
Tokyo denuncia per la prima volta un’esercitazione a fuoco vivo cinese nella propria ZEE
Mentre una fregata russa conduceva manovre analoghe al largo di Plymouth, il Giappone ha protestato per un’esercitazione congiunta sino-russa a sud-ovest dell’atollo conteso, primo caso reso pubblico da Tokyo.
Il ministero della Difesa giapponese ha reso noto che un cacciatorpediniere lanciamissili cinese della classe Luyang III ha condotto un’esercitazione con fuoco reale domenica 19 luglio all’interno della zona economica esclusiva (ZEE) rivendicata da Tokyo, circa 180 chilometri a sud-ovest dell’isola di Okinotori. La nave operava in formazione con altre due unità cinesi e una fregata russa della classe Stereguščij, avvistate poco prima a 330 chilometri dall’atollo mentre facevano rotta verso nord-est. Il portavoce del governo giapponese, Minoru Kihara, ha dichiarato che Tokyo ha presentato una protesta formale a Pechino tramite i canali diplomatici, ritenendo che l’attività «avrebbe potuto mettere in pericolo la navigazione delle imbarcazioni in transito».
Secondo fonti governative giapponesi, si tratta della prima volta che il ministero della Difesa nipponico rende pubblica un’esercitazione a fuoco vivo cinese all’interno della propria ZEE, pur riconoscendo che l’azione non ha violato le norme internazionali. La Cina contesta la pretesa di Tokyo di istituire una ZEE attorno a Okinotori, sostenendo che l’atollo corallino – ridotto a due rocce affioranti con l’alta marea – non possa generare diritti economici esclusivi. Nell’ottica di Pechino, dunque, le acque in questione non appartengono alla giurisdizione giapponese, e l’esercitazione si inserisce in una più ampia campagna di pattugliamenti congiunti con la marina russa nel Pacifico occidentale.
L’episodio si colloca in un quadro di crescente cooperazione militare sino-russa che, secondo gli analisti di Tokyo, sta assumendo i contorni di una sfida strategica diretta alla sicurezza dell’arcipelago. Il ministro della Difesa giapponese, Shinjirō Koizumi, intervenendo a un salone aeronautico nel Regno Unito, ha collegato l’esercitazione a una serie di operazioni congiunte – inclusi sorvoli di bombardieri e il recente lancio di un missile balistico da un sottomarino cinese – che testimoniano un «approfondimento della cooperazione militare tra Cina e Russia». In risposta, il governo di Tokyo ha annunciato l’intenzione di portare la spesa per la difesa al 2% del PIL entro il 2027 e di accelerare lo sviluppo di tecnologie dual-use, mentre prosegue il rafforzamento della sorveglianza navale e aerea nella catena insulare sud-occidentale.
Negli stessi giorni, una dinamica analoga si è materializzata sul fianco atlantico europeo: il ministero della Difesa britannico ha confermato che la fregata russa Neustrašimyj ha effettuato un’esercitazione di tiro con artiglieria in acque internazionali a circa 40 miglia nautiche a sud di Plymouth, sotto la sorveglianza della Royal Navy e di un velivolo francese. L’esercitazione, della durata di trenta minuti, era stata preannunciata dalla nave russa e non ha comportato violazioni, ma si inserisce in un’intensificazione delle attività navali russe nella Manica e nel Mare del Nord che, secondo fonti della NATO, mira a testare i tempi di reazione delle marine alleate. Il dossier resta aperto: Tokyo mantiene un dispositivo di monitoraggio costante sulle unità sino-russe, mentre Pechino non ha ancora commentato ufficialmente la protesta giapponese.
| Stampa cinese | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa giapponese-coreana | −0.70 | critical |
| Stampa russa e CSI | +0.30 | aligned |
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
La Cina considera l'esercitazione un'operazione congiunta di routine con la Russia, respingendo le proteste giapponesi come infondate poiché Okinotori è uno scoglio, non un'isola.
La Cina normalizza l'azione definendo l'area come 'ZEE rivendicata' dal Giappone, delegittimando la protesta nipponica attraverso una disputa legale preesistente.
Omette che il Giappone ha pubblicamente riconosciuto per la prima volta un simile esercizio, e che la protesta diplomatica è basata sul diritto internazionale.
Il Giappone denuncia l'esercitazione come una pericolosa violazione della propria sovranità economica, sottolineando la rarità e la minaccia alla navigazione.
Utilizza la novità dell'evento ('prima volta') e il rilascio di immagini per creare un senso di urgenza e legittimare la protesta.
Omette la posizione cinese secondo cui Okinotori è uno scoglio e non un'isola, e quindi non genera ZEE.
La Russia inquadra le esercitazioni come un rafforzamento della cooperazione militare con la Cina, minimizzando le proteste giapponesi come reazioni diplomatiche di routine.
Ridefinisce l'evento come parte di una partnership strategica di lungo periodo, spostando l'attenzione dalla presunta violazione alla cooperazione bilaterale.
Omette il dettaglio che l'esercitazione è avvenuta all'interno della ZEE giapponese secondo la definizione di Tokyo, e che il Giappone ha contattato Pechino per vie diplomatiche.
L'Europa riporta i fatti senza schierarsi, citando le fonti giapponesi e descrivendo la sequenza degli eventi.
Adotta un tono distaccato e tecnico, presentando l'informazione come cronaca oggettiva, il che rende la protesta giapponese un dato di fatto non discusso.
Omette la disputa legale sullo status di Okinotori, che è centrale per la contestazione cinese.
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