
Trump dichiara finita la tregua, nuovi raid sull’Iran e il petrolio vola
Dopo gli attacchi iraniani a navi mercantili nello Stretto di Hormuz, Washington lancia una seconda ondata di bombardamenti e revoca le licenze petrolifere, mentre Teheran minaccia di chiudere il passaggio strategico.
Gli Stati Uniti hanno condotto una nuova serie di attacchi aerei contro l’Iran nella notte tra l’8 e il 9 luglio, poche ore dopo che il presidente Donald Trump, dal vertice NATO di Ankara, aveva dichiarato «finito» il cessate il fuoco bilaterale. Il Comando centrale americano (CENTCOM) ha motivato l’operazione con la necessità di «degradare ulteriormente la capacità iraniana di minacciare la libertà di navigazione» nello Stretto di Hormuz, in risposta a quelli che Washington descrive come attacchi ingiustificati contro tre navi commerciali. I mercati petroliferi hanno reagito con un’impennata: il Brent ha superato gli 80 dollari al barile in seduta, per poi chiudere in rialzo di oltre il 5%, trascinando al ribasso le borse europee e alimentando i timori di una nuova fiammata inflazionistica.
Secondo fonti della difesa americana, i raid hanno colpito sistemi di difesa aerea, radar costieri, postazioni missilistiche e oltre sessanta imbarcazioni veloci dei Guardiani della rivoluzione. Teheran, attraverso i media di Stato, ha denunciato una «violazione flagrante» del memorandum d’intesa firmato il 17 giugno e ha rivendicato un contrattacco su 85 obiettivi militari statunitensi in Bahrein e Kuwait. Un consigliere della Guida suprema ha avvertito che «il nemico aggressore e i suoi complici saranno severamente puniti», mentre la tv di Stato Press TV, citando fonti di sicurezza, ha minacciato la chiusura totale dello Stretto in caso di nuovi raid, con una rappresaglia in rapporto di due a uno sugli obiettivi colpiti.
L’escalation riporta al centro della crisi il controllo del passaggio marittimo da cui transita circa un quinto del commercio globale di petrolio e gas liquefatto. Secondo analisti mediorientali, la Repubblica islamica considera il dominio sullo Stretto un asset strategico irrinunciabile, da utilizzare come leva nei negoziati per un accordo definitivo che includa il programma nucleare e la revoca delle sanzioni. La decisione di Washington di revocare la licenza che consentiva all’Iran di vendere petrolio sui mercati internazionali – concessa proprio in virtù del memorandum – priva Teheran di uno dei principali benefici economici ottenuti con la tregua, mentre il traffico di petroliere attraverso Hormuz è tornato a ridursi drasticamente, con almeno quattro navi che hanno invertito la rotta.
Il fragile impianto diplomatico costruito a giugno, con la mediazione di Pakistan e Qatar, appare ora in bilico. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Qalibaf, ha accusato gli Stati Uniti di aver violato l’intesa su più fronti, inclusa la ripresa delle ostilità e il mancato rispetto degli «aggiustamenti» iraniani nello Stretto. Da Bruxelles, l’Alta rappresentante UE Kaja Kallas ha espresso preoccupazione per il rischio di escalation, mentre il segretario generale della NATO Mark Rutte ha giudicato «assolutamente necessaria» la risposta americana. I colloqui indiretti, già sospesi per le esequie dell’ex Guida suprema Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio nei raid che diedero inizio al conflitto, restano in una fase di stallo: fonti vicine ai mediatori descrivono il clima come «molto teso» e parlano di un «passo indietro» rispetto al percorso di pace. Trump, pur lasciando aperta la porta a nuovi contatti, ha definito «una perdita di tempo» trattare con Teheran, mentre il ministro degli Esteri iraniano ha replicato che «non rispondiamo alla volgarità con la volgarità, ma con l’azione».
| Stampa iraniana e affini | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | −0.20 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
L'Iran denuncia la rottura unilaterale della tregua da parte degli Stati Uniti, definendo l'esercito americano terrorista e accusando la NATO di complicità.
Attraverso la scelta lessicale ('esercito terrorista') e l'omissione delle provocazioni iraniane, si costruisce una narrazione in cui gli Stati Uniti sono l'unico aggressore e l'Iran la vittima innocente.
Vengono omesse le informazioni sulle iniziali provocazioni iraniane nel Golfo e sugli attacchi a navi commerciali, che hanno scatenato la risposta statunitense.
La Russia riporta la rottura della tregua da parte di Trump, ma sottolinea le violazioni statunitensi denunciate da Teheran, presentando gli Stati Uniti come parte inaffidabile.
Citando le accuse iraniane senza verificarle e omettendo le provocazioni iraniane, si crea un equilibrio fittizio che favorisce la posizione iraniana.
Vengono omesse le informazioni sugli attacchi iraniani a navi commerciali e alle basi statunitensi, che giustificherebbero la risposta americana.
Gli Stati Uniti, attraverso la loro stampa, descrivono la rottura della tregua come una risposta necessaria alle provocazioni iraniane, giustificando le proprie azioni come difensive.
Costruendo una narrazione lineare causa-effetto (attacchi iraniani → risposta USA → fine tregua), si legittima l'azione americana come reattiva e inevitabile.
Vengono omesse le critiche alla condotta statunitense, come l'eccessiva forza della risposta o le precedenti violazioni del cessate il fuoco da parte americana.
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