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Energia e Climagiovedì 25 giugno 2026

Obiettivi energetici 2030 sempre più lontani: il divario globale si allarga

Un rapporto ONU denuncia il rallentamento dell'accesso all'energia, mentre la Cina accelera sul solare e l'Africa resta intrappolata tra povertà energetica e conflitti.

L’ultimo rapporto Tracking SDG 7 consegna una diagnosi che congela ogni ottimismo: 655 milioni di persone nel mondo vivono ancora senza elettricità e quasi due miliardi cucinano con combustibili inquinanti. Il traguardo dell’accesso universale all’energia entro il 2030 si allontana, e la forbice tra chi beneficia della transizione pulita e chi ne resta escluso si allarga pericolosamente. L’Africa subsahariana concentra il ritardo più drammatico: oltre 560 milioni di persone senza luce elettrica e 970 milioni senza soluzioni pulite per cucinare. Per rispettare la scadenza, avvertono gli analisti delle istituzioni multilaterali, il ritmo di elettrificazione nella regione dovrebbe triplicare, mentre oggi la progressione ha subito un netto rallentamento.

Sullo scenario opposto si staglia la Cina, che nel 2025 ha installato 382 GW di nuova capacità solare, un valore superiore a quello di tutti gli altri Paesi nella top ten mondiale messi insieme. Pechino non è soltanto il primo produttore di energia fotovoltaica: è anche il maggiore esportatore di pannelli, batterie e soluzioni progettuali, e sta costruendo la più estesa catena di fornitura per la nuova energia. Questo slancio, che ha contribuito ad abbattere i costi globali dei moduli solari, si inserisce in una strategia più ampia di presidio delle infrastrutture tecnologiche, dalla mobilità elettrica alle costellazioni satellitari, dove aziende come Geely puntano a migliaia di satelliti in orbita per competere con SpaceX. L’approccio cinese resta però bilanciato: accanto alle rinnovabili, Pechino continua a investire nel carbone, rivendicando una via pragmatica alla sicurezza energetica che le consenta, in prospettiva, di diventare esportatrice netta di energia.

Per l’Africa, il deficit energetico non è solo una questione di infrastrutture. La persistenza della violenza e dei conflitti armati, che hanno generato decine di milioni di sfollati, affonda le radici in una governance strutturalmente fragile, incapace di prevenire le crisi e di offrire opportunità economiche. L’accesso all’energia è il prerequisito per spezzare questo ciclo: senza elettricità e senza combustibili puliti, restano precluse la crescita economica, la creazione di posti di lavoro e la fornitura di servizi essenziali. Il rapporto ONU stima che, senza interventi più incisivi, 1,8 miliardi di persone potrebbero ancora dipendere da combustibili inquinanti nel 2030, con un costo umano di circa tre milioni di morti premature all’anno per inquinamento domestico.

I flussi finanziari internazionali verso l’energia pulita nei Paesi in via di sviluppo sono risaliti a 24,6 miliardi di dollari nel 2024, ma restano largamente insufficienti e in calo per i Paesi meno avanzati. La Banca Mondiale e l’Agenzia internazionale per l’energia insistono sulla necessità di mobilitare capitali privati, modelli di finanziamento innovativi e sussidi mirati per abbattere le barriere di accesso, soprattutto nelle aree rurali. Il prossimo banco di prova saranno i negoziati sul finanziamento climatico, dove la distanza tra gli impegni dichiarati e la realtà delle economie più fragili rischia di cristallizzarsi, mentre la Cina continua a ridefinire gli equilibri globali della nuova energia.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa africana subsaharianaStampa russa e CSI
Stampa africana subsahariana/ Anglofona
AllarmeVittimismo

Il mondo è fuori rotta per garantire l'accesso universale all'energia entro il 2030. Oltre 650 milioni di persone restano senza elettricità, con l'Africa subsahariana che sprofonda in una crisi energetica sempre più grave. Il divario globale si allarga nonostante la crescita record delle rinnovabili.

Stampa russa e CSI/ Statale
TrionfoPragmatismo

La Cina domina l'espansione globale dell'energia solare, installando più capacità di tutti gli altri primi dieci paesi messi insieme. Questo risultato consolida la leadership cinese nella transizione energetica pulita, mentre il resto del mondo fatica a tenere il passo.

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giovedì 25 giugno 2026

Obiettivi energetici 2030 sempre più lontani: il divario globale si allarga

Un rapporto ONU denuncia il rallentamento dell'accesso all'energia, mentre la Cina accelera sul solare e l'Africa resta intrappolata tra povertà energetica e conflitti.

L’ultimo rapporto Tracking SDG 7 consegna una diagnosi che congela ogni ottimismo: 655 milioni di persone nel mondo vivono ancora senza elettricità e quasi due miliardi cucinano con combustibili inquinanti. Il traguardo dell’accesso universale all’energia entro il 2030 si allontana, e la forbice tra chi beneficia della transizione pulita e chi ne resta escluso si allarga pericolosamente. L’Africa subsahariana concentra il ritardo più drammatico: oltre 560 milioni di persone senza luce elettrica e 970 milioni senza soluzioni pulite per cucinare. Per rispettare la scadenza, avvertono gli analisti delle istituzioni multilaterali, il ritmo di elettrificazione nella regione dovrebbe triplicare, mentre oggi la progressione ha subito un netto rallentamento.

Sullo scenario opposto si staglia la Cina, che nel 2025 ha installato 382 GW di nuova capacità solare, un valore superiore a quello di tutti gli altri Paesi nella top ten mondiale messi insieme. Pechino non è soltanto il primo produttore di energia fotovoltaica: è anche il maggiore esportatore di pannelli, batterie e soluzioni progettuali, e sta costruendo la più estesa catena di fornitura per la nuova energia. Questo slancio, che ha contribuito ad abbattere i costi globali dei moduli solari, si inserisce in una strategia più ampia di presidio delle infrastrutture tecnologiche, dalla mobilità elettrica alle costellazioni satellitari, dove aziende come Geely puntano a migliaia di satelliti in orbita per competere con SpaceX. L’approccio cinese resta però bilanciato: accanto alle rinnovabili, Pechino continua a investire nel carbone, rivendicando una via pragmatica alla sicurezza energetica che le consenta, in prospettiva, di diventare esportatrice netta di energia.

Per l’Africa, il deficit energetico non è solo una questione di infrastrutture. La persistenza della violenza e dei conflitti armati, che hanno generato decine di milioni di sfollati, affonda le radici in una governance strutturalmente fragile, incapace di prevenire le crisi e di offrire opportunità economiche. L’accesso all’energia è il prerequisito per spezzare questo ciclo: senza elettricità e senza combustibili puliti, restano precluse la crescita economica, la creazione di posti di lavoro e la fornitura di servizi essenziali. Il rapporto ONU stima che, senza interventi più incisivi, 1,8 miliardi di persone potrebbero ancora dipendere da combustibili inquinanti nel 2030, con un costo umano di circa tre milioni di morti premature all’anno per inquinamento domestico.

I flussi finanziari internazionali verso l’energia pulita nei Paesi in via di sviluppo sono risaliti a 24,6 miliardi di dollari nel 2024, ma restano largamente insufficienti e in calo per i Paesi meno avanzati. La Banca Mondiale e l’Agenzia internazionale per l’energia insistono sulla necessità di mobilitare capitali privati, modelli di finanziamento innovativi e sussidi mirati per abbattere le barriere di accesso, soprattutto nelle aree rurali. Il prossimo banco di prova saranno i negoziati sul finanziamento climatico, dove la distanza tra gli impegni dichiarati e la realtà delle economie più fragili rischia di cristallizzarsi, mentre la Cina continua a ridefinire gli equilibri globali della nuova energia.

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AllarmeVittimismo

Il mondo è fuori rotta per garantire l'accesso universale all'energia entro il 2030. Oltre 650 milioni di persone restano senza elettricità, con l'Africa subsahariana che sprofonda in una crisi energetica sempre più grave. Il divario globale si allarga nonostante la crescita record delle rinnovabili.

Stampa russa e CSI/ Statale
TrionfoPragmatismo

La Cina domina l'espansione globale dell'energia solare, installando più capacità di tutti gli altri primi dieci paesi messi insieme. Questo risultato consolida la leadership cinese nella transizione energetica pulita, mentre il resto del mondo fatica a tenere il passo.

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