
Tokyo ridisegna la spesa pubblica tra investimenti record e crepe nella disciplina fiscale
Il governo Takaichi vara un piano da 370mila miliardi di yen per rilanciare la crescita, mentre si infittiscono le ombre sui fondi politici e sul fallimento del veicolo Cool Japan.
Il governo giapponese ha presentato al Consiglio per la politica economica e fiscale la bozza del nuovo Indirizzo di base per la gestione economica e la riforma, imperniato su investimenti pubblico-privati superiori a 370mila miliardi di yen. Secondo fonti dell’esecutivo di Tokyo, l’obiettivo è duplice: innalzare il potenziale di crescita del Paese e garantire la sicurezza dei cittadini attraverso una nuova quota di spesa per la gestione delle crisi e gli investimenti strategici. La premier Sanae Takaichi ha indicato la necessità di «assicurare un ammontare adeguato di spesa complessiva» per espandere il Pil nominale, segnando una discontinuità rispetto alla tradizionale ortodossia di bilancio.
La svolta è accompagnata da un acceso confronto interno. I membri privati del Consiglio hanno chiesto di «tollerare deterioramenti temporanei del saldo primario», abbandonando l’ossessione per l’anno singolo di pareggio. Parallelamente, il Consiglio del sistema fiscale ha messo in guardia il ministro delle Finanze Satsuki Katayama: l’ottimismo su crescita e tassi d’interesse, unito all’assenza di prospettive di medio-lungo termine, rischia di minare la fiducia dei mercati. Lo stesso organo ha sollecitato una riforma della previdenza che innalzi al 30% la compartecipazione alla spesa sanitaria per gli over 70, allineandola a quella delle generazioni in età lavorativa, e ha invocato uno sforzo integrato su produttività e riallocazione del personale per far fronte alla carenza di manodopera.
Sul fronte politico-diplomatico, la premier è al centro di una duplice tensione. Un esposto penale presentato dal professor Hiroshi Kamiwaki dell’Università Kobe Gakuin accusa Takaichi di aver falsificato i rendiconti delle proprie organizzazioni politiche, dissimulando come donazioni i pagamenti per biglietti di eventi di raccolta fondi. L’inchiesta, ancora in fase preliminare, si intreccia con la visita ufficiale a Nuova Delhi dal 1° al 3 luglio per il 16° vertice annuale India-Giappone. L’incontro con il premier Narendra Modi – che segue il summit di Tokyo dell’agosto 2025 – punta a consolidare l’obiettivo di 10mila miliardi di yen di investimenti privati giapponesi in India in un decennio e a rafforzare la cooperazione su tecnologie, terre rare e mobilità di talenti, con un piano per lo scambio di oltre 500mila persone in cinque anni.
Da Mosca, intanto, i media russi mettono in luce il lato opaco della strategia di investimento pubblica: il Fondo Cool Japan, creato nel 2013 per proiettare la «potenza morbida» nipponica, ha accumulato perdite per quasi 334 milioni di dollari e sarà sottoposto a revisione e probabile fusione. Il veicolo, che avrebbe dovuto catalizzare investimenti privati in anime, manga e contenuti, non ha mai raggiunto gli obiettivi, e un alto funzionario governativo ha sentenziato: «Con Cool Japan è finita». Per gli osservatori europei, il riorientamento di Tokyo verso una spesa pubblica più assertiva e la simultanea ricerca di un ancoraggio strategico con Nuova Delhi disegnano un Indo-Pacifico in cui la competizione sulle catene del valore tecnologico e sulle terre rare coinvolge direttamente gli interessi dell’Unione. La bozza della nuova politica economica sarà formalizzata a luglio, mentre il vertice India-Giappone offrirà un primo banco di prova alla tenuta internazionale del governo Takaichi.
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Il grande piano di investimenti pubblico-privati del governo viene presentato come un motore di crescita, ma i dubbi sulla disciplina fiscale e uno scandalo di finanziamento politico che coinvolge la premier ne offuscano le prospettive. La narrazione bilancia l'ambizione della strategia economica con le crescenti preoccupazioni sulla governance.
Le grandi ambizioni di investimento del Giappone vengono lette attraverso il fallimento del Cool Japan Fund, ora in ristrutturazione dopo 334 milioni di dollari di perdite. L'implicazione è chiara: un'altra grande iniziativa statale rischia di ripetere gli errori del passato e di minare la disciplina fiscale.
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