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Geopolitica e Politicagiovedì 25 giugno 2026

Washington annuncia un ritiro israeliano dal Libano, ma Tel Aviv e Beirut smentiscono

La proposta americana di una “zona pilota” per il disarmo di Hezbollah si scontra con la realtà sul campo, mentre Teheran cerca di inserire il dossier libanese nei propri negoziati con gli Stati Uniti.

Un alto funzionario del Dipartimento di Stato americano ha dichiarato giovedì che Israele ha ritirato parte delle proprie truppe dalla cosiddetta “zona cuscinetto” nel sud del Libano, definendo il gesto una dimostrazione di buona volontà verso il governo di Beirut. La mossa, secondo Washington, rientrerebbe in un più ampio meccanismo di “zona pilota” discusso nei colloqui mediati dagli Stati Uniti, in base al quale le forze israeliane cederebbero progressivamente al controllo dell’esercito libanese i territori occupati durante la guerra con Hezbollah. Tuttavia, nel giro di poche ore, fonti militari israeliane e libanesi hanno categoricamente smentito qualsiasi arretramento, gettando ombre sulla tenuta dell’iniziativa diplomatica.

Secondo la ricostruzione fornita da fonti diplomatiche americane, l’obiettivo della zona pilota è garantire la distruzione completa e verificabile delle armi e delle infrastrutture di Hezbollah, nonché lo smantellamento dei gruppi armati non statali. Il Dipartimento di Stato ha esortato le Forze armate libanesi a “entrare nell’area e ripulirla in modo verificabile da armi e infrastrutture terroristiche”, presentando questo modello come replicabile in tutto il sud del Libano per consentire il ritorno degli sfollati, la ricostruzione e il ripristino della piena sovranità libanese. Washington non ha precisato l’estensione né l’ubicazione esatta del presunto arretramento, alimentando lo scetticismo degli attori regionali.

Da parte israeliana, un alto responsabile della difesa ha ribadito che “la politica di Israele è chiara e l’esercito non si ritirerà dalla zona cuscinetto”. Fonti militari libanesi, interpellate sull’annuncio americano, hanno affermato che gli sviluppi sul terreno negli ultimi giorni “mostrano l’esatto contrario di un arretramento”, precisando che le truppe israeliane continuano a presidiare tutti i territori occupati di recente e impediscono l’avvicinamento di chiunque, compresi i reparti dell’esercito libanese. Un ulteriore elemento di tensione è emerso dalla rivelazione, attribuita a una fonte militare vicina al dossier, secondo cui un ritiro israeliano dalle aree di Wazzani e Ain Arab era stato programmato nelle scorse settimane ma è stato successivamente annullato.

I colloqui tra Israele e Libano, che si svolgono a Washington con la mediazione statunitense, appaiono segnati da una crescente frizione tra la narrazione diplomatica e la realtà operativa. Parallelamente, secondo analisti mediorientali, l’Iran starebbe cercando di inserire il dossier libanese nei propri negoziati con gli Stati Uniti, una mossa che rischia di rallentare ulteriormente i progressi sul terreno. Per l’Italia, che guida il contingente UNIFIL nel sud del Libano e ha forti interessi nella stabilità dell’area, il disallineamento tra annunci e fatti complica il già fragile quadro di sicurezza. Al momento, non sono state fissate scadenze per l’attuazione della zona pilota, e il dossier resta in una fase di stallo operativo, con le parti che continuano a discutere senza passi concreti verificabili.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 2 lingue

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Stampa iraniana e affiniStampa israeliana
Stampa iraniana e affini/ Regime
IndignazioneScetticismoVittimismo

Il tentativo statunitense di dipingere un parziale ritiro israeliano come gesto di buona volontà è stato smascherato come falso. Le forze di occupazione israeliane non si sono mosse da alcuna delle aree libanesi recentemente conquistate, e la rivendicazione è solo un espediente propagandistico per salvare l'immagine di colloqui falliti. Sia fonti militari libanesi che ufficiali israeliani sul campo confermano la prosecuzione dell'occupazione.

Stampa israeliana/ Sicurezza
ScetticismoDistacco

Israele ha negato con fermezza le notizie di un parziale arretramento dalla zona di sicurezza nel sud del Libano, respingendo come inesatta la dichiarazione di un funzionario statunitense. Fonti militari israeliane confermano che non ha avuto luogo alcun ritiro e che le truppe restano dispiegate in tutte le posizioni. La smentita sottolinea il divario tra la messaggistica diplomatica di Washington e la realtà sul campo.

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giovedì 25 giugno 2026

Washington annuncia un ritiro israeliano dal Libano, ma Tel Aviv e Beirut smentiscono

La proposta americana di una “zona pilota” per il disarmo di Hezbollah si scontra con la realtà sul campo, mentre Teheran cerca di inserire il dossier libanese nei propri negoziati con gli Stati Uniti.

Un alto funzionario del Dipartimento di Stato americano ha dichiarato giovedì che Israele ha ritirato parte delle proprie truppe dalla cosiddetta “zona cuscinetto” nel sud del Libano, definendo il gesto una dimostrazione di buona volontà verso il governo di Beirut. La mossa, secondo Washington, rientrerebbe in un più ampio meccanismo di “zona pilota” discusso nei colloqui mediati dagli Stati Uniti, in base al quale le forze israeliane cederebbero progressivamente al controllo dell’esercito libanese i territori occupati durante la guerra con Hezbollah. Tuttavia, nel giro di poche ore, fonti militari israeliane e libanesi hanno categoricamente smentito qualsiasi arretramento, gettando ombre sulla tenuta dell’iniziativa diplomatica.

Secondo la ricostruzione fornita da fonti diplomatiche americane, l’obiettivo della zona pilota è garantire la distruzione completa e verificabile delle armi e delle infrastrutture di Hezbollah, nonché lo smantellamento dei gruppi armati non statali. Il Dipartimento di Stato ha esortato le Forze armate libanesi a “entrare nell’area e ripulirla in modo verificabile da armi e infrastrutture terroristiche”, presentando questo modello come replicabile in tutto il sud del Libano per consentire il ritorno degli sfollati, la ricostruzione e il ripristino della piena sovranità libanese. Washington non ha precisato l’estensione né l’ubicazione esatta del presunto arretramento, alimentando lo scetticismo degli attori regionali.

Da parte israeliana, un alto responsabile della difesa ha ribadito che “la politica di Israele è chiara e l’esercito non si ritirerà dalla zona cuscinetto”. Fonti militari libanesi, interpellate sull’annuncio americano, hanno affermato che gli sviluppi sul terreno negli ultimi giorni “mostrano l’esatto contrario di un arretramento”, precisando che le truppe israeliane continuano a presidiare tutti i territori occupati di recente e impediscono l’avvicinamento di chiunque, compresi i reparti dell’esercito libanese. Un ulteriore elemento di tensione è emerso dalla rivelazione, attribuita a una fonte militare vicina al dossier, secondo cui un ritiro israeliano dalle aree di Wazzani e Ain Arab era stato programmato nelle scorse settimane ma è stato successivamente annullato.

I colloqui tra Israele e Libano, che si svolgono a Washington con la mediazione statunitense, appaiono segnati da una crescente frizione tra la narrazione diplomatica e la realtà operativa. Parallelamente, secondo analisti mediorientali, l’Iran starebbe cercando di inserire il dossier libanese nei propri negoziati con gli Stati Uniti, una mossa che rischia di rallentare ulteriormente i progressi sul terreno. Per l’Italia, che guida il contingente UNIFIL nel sud del Libano e ha forti interessi nella stabilità dell’area, il disallineamento tra annunci e fatti complica il già fragile quadro di sicurezza. Al momento, non sono state fissate scadenze per l’attuazione della zona pilota, e il dossier resta in una fase di stallo operativo, con le parti che continuano a discutere senza passi concreti verificabili.

Divergenza delle fonti

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44%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Neutrale33%
Critico67%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 2 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa iraniana e affiniStampa israeliana
Stampa iraniana e affini/ Regime
IndignazioneScetticismoVittimismo

Il tentativo statunitense di dipingere un parziale ritiro israeliano come gesto di buona volontà è stato smascherato come falso. Le forze di occupazione israeliane non si sono mosse da alcuna delle aree libanesi recentemente conquistate, e la rivendicazione è solo un espediente propagandistico per salvare l'immagine di colloqui falliti. Sia fonti militari libanesi che ufficiali israeliani sul campo confermano la prosecuzione dell'occupazione.

Stampa israeliana/ Sicurezza
ScetticismoDistacco

Israele ha negato con fermezza le notizie di un parziale arretramento dalla zona di sicurezza nel sud del Libano, respingendo come inesatta la dichiarazione di un funzionario statunitense. Fonti militari israeliane confermano che non ha avuto luogo alcun ritiro e che le truppe restano dispiegate in tutte le posizioni. La smentita sottolinea il divario tra la messaggistica diplomatica di Washington e la realtà sul campo.

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