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Geopolitica e Politicalunedì 22 giugno 2026

Tokyo quintuplica i visti turistici: prima stretta dal 1978

Il Giappone alza le tariffe d’ingresso per allinearle al G7, mentre Venezia propone un rincaro del 900% per i visitatori giornalieri.

Il governo giapponese ha annunciato un aumento del 500% delle tariffe per i visti d’ingresso, il primo ritocco dal 1978. A partire dal 1° luglio 2026, il visto a ingresso singolo passerà da 3.000 a 15.000 yen (circa 90 euro), quello a ingressi multipli da 6.000 a 30.000 yen. La decisione, comunicata dal ministro degli Esteri Toshimitsu Motegi, è stata motivata con la necessità di «riflettere l’inflazione e le fluttuazioni dei tassi di cambio» e di allineare le tariffe a quelle delle altre economie del G7. Contemporaneamente, la Camera alta della Dieta ha approvato un disegno di legge che innalza i costi per i permessi di soggiorno: il rinnovo o il cambio di status potrà arrivare a 100.000 yen, mentre la richiesta di residenza permanente toccherà un massimo di 300.000 yen, trenta volte il tetto attuale.

Secondo fonti governative a Tokyo, l’impatto immediato sul turismo inbound sarà contenuto, perché i cittadini di oltre sessanta Paesi – tra cui Stati Uniti, Canada, Australia, Corea del Sud, Stati membri dell’Unione Europea e Regno Unito – beneficiano dell’esenzione dal visto per soggiorni fino a novanta giorni. Restano invece esposti al rincaro i viaggiatori provenienti da Cina, Russia, gran parte del Medio Oriente e dell’Africa, nonché quanti entrano per motivi di lavoro, studio o ricongiungimento familiare. La Federazione degli ordini forensi giapponesi ha definito «radicale» l’entità degli aumenti, avvertendo che il maggior onere finanziario, deciso senza consultare i residenti stranieri, avrà «un impatto grave sui loro mezzi di sussistenza» e ricadrà su imprese e amministrazioni locali.

La stretta si inserisce in un quadro di revisione complessiva delle politiche migratorie e turistiche dell’arcipelago. Il governo conservatore della premier Sanae Takaichi sta esplorando misure più restrittive, sullo sfondo di un’impennata dei flussi turistici – 42,7 milioni di arrivi internazionali nel 2025, record storico – e di un crescente consenso per la destra radicale di Sanseito, che cavalca il malcontento verso l’overtourism e la presenza straniera. Dal 1° luglio triplicherà anche la tassa di uscita inserita nei biglietti aerei internazionali, destinata a finanziare infrastrutture aeroportuali e la manutenzione di siti storici. Per gli analisti di Bruxelles, il Giappone segue una traiettoria comune a molte destinazioni mature: non si tratta solo di coprire costi amministrativi, ma di usare la leva tariffaria per modulare i flussi e catturare risorse da un turismo che, con lo yen ai minimi da quarant’anni, percepisce i rincari come relativamente contenuti.

Il fenomeno non è isolato. A Venezia, il nuovo sindaco Simone Venturini ha proposto di portare il contributo d’accesso per i visitatori giornalieri da 5 a 50 euro nei giorni di picco, con l’obiettivo dichiarato di creare «un deterrente più forte durante i periodi di massima pressione turistica». La misura, che dovrà passare al vaglio del parlamento italiano, si applicherebbe una volta raggiunte determinate soglie di prenotazione. Per i viaggiatori italiani, l’esenzione dal visto per il Giappone resta confermata, ma il segnale che arriva da Tokyo e da Venezia indica una fase in cui le democrazie avanzate, dall’Asia all’Europa, stanno ridisegnando il costo dell’accesso al proprio territorio. L’entrata in vigore dei nuovi visti giapponesi è fissata al 1° luglio; le tariffe per i permessi di soggiorno saranno ritoccate entro la fine dell’anno fiscale, il 31 marzo 2027.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Il Giappone ha quintuplicato le tasse sui visti per la prima volta dal 1978, adducendo inflazione e yen debole, mentre i turisti esenti da visto non sono toccati. Nel frattempo, il nuovo sindaco di Venezia propone di aumentare il ticket d'ingresso per i visitatori giornalieri da 5 a 50 euro come deterrente contro il sovraffollamento stagionale. Entrambe le misure sono presentate come aggiustamenti pragmatici dei costi, senza allarme per impatti immediati sul turismo.

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UrgenzaDistacco

Il Giappone ha annunciato bruscamente un aumento di cinque volte delle tariffe per i visti, il primo in quasi 50 anni, con le nuove tariffe in vigore quasi immediatamente. L'aumento improvviso colpirà i cittadini stranieri che necessitano di visto, mentre il governo cita inflazione e tassi di cambio. La notizia è riportata con un senso di urgenza, sottolineando il breve preavviso e la portata del cambiamento.

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lunedì 22 giugno 2026

Tokyo quintuplica i visti turistici: prima stretta dal 1978

Il Giappone alza le tariffe d’ingresso per allinearle al G7, mentre Venezia propone un rincaro del 900% per i visitatori giornalieri.

Il governo giapponese ha annunciato un aumento del 500% delle tariffe per i visti d’ingresso, il primo ritocco dal 1978. A partire dal 1° luglio 2026, il visto a ingresso singolo passerà da 3.000 a 15.000 yen (circa 90 euro), quello a ingressi multipli da 6.000 a 30.000 yen. La decisione, comunicata dal ministro degli Esteri Toshimitsu Motegi, è stata motivata con la necessità di «riflettere l’inflazione e le fluttuazioni dei tassi di cambio» e di allineare le tariffe a quelle delle altre economie del G7. Contemporaneamente, la Camera alta della Dieta ha approvato un disegno di legge che innalza i costi per i permessi di soggiorno: il rinnovo o il cambio di status potrà arrivare a 100.000 yen, mentre la richiesta di residenza permanente toccherà un massimo di 300.000 yen, trenta volte il tetto attuale.

Secondo fonti governative a Tokyo, l’impatto immediato sul turismo inbound sarà contenuto, perché i cittadini di oltre sessanta Paesi – tra cui Stati Uniti, Canada, Australia, Corea del Sud, Stati membri dell’Unione Europea e Regno Unito – beneficiano dell’esenzione dal visto per soggiorni fino a novanta giorni. Restano invece esposti al rincaro i viaggiatori provenienti da Cina, Russia, gran parte del Medio Oriente e dell’Africa, nonché quanti entrano per motivi di lavoro, studio o ricongiungimento familiare. La Federazione degli ordini forensi giapponesi ha definito «radicale» l’entità degli aumenti, avvertendo che il maggior onere finanziario, deciso senza consultare i residenti stranieri, avrà «un impatto grave sui loro mezzi di sussistenza» e ricadrà su imprese e amministrazioni locali.

La stretta si inserisce in un quadro di revisione complessiva delle politiche migratorie e turistiche dell’arcipelago. Il governo conservatore della premier Sanae Takaichi sta esplorando misure più restrittive, sullo sfondo di un’impennata dei flussi turistici – 42,7 milioni di arrivi internazionali nel 2025, record storico – e di un crescente consenso per la destra radicale di Sanseito, che cavalca il malcontento verso l’overtourism e la presenza straniera. Dal 1° luglio triplicherà anche la tassa di uscita inserita nei biglietti aerei internazionali, destinata a finanziare infrastrutture aeroportuali e la manutenzione di siti storici. Per gli analisti di Bruxelles, il Giappone segue una traiettoria comune a molte destinazioni mature: non si tratta solo di coprire costi amministrativi, ma di usare la leva tariffaria per modulare i flussi e catturare risorse da un turismo che, con lo yen ai minimi da quarant’anni, percepisce i rincari come relativamente contenuti.

Il fenomeno non è isolato. A Venezia, il nuovo sindaco Simone Venturini ha proposto di portare il contributo d’accesso per i visitatori giornalieri da 5 a 50 euro nei giorni di picco, con l’obiettivo dichiarato di creare «un deterrente più forte durante i periodi di massima pressione turistica». La misura, che dovrà passare al vaglio del parlamento italiano, si applicherebbe una volta raggiunte determinate soglie di prenotazione. Per i viaggiatori italiani, l’esenzione dal visto per il Giappone resta confermata, ma il segnale che arriva da Tokyo e da Venezia indica una fase in cui le democrazie avanzate, dall’Asia all’Europa, stanno ridisegnando il costo dell’accesso al proprio territorio. L’entrata in vigore dei nuovi visti giapponesi è fissata al 1° luglio; le tariffe per i permessi di soggiorno saranno ritoccate entro la fine dell’anno fiscale, il 31 marzo 2027.

Divergenza delle fonti

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Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Il Giappone ha quintuplicato le tasse sui visti per la prima volta dal 1978, adducendo inflazione e yen debole, mentre i turisti esenti da visto non sono toccati. Nel frattempo, il nuovo sindaco di Venezia propone di aumentare il ticket d'ingresso per i visitatori giornalieri da 5 a 50 euro come deterrente contro il sovraffollamento stagionale. Entrambe le misure sono presentate come aggiustamenti pragmatici dei costi, senza allarme per impatti immediati sul turismo.

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Il Giappone ha annunciato bruscamente un aumento di cinque volte delle tariffe per i visti, il primo in quasi 50 anni, con le nuove tariffe in vigore quasi immediatamente. L'aumento improvviso colpirà i cittadini stranieri che necessitano di visto, mentre il governo cita inflazione e tassi di cambio. La notizia è riportata con un senso di urgenza, sottolineando il breve preavviso e la portata del cambiamento.

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