rischia di allargare le fratture interne all’Alleanza proprio alla vigilia del vertice dei 32 capi di Stato e di governo.
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L'Iran considera le dichiarazioni del segretario generale della NATO come un'ammissione aperta di complicità attiva in una guerra di aggressione illegale contro uno Stato sovrano membro dell'ONU. Italia e Romania sono indicate come partecipanti diretti e, insieme ad altri Paesi europei, devono spiegare ai propri cittadini e al mondo perché hanno scelto di colludere in atrocità di massa contro i civili iraniani. La NATO deve rispondere della violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite.
Dopo che il segretario generale della NATO Rutte ha rivelato che 500 aerei statunitensi sono decollati da basi italiane durante l'operazione contro l'Iran, Teheran ha accusato Italia e Romania di essere complici dell'aggressione e ha chiesto spiegazioni. Il ministero della Difesa italiano ha immediatamente negato qualsiasi ruolo di combattimento, affermando che erano stati autorizzati solo voli tecnici, creando una frattura diplomatica tra le dichiarazioni dell'alleanza e le posizioni nazionali.
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