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Geopolitica e Politicamartedì 23 giugno 2026

Trump attacca gli alleati Nato: «Italia very bad», Starmer «non è Churchill»

Dallo Studio Ovale il presidente americano accusa Londra, Roma e Berlino di non aver sostenuto Washington nel conflitto con l’Iran e commenta le dimissioni del premier britannico.

Donald Trump ha usato un incontro con i giornalisti nello Studio Ovale per rinnovare accuse frontali ai principali alleati europei della Nato, collegandole per la prima volta alle dimissioni del primo ministro britannico Keir Starmer. Il presidente americano ha dichiarato che il Regno Unito, l’Italia e la Germania «non erano lì per noi» quando Washington ha chiesto sostegno durante le operazioni militari contro l’Iran, e ha bollato Starmer come un leader «non certo Winston Churchill», aggiungendo che le sue scelte su energia e immigrazione lo hanno «danneggiato molto, molto gravemente».

Secondo fonti della Casa Bianca riprese dalle agenzie internazionali, il disappunto di Trump si concentra sul rifiuto opposto da diversi governi europei alla richiesta di utilizzare basi militari per una campagna di bombardamenti contro l’Iran. Il presidente ha ricordato che gli Stati Uniti hanno speso «trilioni di dollari nel corso degli anni» per proteggere l’Europa, definendo «folli» le cifre annuali destinate alla Nato – circa seicento miliardi di dollari, secondo le sue stime – e ha messo in dubbio la disponibilità futura di Washington a intervenire in difesa di alleati che, a suo giudizio, non ricambiano nemmeno su «piccole cose».

Per l’Italia, l’attacco è arrivato con una formula secca e ripetuta: «L’Italia è stata molto cattiva, si è comportata molto male». Da Palazzo Chigi, secondo quanto riportato dalla stampa nazionale, si è scelta la linea del silenzio, nella convinzione che le repliche della premier Giorgia Meloni alle precedenti uscite di Trump siano già state articolate e rispedite al mittente. Analisti di Bruxelles leggono nelle parole del presidente un’estensione della logica transazionale che già in passato aveva messo sotto pressione i partner europei: la minaccia di rivedere la presenza militare americana in Italia e in Spagna – evocata nei giorni scorsi – viene ora inquadrata come un avvertimento diretto alla tenuta dell’articolo 5 del Trattato atlantico.

La sequenza di dichiarazioni si inserisce in un momento di particolare instabilità per i governi europei: alle dimissioni di Starmer si aggiungono le difficoltà giudiziarie del premier spagnolo Pedro Sánchez, mentre la visita imminente a Washington del nuovo segretario generale della Nato, Mark Rutte, prevista tra martedì e giovedì, appare già segnata dalla necessità di ricucire una frattura che fonti diplomatiche europee descrivono come la più esplicita messa in discussione del principio di difesa collettiva dai tempi della presidenza Trump. Il dossier resta aperto in attesa del faccia a faccia tra Rutte e Trump, dal quale dipenderanno i margini per un riallineamento degli impegni di spesa e delle aspettative di sostegno reciproco all’interno dell’Alleanza.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 1 lingue

32%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa europea continentaleStampa del Golfo arabo
Stampa europea continentale/ Mediterranea
IndignazioneAllarmeVittimismo

Trump accusa brutalmente gli alleati europei di non aver sostenuto gli USA nel conflitto con l'Iran, citando Italia, Germania e Regno Unito. I leader europei vengono dipinti come inaffidabili, mentre Washington rivendica i trilioni spesi per la NATO. L'attacco alimenta timori di una rottura transatlantica e mette in discussione gli impegni di difesa collettiva.

Stampa del Golfo arabo/ Saudita
PragmatismoDistaccoUrgenza

Trump lancia un messaggio pungente all'Europa prima dell'incontro con il segretario NATO Rutte, accusando gli alleati di non aver sostenuto Washington nello scontro con l'Iran. La critica, pur senza dettagli operativi, arriva in un momento delicato per la sicurezza regionale. Le capitali del Golfo osservano con pragmatismo, consapevoli che la pressione americana potrebbe ridisegnare gli equilibri di difesa.

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martedì 23 giugno 2026

Trump attacca gli alleati Nato: «Italia very bad», Starmer «non è Churchill»

Dallo Studio Ovale il presidente americano accusa Londra, Roma e Berlino di non aver sostenuto Washington nel conflitto con l’Iran e commenta le dimissioni del premier britannico.

Donald Trump ha usato un incontro con i giornalisti nello Studio Ovale per rinnovare accuse frontali ai principali alleati europei della Nato, collegandole per la prima volta alle dimissioni del primo ministro britannico Keir Starmer. Il presidente americano ha dichiarato che il Regno Unito, l’Italia e la Germania «non erano lì per noi» quando Washington ha chiesto sostegno durante le operazioni militari contro l’Iran, e ha bollato Starmer come un leader «non certo Winston Churchill», aggiungendo che le sue scelte su energia e immigrazione lo hanno «danneggiato molto, molto gravemente».

Secondo fonti della Casa Bianca riprese dalle agenzie internazionali, il disappunto di Trump si concentra sul rifiuto opposto da diversi governi europei alla richiesta di utilizzare basi militari per una campagna di bombardamenti contro l’Iran. Il presidente ha ricordato che gli Stati Uniti hanno speso «trilioni di dollari nel corso degli anni» per proteggere l’Europa, definendo «folli» le cifre annuali destinate alla Nato – circa seicento miliardi di dollari, secondo le sue stime – e ha messo in dubbio la disponibilità futura di Washington a intervenire in difesa di alleati che, a suo giudizio, non ricambiano nemmeno su «piccole cose».

Per l’Italia, l’attacco è arrivato con una formula secca e ripetuta: «L’Italia è stata molto cattiva, si è comportata molto male». Da Palazzo Chigi, secondo quanto riportato dalla stampa nazionale, si è scelta la linea del silenzio, nella convinzione che le repliche della premier Giorgia Meloni alle precedenti uscite di Trump siano già state articolate e rispedite al mittente. Analisti di Bruxelles leggono nelle parole del presidente un’estensione della logica transazionale che già in passato aveva messo sotto pressione i partner europei: la minaccia di rivedere la presenza militare americana in Italia e in Spagna – evocata nei giorni scorsi – viene ora inquadrata come un avvertimento diretto alla tenuta dell’articolo 5 del Trattato atlantico.

La sequenza di dichiarazioni si inserisce in un momento di particolare instabilità per i governi europei: alle dimissioni di Starmer si aggiungono le difficoltà giudiziarie del premier spagnolo Pedro Sánchez, mentre la visita imminente a Washington del nuovo segretario generale della Nato, Mark Rutte, prevista tra martedì e giovedì, appare già segnata dalla necessità di ricucire una frattura che fonti diplomatiche europee descrivono come la più esplicita messa in discussione del principio di difesa collettiva dai tempi della presidenza Trump. Il dossier resta aperto in attesa del faccia a faccia tra Rutte e Trump, dal quale dipenderanno i margini per un riallineamento degli impegni di spesa e delle aspettative di sostegno reciproco all’interno dell’Alleanza.

Divergenza delle fonti

Geopolitica e Politica · 2 testate · 1 lingua

32%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Neutrale20%
Critico80%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 1 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa europea continentaleStampa del Golfo arabo
Stampa europea continentale/ Mediterranea
IndignazioneAllarmeVittimismo

Trump accusa brutalmente gli alleati europei di non aver sostenuto gli USA nel conflitto con l'Iran, citando Italia, Germania e Regno Unito. I leader europei vengono dipinti come inaffidabili, mentre Washington rivendica i trilioni spesi per la NATO. L'attacco alimenta timori di una rottura transatlantica e mette in discussione gli impegni di difesa collettiva.

Stampa del Golfo arabo/ Saudita
PragmatismoDistaccoUrgenza

Trump lancia un messaggio pungente all'Europa prima dell'incontro con il segretario NATO Rutte, accusando gli alleati di non aver sostenuto Washington nello scontro con l'Iran. La critica, pur senza dettagli operativi, arriva in un momento delicato per la sicurezza regionale. Le capitali del Golfo osservano con pragmatismo, consapevoli che la pressione americana potrebbe ridisegnare gli equilibri di difesa.

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