
Terrore adolescenziale senza confini: arrestato il leader di una rete globale
Un diciassettenne daghestano amministrava 200mila follower per attacchi a scuole e attentati incendiari tra Russia, Stati Uniti ed Europa, mentre casi analoghi emergono in Svezia e Argentina.
Il 26 giugno, in un’operazione congiunta di FSB, comitato investigativo e polizia, è stato arrestato in Daghestan un adolescente di diciassette anni ritenuto il fondatore e amministratore della più vasta rete telematica internazionale di apologia del terrorismo. L’organizzazione, con oltre duecentomila iscritti e cinquemila membri attivi su piattaforme come Telegram, è accusata di aver pianificato e in parte eseguito attentati incendiari, evacuazioni di massa per falsi allarmi bomba e preparativi per stragi scolastiche in Russia, negli Stati Uniti e in Europa. Secondo la ricostruzione degli inquirenti moscoviti, la rete agiva sotto il coordinamento operativo dei servizi di sicurezza ucraini (SBU), che avrebbero finanziato e diretto le azioni destabilizzanti, fabbricando a Kiev video, testi e materiali di propaganda.
Nei video diffusi dall’FSB, il giovane – la cui identità è coperta dal segreto istruttorio – descrive con lucidità gli attacchi: «Nel gennaio 2026 un nostro membro ha compiuto cinque incendi in Texas, poi abbiamo evacuato tutte le scuole dello Stato, quattordici con precisione». Aggiunge di aver coordinato roghi in California, Germania e Italia, e di aver progettato irruzioni armate in istituti scolastici di Domodedovo, Krasnojarsk, San Pietroburgo e altre città russe. Il movente, confessa, era «diventare famosi», sull’onda del culto terroristico del «Columbine», dichiarato illegale in Russia. Il caso daghestano non è isolato: in Svezia, un ventenne è stato condannato a un anno e mezzo di reclusione per aver tentato di costituire una cellula locale della «Maniac Murder Cult», formazione neonazista e satanista di origine russo-ucraina che propugna il crollo sociale attraverso omicidi e violenze. In Argentina, un sedicenne con un arsenale di 25 armi e migliaia di munizioni minacciava una scuola di La Plata, mentre un bambino di nove anni ha ferito sei compagni a coltellate a Corrientes.
Secondo fonti della sicurezza russa, l’operazione conferma l’esistenza di una strategia ucraina per destabilizzare la Federazione attraverso la radicalizzazione giovanile, reclutando adolescenti per attacchi alle infrastrutture civili e per seminare il panico con minacce di matrice terroristica. Parallelamente, analisti della sicurezza europea segnalano come il fenomeno dei «culti dell’omicidio» – spesso nati in ambienti online transnazionali – trascenda i confini nazionali, alimentato da un ecosistema digitale dove l’emulazione di stragi scolastiche statunitensi si fonde con ideologie estremiste e nichiliste. Il caso svedese di MKU, classificato come organizzazione terroristica da Mosca, Londra e Ottawa, dimostra la capacità di queste reti di attecchire in contesti sociali fragili, sfruttando l’anonimato dei social media. Le autorità argentine, dal canto loro, hanno aperto un’inchiesta per intimidazione pubblica dopo il sequestro dell’arsenale, ma né il minorenne né il padre sono stati arrestati, segnalando le difficoltà giuridiche nel prevenire simili derive.
L’inchiesta russa ha già portato all’incriminazione del diciassettenne per preparazione di omicidio plurimo e alla sua custodia cautelare, mentre la procura moscovita promette nuovi dettagli sulle ramificazioni internazionali della rete. Il comitato investigativo ha dichiarato di aver identificato complici negli Stati Uniti e in Europa, e di star documentando tutti gli episodi delittuosi. Nel frattempo, il caso rilancia il dibattito sulla vulnerabilità dei minori alla radicalizzazione online e sulla necessità di una cooperazione giudiziaria più strutturata tra i Paesi colpiti, a partire dai canali di scambio informativo dell’Interpol e di Europol. Il dossier resta aperto, con l’attesa che nuovi arresti possano delineare l’intera filiera di comando e finanziamento di questa galassia terroristica giovanile.
| Stampa russa e CSI | +0.90 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
| Stampa latinoamericana | −0.50 | critical |
I servizi di sicurezza russi hanno smantellato una vasta rete terroristica internazionale gestita da un diciassettenne del Daghestan, che reclutava minorenni per attacchi armati nelle scuole e incendi dolosi. L'operazione ha sventato omicidi di massa pianificati in diverse città russe e il sospettato ha confessato il coordinamento con i servizi speciali ucraini. Lo Stato presenta il caso come una grande vittoria contro il terrorismo diretto dall'estero.
Un tribunale svedese ha condannato un ventenne per aver tentato di creare una cellula locale del gruppo neonazista russo-ucraino Maniac Murder Cult, noto per la violenza estrema. La notizia si concentra sull'esito giudiziario e sulla natura transnazionale della minaccia, ma mantiene un tono distaccato e descrittivo.
In Argentina, un sedicenne è stato trovato con un arsenale e migliaia di proiettili dopo aver minacciato una sparatoria scolastica, mentre un bambino di nove anni ha ferito sei compagni con coltelli e pietre. I media locali trattano questi episodi come fallimenti della sicurezza interna e segnali di una crescente violenza giovanile, senza alcun collegamento con reti terroristiche internazionali.
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