
Mamdani ammette l’impotenza legale: New York non può arrestare Netanyahu
Il sindaco della Grande Mela rinuncia alla promessa elettorale e chiede a Trump di eseguire il mandato della Corte penale internazionale, mentre Israele e Washington respingono ogni ipotesi di fermo.
Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha riconosciuto martedì sera che la città non dispone di un’autorità giuridica autonoma per dare esecuzione al mandato d’arresto spiccato dalla Corte penale internazionale (Cpi) nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. In un videomessaggio pubblicato sui social network, il primo cittadino ha dichiarato che l’amministrazione comunale ha «esaminato ogni strada disponibile secondo la legge applicabile» e ha concluso che solo il governo federale può procedere. Mamdani ha perciò invitato Washington ad «aderire alla Cpi ed eseguire il mandato», pur ribadendo che Netanyahu «non è il benvenuto a New York» e definendolo «criminale di guerra» e «architetto di un orribile genocidio contro il popolo palestinese».
La presa di posizione segna un arretramento rispetto alla promessa fatta in campagna elettorale, quando il sindaco democratico aveva assicurato che avrebbe ordinato alla polizia newyorkese di arrestare il premier israeliano in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, prevista a settembre. Secondo fonti diplomatiche israeliane, l’ambasciatore all’Onu Danny Danon ha bollato le accuse come «calunnie del sangue» e ha accusato Mamdani di fare propaganda per Hamas. L’ex primo ministro Naftali Bennett e l’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot hanno parlato di «antisemitismo puro» e di una pericolosa distorsione della realtà. Da parte sua, l’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, ha chiesto l’arresto dello stesso Mamdani per incitamento, definendolo «un antisemita malvagio che mente deliberatamente».
Sul piano giuridico, la vicenda mette in luce la tensione tra la giurisdizione internazionale e la sovranità nazionale. La Cpi, con sede all’Aia, ha emesso nel novembre 2024 i mandati contro Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant con l’accusa di crimini di guerra e contro l’umanità nella Striscia di Gaza. Tuttavia, né gli Stati Uniti né Israele hanno ratificato lo Statuto di Roma e non riconoscono la competenza della Corte. Nell’ottica dell’amministrazione Trump, il presidente ha già escluso categoricamente qualsiasi arresto sul suolo americano, definendo la Cpi un tribunale illegittimo e annunciando una campagna per «smantellarla». Al contrario, secondo gli analisti di Bruxelles, tutti gli Stati membri dell’Unione Europea sono parti dello Statuto e sarebbero tenuti a cooperare, il che renderebbe assai improbabile una visita di Netanyahu in Europa senza conseguenze legali.
Al di là dello scontro politico, la dichiarazione di Mamdani congela di fatto ogni iniziativa locale. Il sindaco ha precisato di non voler creare nuove norme ad hoc, limitandosi a sollecitare l’intervento federale. La visita di Netanyahu a New York per il dibattito generale dell’Onu resta in agenda, ma il quadro giuridico e diplomatico rende l’ipotesi di un fermo del tutto irrealistica. Il dossier resta aperto sul fronte simbolico: mentre il campo progressista americano continua a usare il linguaggio del diritto internazionale per delegittimare l’operato israeliano, Israele e i suoi alleati repubblicani rafforzano la narrativa di una Cpi politicizzata e antisemita. I prossimi passi concreti saranno probabilmente limitati a nuove dichiarazioni pubbliche, in attesa dell’arrivo del premier israeliano a settembre.
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.80 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
La garanzia di Trump è definitiva; la spinta del sindaco non ha alcun fondamento legale.
Riportando la dichiarazione di Trump come fatto e includendo la sua giustificazione senza contrapposizione, il blocco presenta la parola del presidente come autorevole.
Il blocco omette qualsiasi menzione del mandato di arresto della CPI per Netanyahu o di qualsiasi base legale per la spinta del sindaco. Omette anche qualsiasi critica alle affermazioni di Trump sull'Iran.
Trump ripete false accuse contro l'Iran, sostiene Netanyahu e chiede l'arresto dei leader iraniani. Questa posizione mostra il pregiudizio degli Stati Uniti verso Israele.
Il blocco inquadra la dichiarazione di Trump come un attacco all'Iran, usando il termine 'affermazioni infondate' per screditarla. Evidenzia anche il tentativo del sindaco per mostrare l'opposizione interna negli Stati Uniti.
Il blocco omette qualsiasi menzione dei 52.000 manifestanti uccisi dall'Iran (definendolo un'affermazione falsa) e il contesto della lotta di Netanyahu contro l'Iran. Presenta solo la dichiarazione di Trump come un attacco.
Trump garantisce che Netanyahu è al sicuro e questa è la decisione finale. Il sindaco di New York stava cercando di far rispettare la legge ma ha incontrato l'opposizione presidenziale.
Il blocco presenta entrambe le parti senza commento, dando uguale peso alla dichiarazione di Trump e alla consultazione del sindaco, creando un'impressione di resoconto equilibrato.
Il blocco omette qualsiasi valutazione dei meriti legali della spinta del sindaco o del mandato della CPI. Omette anche qualsiasi critica alle affermazioni di Trump sull'Iran.
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